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    23/11/2017

Puc, una variante di salvaguardia per difendere Avellino dal cemento

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Lintervento-Politica_av_colline.jpgAVELLINO – Nell'anno 2008, periodo di approvazione del Puc di Avellino, erano 56.939 i cittadini del capoluogo. Oggi i residenti sono 55.171. A distanza di sette anni,  dal 2008 al 2015,  si è avuto un decremento della popolazione di più di 1770 unità. A fronte di ciò esiste un'attività edilizia in città, proprio a partire dall'entrata in vigore dello strumento urbanistico, che sta insediando o insedierà 4144 nuovi abitanti. Nella sostanza si stanno costruendo case per persone che materialmente ancora non ci sono e non si sa se ci saranno mai.

Basterebbero questi dati oggettivi per smentire quanti, in malafede, sostengono che il Piano Gregotti-Cagnardi ha bloccato le trasformazioni nel comparto edile. Nonostante la micidiale crisi economica si sta realizzando più del 60% delle previsioni urbanistiche. Una riflessione a parte meriterebbero la qualità degli interventi privati e pubblici. Dalle case nei giardini allo scempio di Piazza Libertà.

Per la gestione del Puc l'amministrazione comunale si sarebbe dovuta dotare di una struttura per l'attuazione del Piano, con le migliori competenze tecniche esistenti interne ed esterne che, di concerto con il settore patrimonio, avrebbe dovuto progettare e programmare la città giardino immaginata da Di Nunno. Tutto ciò, soprattutto per mancanza di volontà politica,  fino ad oggi non è stato fatto. Mentre vengono alla luce le iniziative private, stentano a sorgere quelle pubbliche, a partire dalla realizzazione dei tre grandi parchi che caratterizzano il futuro di Avellino.

Perché  il Parco dell'autostazione, del quartiere 9, del Fenestrelle sono fermi al palo? Si dovrebbero realizzare con il sistema della perequazione: in sostanza i privati per poter costruire debbono cedere al Comune le aree per la nascita degli insediamenti pubblici. È noto il conflitto tra interessi pubblici e privati che si è innescato nelle aree suscettibili di tali trasformazioni e che l'amministrazione ha il dovere di saper governare.

A tal proposito se si concretizzasse la tesi sulla necessità di ricorrere a sub comparti (termine che non esiste nella legge regionale 16 del 2004), più correttamente, comparti più piccoli per attuare il Piano sarebbe il modo, cinico, per rottamare uno degli strumenti urbanistici più innovativi del Mezzogiorno d'Italia. Nella sostanza ognuno riprenderebbe ad edificare sulla propria proprietà, con il vecchio sistema delle lottizzazioni che tanti danni ha prodotto, innanzitutto, alle casse comunali per il costo delle urbanizzazioni, poi alle verdi colline a cinta del capoluogo devastandole, e svanirebbe il sogno dei parchi pubblici rendendoli irrealizzabili perché così diventerebbero di fatto i cortili dei palazzi.

La pianificazione urbanistica per grandi comparti, inoltre, dovrebbe migliorare la qualità degli interventi di una città che, salvo rari casi, non brilla per il pregio delle architetture. Si sostiene  su una grande estensione, il Parco del Fenestrelle sarebbe irrealizzabile, intanto 650.000 metri quadrati di territorio vergine sono, per ora,  area agricola e quindi inedificabile. Non è che "menti raffinatissime" con la scusa del condivisibile parco fluviale e degli orti stanno pensando di svincolare parte dell'area tutelata? Se non si realizza il parco con la perequazione, almeno rimarrà terra a destinazione agricola.

Tra l’altro la produzione di nocciole con relativo mercato è,  di nuovo, economicamente remunerativa.  Che dire poi degli incentivi per la sostituzione edilizia ai fini della messa in sicurezza sismica. Come si fa a non accettare una discussione su ciò sapendo che il Piano casa, con premi di cubatura fino al 35%,  non ha prodotto quasi niente e che l'unica sostituzione edilizia che ha funzionato è quella con finanziamenti pubblici,  come i contratti di quartiere o il rinnovo dei prefabbricati pesanti? Quant'è la quota di cubature da spalmare sulla città perché gli imprenditori trovino la convenienza ad investire? Il 40, il 50, il 60%, tutto il cucuzzaro? Sul come e dove se ne può discutere?

Vanno approfonditi i temi delle torri lungo l'autostrada e delle strade parco, con relativi indici, eventualmente da eliminare e non da trasferire altrove. La sensazione è che sulla questione urbanistica il governo della città si muova come un elefante in una cristalliera. Il Consiglio comunale è espropriato da una condivisa e trasparente funzione di indirizzo, si consultano prima le organizzazioni economico-professionali e, intanto,  si escludono quelle sociali, culturali, sindacali ed ambientaliste. Valgono di meno? Si gioca, equivocamente, sui termini aggiornamento, adeguamento senza mai specificare di e a che cosa.

Dalle promesse elettorali del sindaco Foti  (gestione corretta del Piano Cagnardi, no al consumo di nuovo solo, riqualificare e rigenerare l’esistente) a tutto quanto su citato, una vera e propria ipotesi di variante urbanistica, in sostanza un nuovo piano vecchia maniera. Il Piano territoriale di coordinamento provinciale individua il sistema ottimale di Abellinum, cioè i Comuni finitimi del capoluogo lungo la dorsale Fenestrelle-Sabato, da Monteforte a Pratola Serra, che sarebbe il livello virtuoso di pianificazione urbanistica intercomunale e di programmazione dello sviluppo.

Altro che mega Area vasta targata Pd concepita senza un’idea guida e finalizzata solo al tentativo di accaparrarsi i fondi europei. Se si vuole salvare Avellino soprattutto dal rischio idrogeologico e tutelare il suo paesaggio, bisogna immediatamente riproporre una variante di salvaguardia degli ambiti collinari e fluviali: in pratica stop cemento, per sempre, sulle colline e lungo i fiumi. In fine se si vuole, correttamente, ripensare alcune previsioni del Piano, a partire da un confronto pubblico con i progettisti ed i vari portatori di interesse, si deve  avere il coraggio di attuare un fermo biologico dell'attività edilizia in città. Solo così "non un metro cubo di cemento in più" non sarà stato solo uno slogan riuscito per conquistare le simpatie del mondo progressista avellinese e per sconfiggere il centrodestra.

 

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