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    23/11/2017

L’Italicum, la legge elettorale che sancirà la marginalizzazione dell’Irpinia

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_elezioni_irpinia.jpgAVELLINO – Sulla nuova legge elettorale, che andrà in vigore nel luglio del prossimo anno, ospitiamo un intervento di Aldo D’Andrea.

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Una regia “occulta ma non troppo”, puntando sulle recenti zoppie di “virtù irpine”, indifferenza, indolenza, confusione, sta concependo il perverso disegno di cancellare o quantomeno marginalizzare questa bistrattata provincia irpina; nemesi e contrappasso per ciò che essa seppe essere alcuni decenni fa. Ad un primo tentativo di asservirla a Benevento nuovo capoluogo, sta seguendo questo, attuale, oggi, attraverso “l'Italicum”, nuova legge elettorale, che punta al suo smembramento e alla definitiva marginalizzazione.

Atripalda e Vallo Lauro, si è voluto prevedere, non dovranno essere più nel collegio Irpinia-Sannio alle prossime votazioni generali, al fine che le guerricciole politiche dei nanetti abbiano maggiore artiglieria da impiegare nella battaglia delle candidature contro i puffi, attestati in trincee improbabili. D'altra parte, cosa si oppone a ciò, a questo disegno, non è al momento dato sapere, salvo una qualche dichiarazione del deputato irpino di Scelta civica; poca roba, certo, ma da registrare quantomeno.

Forse, nelle valli e sui monti, ci si prepara alla tenzone in modo spietato e di qui la gran segretezza, o, forse, negli “interna corporis” di questi “provinciali” la incomunicabilità tra chi non ha capito niente e chi non se ne duole nemmeno è totale, preso atto, questi ultimi, che l'Irpinia oggi è già ampiamente frammentata. Lo sarà di più domani, sicuro, visto che a nessuno sta venendo in mente che non collegare per via ferrata la città di Avellino all’Alta capacità di Grottaminarda, significa quantomeno marginalizzare le aziende di Pianodardine e della Valle Caudina. Ma poco importa, certo, indaffarati come si è al prossimo “spoil” e alle tante questioncelle politico-amministrative, con relative attenzioni alla collocazione nel renzismo di orologio o nella iconografia pittorica del famoso quadro di Pellizzi da Volpedo o nelle urla isteriche e piangine della “meglio gioventù” casereccia.

Avellino, di fatto già ex capoluogo di provincia, è una non-città. È territorio indifeso, deserto di prospettiva, luogo di chiaroscuro, di ombre e di penombre, in cui pesa la dinamicità di un passato recente e di un futuro oscuro disegnato solo nella mente di un dio. La “politica” ha dato ed ha tolto; oggi non resta che la coniugazione dei verbi difettivi, se è vero come è vero che il via “all'operazione futuro” dovrà per “naturalis lex”partire sempre da menti illuminate, che hanno cuore e cervello votati all'utile per la comunità. Il tempo passa e ai vecchi sono succeduti personaggi latitanti; il darwinismo politico è girato all'incontrario. Silenzio, per pudore.

 

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