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    23/09/2017

Democrazia e primarie, Napoli e il «caso» Bassolino

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Antonio BassolinoAVELLINO – Sul tema delle elezioni comunali di Napoli che si dovranno svolgere il prossimo anno e sulla vexata quaestio dell’utilizzo delle primarie per la scelta del candidato a sindaco ospitiamo un intervento di Luigi Anzalone, ex presidente della Provincia di Avellino e già assessore regionale al Bilancio nella giunta Bassolino, autore di una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi.

*  *  *

Illustre ed estimatissimo  presidente, multa renascentur quae iam cecidere (Rinasceranno molte cose che già caddero). Con questa parole, Alessandro Natta, capogruppo dei deputati comunisti, rincuorò un ormai sfiduciato Sandro Pertini, pronunziando così una vera e propria profezia. Infatti questa frase, tratta  dall’Ars poetica di Orazio, precedette solo di qualche giorno (l’otto luglio 1978) l’elezione del  grande leader socialista a presidente della Repubblica. Nonostante la non verde età (aveva 82 anni), Pertini si affermò come  il migliore capo dello Stato e il presidente più amato dagli italiani.

Questa pagina della nostra Storia mi è tornata in mente nel corso dell’estate. Il coro di voci che ha caratterizzato la stagione che, andandosene, ha ceduto alle sempre più pungenti brezze autunnali, ha avuto come tema, in Campania e altrove, la proposta che Antonio Bassolino si candidi a sindaco di Napoli. È una proposta che è stata avanzata in modo argomentato e forte dai mondi vitali della città partenopea: dall’Università e dall’intellettualità agli imprenditori, fino alle roccaforti storiche della sinistra nei quartieri popolari. La motivazione è stata una incontrovertibile verità: Bassolino è stato il sindaco del Rinascimento napoletano. Oggi, a fronte dell’emergenza socio-economica, del degrado morale e civile, del sempre più pervasivo e avvolgente potere del crimine organizzato, occorre tornare a un passato gravido di futuro,  a un passato che sembra provenire dal futuro.

Di fronte a questa proposta, appare incredibile la reazione del Pd campano e napoletano:  prima un silenzio imbarazzato e stizzito, spintosi fino all’esclusione di Bassolino dalla festa dell’Unità, poi una serie di proposte strampalate di candidati sindaci, espressive solo di un’invidia  e di  odio  verso questa eminente personalità della storia della sinistra meridionale e italiana.

Ma lasciamo stare le piccinerie. Convinti come siamo che il sindaco di Napoli spetti ai napoletani sceglierlo, ciò che rivendichiamo come democratici è che si tengano le primarie per la scelta del candidato del Pd e della sua coalizione a primo inquilino di Palazzo San Giacomo. Né si può fare diversamente. All’epoca della cosiddetta prima Repubblica esistevano i grandi partiti i quali avevano una struttura e un modo di funzionare in base al quale selezionavano la loro classe dirigente a tutti i livelli. Si trattava di organizzazioni tanto forti e coese che, a causa della contrapposizione tra blocchi politico-militari, svolgevano anche, in un’epoca di guerra fredda, una funzione somigliante a quella che gli eserciti svolgono nelle guerre guerreggiate. Caduto il Muro e dopo tangentopoli, i partiti in Italia, di fatto, non sono esistiti più. Ecco che quindi si è adottato il sistema americano delle primarie. Per fare un esempio recente, sono state le primarie (non lo Spirito Santo!)  che Ti hanno portato  alla segreteria del Pd  e, di lì, alla presidenza del Consiglio.

In base a quale cabala o sortilegio si può negare un tale diritto democratico alla capitale della Rivoluzione del 1799, da cui nacque il Risorgimento e l’Italia Unita? L’onorevole Guerini pare che tenda ad escluderle, dimenticando - cosa sorprendente  per un  moroteo pensoso e intelligente come lui - che la democrazia si fa vincere solo da più democrazia. Questa parola, che significa potere o forza del popolo, è come il vento che riesce a penetrare, con il suo soffio di vita e di libertà, anche nella più sbarrata e munita torre dell’autocrazia.

È noto che chi comanda nel Pd campano teme che Bassolino, se si candida alle primarie, le vince.  Ecco che quindi, con un maramaldismo che ha fatto male i suoi calcoli, si è tirata fuori di nuovo la storia dell’emergenza rifiuti. La sorte, però, vuole che quella storia io la conosca, avendola vissuta come assessore regionale al Bilancio e al demanio (2001-2005) e come vicepresidente della commissione anticamorra (2005-2010). Facciamo,        quindi, parlare i fatti e le date, mentre sfido chiunque a contestarmi anche un dettaglio di quel che dico.

Per me, testimoniano i documenti di quel periodo. Bassolino è stato commissario all’emergenza rifiuti per meno di 4 anni: dalla seconda metà del 2000 al febbraio 2004. C’è da dire che l’emergenza rifiuti a Napoli durava già dal 1994 e che, a tutt’oggi, non è finita, nonostante le mirabolanti promesse di de Magistris. Il quale, però, temendo Bassolino, non trova di meglio che attaccarlo sulla questione dei rifiuti, preceduto, per la verità, con livore e cattiveria dal presidente della Regione De Luca.

Ci sarebbe da indagare a fondo sulle ragioni socio-civili che rendono difficile risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti a Napoli e dintorni. Ma non è questa la sede. In questa sede occorre però dire che, durante la gestione Bassolino dei rifiuti, emergenze vere e proprie non ce ne furono, E, allora, perché Bassolino si dimise da commissario? Risposta: l’estrema sinistra, i verdi e consistenti settori della maggioranza, mentre fomentavano la popolazione di Acerra perché nel suo territorio non si costrusse l’inceneritore, gli frapponevano mille ostacoli. Bassolino non doveva risolvere l’emergenza, altrimenti sarebbe diventato troppo forte. Capita l’antifona, Bassolino, pur di far realizzare l’inceneritore, si dimise. Da quel momento in poi si susseguirono vari commissari all’emergenza, ai quali Bassolino e la giunta regionale non fecero mai mancare il loro sostengo.

Si giunse così al Natale del 2007. Attenzione a questa data! È allora che accade una cosa strana. Arriva in visita l’allora capo dello Stato in una Napoli colma di rifiuti. Ebbene, quasi all’unisono  i Tg della Rai e, con loro, diversi giornali vicini al centrosinistra cominciano una martellante campagna stampa su Napoli “capitale della monnezza”, di cui è responsabile Bassolino, che non è più commissario da tre anni. La grancassa Rai è talmente forte che se ne accorgono anche le tv di Berlusconi e molte tv straniere, che si uniscono al coro denigratorio.

Domanda: perché il governo Prodi non fa quel che, qualche mese più tardi, vinte le impreviste elezioni anticipate, farà Berlusconi, attivando anche l’esercito e ripulendo Napoli e dintorni? Chi aveva tanto potere da bloccare il governo Prodi? Intanto nella mia città, Avellino, già da Natale, risuonava la voce: “Bassolino è un uomo morto”. Quasi per un automatismo, Bassolino viene inquisito, rinviato a giudizio e, naturalmente, assolto. Si ripristina, così, anche la verità e, con essa la moralità, perché dove tace la verità, tace anche la moralità. Ma lo scopo è stato raggiunto: Bassolino è  stato “fatto fuori”.

Ma ora, sic stantibus rebus, illustre presidente Renzi, perché Bassolino, se vuole, non può partecipare alle primarie del suo partito? E perché, se le vince e viene eletto sindaco, Napoli non può riprendere la strada del suo Rinascimento? La risposta Tua sarà in quel che farai, perché Vico sentenzia: Verum est factum.

 

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