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    24/11/2017

«In nome di Dio, andatevene», l’appello di D’Andrea ai dirigenti del Pd irpino

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Aldo D'AndreaAVELLINO – Sulla crisi che da mesi sta caratterizzando la vita politica del Partito democratico irpino interviene con una nota Aldo D’Andrea, segretario provinciale di Fondazione Sudd.

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È tempo di auguri. Si ripetono le abitudini legate alla tradizione e si rinnovano le speranze di un futuro migliore per noi e per i nostri cari. I “cari” si estendono anche a istituzioni, partiti politici, associazioni, ambienti di lavoro; per quanto mi riguarda, do gli auguri di “buon anno” anche al Partito democratico, a cui non è mai mancato il mio umile “conforto nella cabina elettorale”, perché a questo partito ho inteso affidare fiducia e attese.

A cominciare dalla questione meridionale. Aspetto da sempre che le città del Sud siano collegate da treni moderni e da ferrovie dotate di doppi binari, che le merci abbiano facilità di trasporto, che si costruiscano nuove strade, aeroporti, acquedotti, che sia curato l'ambiente e che lo stesso sia pure guarito dai tanti patogeni chimici che lo affliggono, che si instaurino incentivi e facilitazioni fiscali, che si inneschi, insomma, quanto necessita per promuovere un processo di occupazione che sia duraturo e stabile.

Ho speranza, poi, che a queste magnifiche terre, ricche di arte, di spettacolarità naturalistica, di tradizioni culturali elevate, chi deve, regali finalmente la definitiva sconfitta delle mafie e del malaffare. Ma qui casca l'asino, perché, facile a dirsi, diventa complicatissimo a farsi, a causa di collusioni e intrecci puzzolenti e insani che finiscono molto spesso per coinvolgere chi dovrebbe addirittura vigilare contro di essi. Perciò, per evitare il più possibile scivolamenti indesiderabili il Partito democratico ha il dovere di rendersi trasparente ai suoi stessi occhi, tenere fermi propositi di stare lontano da sistemi affaristici mafiosi, da “lobby” e interessi corporativi. Una selezione di persone perbene, capaci, attrattive di consensi, credibili e stimabili deve essere operata all'origine. Non è eccessivo augurarsi tanto, in primis per motivi di pulizia in sé, poi perché così si agisce in difesa della democrazia dagli attacchi alle sue fondamenta, partecipazione e dialogo, posti a pilastri del sistema e a guardiani inscindibili della sovranità popolare, contro tentativi di sovvertimenti oligarchici e tecnocratici. Ripartire dai territori e ascoltare i circoli, perciò, per il partito democratico è assicurarsi trasparenza e correttezza, rinnovarsi in vitalità, mantenersi in una visione generale di contrasto a scadimenti privatistici.

Ciò detto, al Partito democratico irpino auguro, solo per prassi, il “buon anno”. Se i suoi attuali dirigenti sapessero lucidamente “invigilarsi”, scoprirebbero che il loro livello di scarsa credibilità ha raggiunto lo zenit, l'apogeo. Il Partito democratico, qui da noi invero, avrebbe cose serie a cui badare, ma, sebbene forte di una organizzazione fatta da circoli sentinelle sul territorio, ignora ogni apporto collaborativo con questi stessi, e li abbandona colpevolmente a sé, per niente coinvolgendoli o rendendoli partecipi della comune azione. Eppure, è ben noto che per riallacciare il pensiero all'azione, per favorire la nascita di gruppi dirigenti, storicamente, occorre collaborazione e contaminazione tra mondi del sapere e partiti politici; questo nesso dà quelle che sono le condizioni iniziali dei processi democratici, ma che qui, da noi, purtroppo, non si rileva in tracce rilevanti.

Al di là di baruffe a cui si può guardare con indifferenza o, al più, con deprimente sconforto, il nostro Partito democratico irpino fa della confusione il tratto dominante della sua esistenza. Scorgere la visione complessiva che esso ha della nostra provincia è come voler dare la vista ai ciechi. Ad essere buoni, va detto, che vi sono interviste, più che interventi, per gli accadimenti che sono agli onori delle cronache: scintille che non incendiano. Per avere una idea, poi, di ciò che si pensa dell'amministrazione della città di Avellino, retto da una maggioranza assoluta di consiglieri del Partito democratico, basta fare un giro in città e porsi all'ascolto. Per carità, i guai vengono da lontano, è noto, e non sono certo essi tutti attribuibili alla giunta attuale, ma pensare a lavori che si protraggono all'infinito, alla scadente pulizia urbana, alla gruviera stradale che affligge gomme e sospensioni di auto, agli ingorghi stradali, alle tasse comunali aumentate, ai contenziosi legali che si annunciano e che si ripercuoteranno inevitabilmente sui nostri portafogli, alla girandola degli assessori che vanno e vengono, alle opere fatte con denaro pubblico e mai in funzione o ad altre “amenità” similari, porta a fastidiose arrabbiature o, peggio, a mai rassegnate imprecazioni.

Perciò, caro Partito democratico irpino, volendoti davvero bene e confidando in un buon 2016, faccio mia l'invocazione che sir Oliver Cromwell fece alla Camera dei Comuni, ripresa qualche anno fa anche dal Financial Time che la volle dedicare a Berlusconi: “In nome di Dio, andatevene”.

 

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