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    23/11/2017

D’Andrea: «Pd sbrindellato, è tempo che tesserati e simpatizzanti battano colpi»

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Aldo D'AndreaAVELLINO – Sulla vicenda interna del Partito democratico irpino alla luce degli ultimi avvenimenti ospitiamo un intervento di Aldo D’Andrea, segretario di Fondazione Sudd:

*  *  *

Accade talvolta che ti scorrano davanti agli occhi scene di vita come parti di un film visto e consumato; accade che da Sigfrido e dalle Walhalla wagneriane, dagli epici scontri degli immacolati eroi, passi inopportunamente alle baruffe chiozzotte del Partito democratico irpino; ti rituffi nella realtà e scoppi dal ridere. Non al pari di quelli, qui da noi, lo scontro è tra titani, tantomeno tra “altezze”; qui, più prosaicamente, la cosa scade al semplice alterco tra “altezzosità”, ove dilemmi dialogici e veridicità interpretative di principi fondamentali, o pensieri lunghi e votati a interessi comuni di partito e popolo, di buona amministrazione e di sostegno sociale, c'entrano esattamente come “cavoli a merenda”.

Mah, diciamocela tutta, appare una situazione “grave ma non seria”. Su un campo di battaglia da misteri eleusini, intemerati eroi osano sfidarsi all'ultimo respiro: da una parte si staglia il contendente “mi spezzo ma non mi piego”, con annesse narici fumanti, dall'altra c'è “io ti spiezzo in due” di memoria holliwoodiana. Entrambi i prodi gettano nella contesa una potente aggressività e un furore deterministico senza pari, pur di ottenere la conquista di quella camicia che tutti loro insieme hanno scientificamente saputo ridurre a brandelli, tanto da mascherarne foggia e aspetto. Vale sempre meno quella camicia, su cui si intravede il simbolo di un Partito democratico irpino sbrindellato da zanne taglienti, laceranti, appuntite.

A Capriglia, come a Stalingrado, restano deposte e fumanti armi e denti ancora insanguinati per una tregua che lascia nell'aria l'odore acre della polvere bruciata e che si racconta nella elegia della confusione.

Eppur si muove...”agli arbitri, agli arbitri”...., si ode lontano, ultima speme “a miracol mostrare”, e mai invocazione più sgangherata essa appare, viste le gesta scombinate che i lor signori clamati hanno già in altre terre compiute, come a Napoli, ove di sembianze esperti per temi come devastazione e dissolvenza, hanno intrigato tanto da imbrogliar matasse. Smesso di ridere, non resta che piangere, in Irpinia e non solo. In attesa di comprendere la trecentesima ragione della cinquantesima guerra irpina, ove “penultimatum” succedevano a se stessi con annessi effluvi parolai incomprensibili, di sicuro ignoti ai più, ma non certo agli esperti della “materia”, ci si chiede attoniti: che fare?

Già, che fare. Se resiste ancora una parvenza di quello che avrebbe dovuto essere il Partito democratico è tempo che tesserati e simpatizzanti battano colpi.

 

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