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    24/11/2017

San Francesco 2/Dalla caduta del vincolo la modifica del Puc?

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Il torrente San FrancescoAVELLINO – Dopo la scomparsa di Antonio Di Nunno si è aperto un sorprendente dibattito, nella società avellinese, sulla  vera portata dell'esperienza amministrativa del sindaco-giornalista. Tanti rimpianti, una complessiva rivalutazione, soprattutto alla luce delle esperienze successive, della stagione di quel centrosinistra guidato con mano ferma e lungimiranza  da Tonino.

Negli ultimi tempi poi, in molti, perfino tra protagonisti e complici dell'operazione canaglia, si sono riscoperti dinunniani. Di  tale titolo, ammesso che lo sia, non ci si auto-insignisce: se ci sono eredi del sindaco del rigore morale non sono sicuramente quelli che a piè sospinto si autoproclamano tali. È l'opinione pubblica l'unica titolata ad individuare chi è stato autenticamente amico e collaboratore di Di Nunno, chi è in grado di testimoniare, con il pensiero e l'azione, la sua politica pulita.

Ed è proprio in virtù della necessità, come da lui auspicato, di continuare ad occuparci delle questioni di Avellino che appare eccessiva la difesa, dalle pagine del Mattino, da parte del professore Roberto Vanacore, della sua scelta, sicuramente in buona fede, di far cadere il vincolo paesaggistico sul rio San Francesco. Chi scrive aveva già definito ardita l'indagine della Procura sull’ipotesi che la zona consolidata del capoluogo, realizzata  per lo più a cavallo degli anni Settanta, lungo la parte progressivamente intubata del fiume, fosse abusiva.

Altro discorso riguarda l'alveo del rio libero dove, saltuariamente, scorre l'acqua nell'area limitrofa all'autostazione. Perché rinunciare proprio su quel sito al parere della soprintendenza modificando così l'iter degli interventi edilizi? A vantaggio di chi? Perché in un luogo  dove dovrà sorgere, presumibilmente, un grande parco pubblico, nei fatti si semplifica la vita dei costruttori e, a futura memoria, si creano le condizioni per una modifica del Puc in termini speculativi? Non è un tentativo di eludere le inchieste dei magistrati, da parte della giunta regionale, su  reiterata richiesta del Comune, annullare il vincolo oggetto di numerosi contenziosi penali?

Non è condivisibile, inoltre, la tesi di comodo che il Puc escludeva la tutela paesaggistica per l'intero tratto del vallone San Francesco perché tale tutela è stata cancellata proprio dalla recente delibera della giunta regionale n.137 del 5 aprile scorso e non dallo strumento urbanistico in vigore. Il governatore De Luca, in pratica, ha concesso alla giunta in carica ciò che Caldoro, al riparo dall'essere considerato un intransigente ambientalista, aveva negato. Non dovrebbe un'amministrazione del Partito democratico porsi il problema del risanamento ambientale dei corsi d'acqua, di "stombarli", in questo caso, per disinquinarli e mettere in sicurezza le sponde? Infine proprio perché questa città è stata ferita a morte dal terremoto e da chi ha sciattamente ricostruito, nelle poche grandi aree libere bisogna puntare su trasformazioni di alta qualità ed attraverso la perequazione garantire più servizi, soprattutto il verde, ai cittadini.

A proposito di architetture, ma l'ex assessore all'Urbanistica, autore dell'innovativo contratto di quartiere con Di Nunno e Fraternali, non è lo stesso che con Paolo Foti ha sabotato, scientemente, il concorso internazionale di idee e progettazione di Piazza Libertà, con il patrocinio dell'Ordine nazionale degli architetti, per realizzare una spianata di cemento e pietra senza anima e dal progettista anonimo? Per il confronto, pur non approvando le scelte fatte, c'è sempre tempo e disponibilità.

 

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