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    23/11/2017

«L'affaire» greco: risvolti nell'economia e nella politica

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Il premier greco Alexis TsiprasAVELLINO – Sulla vicenda politica greca alla luce del referendum di domenica scorso e sulle conseguenze nella linea politica dell’Europa ospitiamo un intervento di Aldo D’Andrea.

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“L'affaire” greco ha certo risvolti nell'economia, ma ne ha maggiori nella politica. Immaginare che vi possa essere una Europa che fa a meno della Grecia è folle. I motivi sono molteplici e vanno dal suo essere Stato che è parte della Nato, avamposto dei Balcani e del Medio-Oriente, confine sud dell'Eurasia che affaccia sul Mediterraneo. La geo-politica, per esempio, ha premiato nel dopoguerra tanto l'Italia che la Germania, quindi non è di poco conto nel concetto stesso di “occidente”. Shock e conseguente ripartenza, tanto cari ai burocrati e agli alfieri del monetarismo, tipo quello di Monti e Schaulbe, non stanno pagando e lasciano macerie e martiri. La vittoria di “oki” è anche il tentativo di riprendersi una sovranità la cui cessione ha determinato quelle visibili sofferenze, fatte di disoccupazione e povertà che sono sotto gli occhi del mondo. Questo al di là degli errori e abusi perpetrati in Grecia dai suoi stessi governanti, nel corso di decenni.

La vittoria di oki, però, non è la vittoria di chi avversa l'idea di una Europa integrata né di chi avversa l'euro come moneta unica. Non è vittoria di chi auspica il ritorno di nazionalismi, non è vittoria fascista o parafascista, quella di Salvini o di Grillo per intenderci. Si afferma, viceversa, con questo voto l'idea di una Europa che non può, né deve, discostarsi dai bisogni dei cittadini, tantomeno trascurare le urla della carne viva che implora, per soddisfare, al contrario, esigenze cartacee e utilitaristiche speculative.

Hegel asseriva che la Storia non ha mai insegnato niente a nessuno, ed è vero. Ciclicamente, la Germania si tuffa in guerre che, dopo qualche battaglia vinta, puntualmente perde. Sta accadendo ora: è una guerra finanziaria, il cui esito è scontato, la Grecia non può essere fuori dall'Europa.

Questo referendum greco a me pare sia una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo. L'esigenza di una Europa diversa è palesemente avvertita, come pure bocciata appare la sua oligarchica struttura dirigenziale. La Grecia ha avuto il merito di riportare le coscienze alla realtà delle cose, che sono le difficoltà diffuse dei cittadini del continente, allontanandole dal cinismo delle speculazioni finanziarie. La conseguenza logica a tutto quanto è accaduto vorrebbe che la Commissione Junker desse le sue dimissioni al Parlamento europeo, perché un pezzo di elettorato europeo si è espresso contro la politica che ha rappresentato, contro il suo operato; non lo farà. Mi piacerebbe, però, che a chiederne le dimissioni fosse il governo italiano. Sarebbe un segnale forte, potente, che si distacca fattualmente dalla attuale oligarchica visione confederale, per evocare scenari futuri di democrazia, attesi e agognati.

Del teatrino politico cui si è assistito in Italia all'indomani del referendum in Grecia, mi pare il caso di citare Einstein sui confini dell'infinito e su quelli della stupidità umana.

 

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