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    24/11/2017

Città senza memoria, Dogana senza futuro

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La Dogana di AvellinoAVELLINO – Su impulso del Comitato promosso da Franco Festa, Ugo Santinelli, Pierino De Gruttola, nella scorsa consiliatura, dopo un'assise "aperta",  il Consiglio comunale approvò gli indirizzi per l'acquisizione pubblica della Dogana. In passato avevano tentato Mimì Fraternali e Tonino Di Nunno una difficile trattativa, con relativi fondi in bilancio, con la famiglia Sarchiola ma non se ne fece nulla.

Dopo la delibera dell’assise cittadina ci fu una serie di incontri con la Soprintendenza per i Beni architettonici, artistici e storici, alla presenza dei rappresentanti del comitato, per definire l'iter per l'esproprioper pubblica utilità. L'amministrazione non solo appostò in bilancio all'incirca 800.000  euro per l'operazione, ma affidò ad un gruppo di tecnici interni, coadiuvati dall'architetto Paolo Mascilli Migliorini della Soprintendenza di Napoli, il compito di redigere una proposta di riqualificazione del prestigioso sito.

Sull'ex cinema Umberto, dall'architetto Tommaso Vitale a giovani  professionisti, con le loro tesi di laurea, in tanti si sono cimentati per ipotizzare una funzione per il monumento di Piazza Amendola. Il progetto del Comune di Avellino prevede la realizzazione di uno spazio museale polifunzionale, con un caffè letterario ed ambienti  per eventi culturali. Il ministero dei Beni culturali ha valutato positivamente tale ipotesi ed ha autorizzato la procedura di esproprio per l'interesse storico ed artistico dell'opera.

Allo stato tutto è fermo. Sicuramente la meritoria iniziativa della Procura  nei confronti dei proprietari e del Comune per garantire l'integrità del bene e la salvaguardia della pubblica incolumità ha frustrato la volontà dell'amministrazione nel proseguire l'iter per l'acquisizione. Una volta proprietaria, penalmente, si risponderebbe per tutte le eventuali inadempienze. Così tra il pari e dispari si rischia di vanificare tutto il lavoro fin ora svolto.

A tal proposito sono ancora disponibili le risorse in bilancio? Come se tutto ciò non esistesse è iniziato in città l'ennesimo dibattito sul futuro della Dogana. Tante le ipotesi in campo. Dalla suggestiva piazza di Ettore de Concilliis sicuramente  è stato mal interpretato il provocatorio "o la recuperiamo o in alternativa abbattiamola", all'idea bizzarra di Giulio De Angelis di chiuderla in una teca di cristallo come l'Ara Pacis. Luca Cipriano, ostinatamente, rivendica più spazi e ritorna al ridotto del Gesualdo, intanto, senza profferir parola, ha consentito al sindaco Foti di insediare nel centro congressi del Gesualdo l'azienda città servizi, privando il teatro dei luoghi previsti per servizi e per la formazione.

In ultimo la proposta dell'assessore all'Urbanistica, architetto Marietta Giordano: "Facciamo di uno dei più antichi monumenti del capoluogo l'Eataly irpino". In  italiano comprensibile un centro commerciale. Per la rinascita del centro storico non è bastato il Mercatone. Nessuna riflessione su cosa è stata la Dogana nell'antichità, crocevia del commercio all'ingrosso dei grani e della frutta secca sulla direttrice Campania-Puglia, cinema popolare nel Novecento.

Il Pica individua la parte antica, con la valorizzazione delle sue emergenze archeologiche, architettoniche, culturali, come l'area di maggior sviluppo della città; il futuro di Avellino comincia dal recupero e da una nuova interpretazione del suo passato. L'attuale dibattito sulla Dogana, purtroppo, dimostra che non c 'è speranza per una comunità guidata da una classe dirigente che ha svanito la memoria, passata e più recente.

 

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