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    24/11/2017

L’ultima chance per Foti, ma l’Europa di Avellino si ferma a Corso Europa

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Il sindaco Paolo FotiAVELLINO – Dunque, il sindaco  Foti ce l’ha fatta. Sia pure quasi in extremis, è riuscito verso l’alba di qualche giorno fa a ricompattare  la sua riottosa maggioranza e a farsi approvare il bilancio per il 2015. Lo deve, segnatamente, alla generosità dei consiglieri che fanno capo alla presidente del Consiglio regionale, l’on. Rosa D’Amelio. Si tratta di Francesca Medugno, Salvatore Cucciniello, Mario Cucciniello e Massimilano Miro, i quali, facendogli un’ulteriore  apertura di credito, gli hanno dato un’altra chance. Ci sembra, peraltro, quanto mai provvida la decisione dei quattro consiglieri di muoversi in autonomia. Non si sa se questa autonomia si spingerà fino alla costituzione di un gruppo consiliare vero e proprio; ma questa è una questione che rinvia al loro insindacabile orientamento su cui non è né serio né corretto, almeno da parte nostra, tentare di esercitare qualsivoglia pressione.

A dire il vero, il sindaco si è messo subito in movimento per la bonifica dell’Isochimica e ha incontrato il presidente della Regione, on. De Luca. E ha fatto bene, ponendo così termine a un disinteresse sostanziale che durava da troppo tempo e dopo che l’assessore al Bilancio si era spinta fino a togliere i pochi, risibili spiccioli stanziati in più per l’esproprio dell’area dell’ex fabbrica dei veleni. Il pensiero mio e dei miei amici D’Andrea e Di Iorio è noto: l’abbiamo espresso in un  saggio di un anno fa. Si può riassumere così: se si vuole che l’ex fabbrica dei veleni, che ha provocato venti morti e centinaia di malati, sia bonificata per davvero e i suoi suoli  non finiscano nelle mani di marpioni dell’affarismo nostrano o contermine, sarebbe bene affidare la direzione di una così complessa e delicata opera a un commissario nominato dal presidente Renzi e coadiuvato dal sindaco di Avellino e dal presidente della Regione. .

Staremo a vedere e speriamo bene. Noi, più che far parte del popolo bue sottoposto a una  gragnuola di tasse, non possiamo fare altro guardare e sperare. Si sa, Avellino è la più brutta città capoluogo della Campania ed è anche quella peggio amministrata. Dal 1975 ad oggi – tranne nei circa dieci anni di Di Nunno – è stata sottoposta alla più indiscriminata e selvaggia speculazione edilizia, è stata pietrificata in ogni dove – altro che la città giardino di Di Nunno! –, è stata sventrata nel sottosuolo nonostante che sia ad altissima pericolosità sismica. In compenso, si fa per dire, non le è stato mai assicurato un minimo di normale amministrazione; nel frattempo, però, il denaro pubblico veniva sperperato.

Il compito del dottor Poalo Foti – come non riconoscerlo – è davvero improbo, anche se lo riteniamo animato da buone intenzioni. Gli auguriamo di cuore di poter cominciare davvero a fare qualcosa che contraddica la storia brutta e negativa di quel quarantennale sistema di potere che, essendo giunto al capolinea, lo ha voluto sindaco nella speranza che rimediasse a qualcuna delle tante malefatte che punteggiano la vicenda amministrativa di Avellino. Si tratta di un sistema di potere che, nonostante il mio “dì tardo” e i miei  malanni, vorrei vedere,  con l’aiuto Dio,  liquidato e abbattuto per sempre prima che i miei occhi si chiudano. È un sistema di potere che, per chi viene dall’Africa, fa di Avellino una città coloniale priva di un quartiere europeo. Di Europa, qui da noi, c’è solo Corso Europa. Chissà poi perché!

Credevo, avendolo sentito ripetere in termini quanto mai aspri centinaia di volte, che questo fosse anche il pensiero del circolo Foa i cui autorevoli dirigenti non hanno mancato, ancora qualche giorno fa, di chiedere le dimissioni del sindaco. Cosa che mi sono astenuto sempre dal fare perché non la ritengo una richiesta giusta e sensata. Evidentemente non era o, meglio, non è più così. L’invito rivolto al  sindaco perché partecipi a un dibattito della festa dell’Unità –  invito che si può condividere per quel che attiene alla persona e alla figura istituzionale, ma non alla maggioranza che lo sorregge – è espressivo di un atteggiamento collaborativo, sia pur critico, che mi giunge nuovo rispetto al precedente storico atteggiamento di totale chiusura. Essendo un semplice  iscritto, mi limito a prenderne atto. Non discuto la possibilità di discutere con Foti, persona rispettabilissima, ma invitarlo alla festa, finché non cambia qualcosa, significa anche accreditare un mondo dal quale, anche per mia amara esperienza, tengo a stare a distanza siderale a causa della subdola e atroce malvagità di cui è capace senza scrupolo alcuno.

D’altronde, l’avvocato Francesco Todisco dovrebbe saperne qualcosa da quando è stato sbeffeggiato, insultato e trattato come un cane morto solo perché il circolo Foa (e non solo) aveva chiesto per lui uno straccio di candidatura nella lista del Pd delle ultime elezioni regionali.  A nulla valse che il segretario del circolo, l’avvocato Giovanni Bove, facesse quasi il pazzo per farlo includere. Niet! Per non darla vinta ai padroni del Pd irpino fu necessario escludere il dottor D’Andrea da candidato di una delle liste collegate a De Luca e inserire Todisco, facendo così tutti insieme una pessima azione a un comune amico, che aveva pieno diritto di partecipare all’agone elettorale e di esprimere una presenza di rinnovamento.

Può darsi che in quel che dico ci sia qualcosa di esagerato o in parte sbagliato. Un invito, specie se a un sindaco come Foti, che è una persona perbene, non è un dramma. Tutt’altro. Inoltre non propongo di combattere lui e la sua amministrazione né di “gufare”. Di più: è bene non sottrarsi al compito di sollecitarlo e di fare proposte; ma - dato il contesto in cui, suo malgrado, si trova -  avviare una collaborazione purchessia non mi sembra per il circolo una cosa buona e giusta.

 

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