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    23/11/2017

Renzi e il «caso» Campania

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Matteo Renzi e Vincenzo De LucaAVELLINO – C'è voluta la tragedia di Parigi per far scomparire dalle prime pagine dei mezzi di informazione italiani il caso De Luca. È inutile ricordare che proprio da queste pagine si sostenne la inopportunità di indicare alla guida della Regione Campania un candidato che, prima o poi, sarebbe incappato nelle maglie della legge Severino come dimostra la analoga vicenda del sindaco di Napoli de Magistris.

Nelle more del pronunciamento da parte della sonnacchiosa Consulta sulla vexata quaestio, uomini molto vicini al presidente, intanto, si sono attrezzati per contrastare il provvedimento di sospensione emanato dal governo Renzi nei suoi confronti. Da furbetti del quartierino, il suo fedelissimo  responsabile della segreteria particolare ed alcuni  improbabili personaggi, protagonisti a vario titolo della recente campagna elettorale, avrebbero brigato con il marito  di uno dei magistrati chiamati a decidere sull'impugnativa da parte di Enzo De Luca contro l'applicazione della Severino per ottenere, per sua intercessione,  una sentenza favorevole. Dalle intercettazioni pubblicate dai giornali appare un quadro dove viene rappresentato uno squallido tentativo di procurare un vantaggio al governatore in cambio di postazioni di potere, politico o gestionale, nell'ambito  regionale.

La Procura di Roma, competente perché tra gli indagati c'è un giudice, che intanto è stata trasferita, ha aperto un fascicolo contestando il reato di induzione in corruzione. De Luca in una conferenza stampa, nella quale i giornalisti non hanno potuto rivolgergli domande, si è dichiarato parte lesa ed all'oscuro di tutto. Nei giorni  precedenti vi era stato un comunicato, risibile per le motivazioni, con il quale la presidenza prendeva atto delle dimissioni di Mastursi, uomo di assoluta fiducia dell'ex sindaco di Salerno, che, oberato di lavoro, lasciava il posto prestigioso e ben remunerato di capo della segreteria particolare in Regione Campania per occuparsi, gratuitamente,  dell'organizzazione del partito. Le forze dell'ordine avevano già effettuato perquisizioni negli uffici, nelle case e nelle auto dei vari indagati sequestrando telefonini e Pc, trovando addirittura nella casa del principale inquisito sostanze per uso personale. Quali sostanze?

Al momento delle dimissioni di Mastursi,  De Luca era al corrente di quanto accaduto? Poteva il governatore non sapere che persino nei locali della Regione, a pochi passi dalla sua stanza, era stata effettuata una perquisizione nella sede del suo capo segreteria? Si era mai incontrato con gli indagati, la cui presenza risulta in Regione, per discutere della sua questione giudiziaria? Perché De Luca prima ha fatto finta di non essere a conoscenza di  nulla e poi si è dichiarato parte lesa a scandalo avvenuto? Perché, se ha subito pressioni indebite, non è subito ricorso alle autorità competenti, denunciando l’accaduto? Quale fiducia si può ancora avere in un politico che ha, spudoratamente, mentito alla pubblica opinione e che si circonda di persone inaffidabili?  Nelle mani di chi è finita la Campania?

Il Pd balbetta in grande imbarazzo ed appare ipocrita il sostegno di Renzi. I consiglieri regionali, attaccati alle ben remunerate poltrone, fanno finta di nulla. Intanto,  come prima conseguenza, si è svolto nel caos il Consiglio regionale del dopo inchiesta. In qualsiasi Paese civile del mondo, di fronte ad una tale perdita di credibilità per le Istituzioni, le dimissioni sarebbero state un atto dovuto, invece,  De Luca non molla e  va avanti fino al crocevia della Corte Costituzionale, l'unica che, con una sentenza di sospensione, può restituire la dignità al popolo campano.

 

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