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    23/09/2017

San Francesco/Agnese e lo stalinismo democristiano

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Il torrente San FrancescoAVELLINO – Sulla vicenda del torrente San Francesco e sulla recente delibera della giunta regionale di abolizione del vincolo paesaggistico ospitiamo un intervento di Luigi Anzalone, ex presidente della Provincia di Avellino ed ex assessore regionale nel governo Bassolino.

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“La legge l’hanno fatta loro, come gli è piaciuto; e noi poverelli non possiamo capir tutto”: questa è una delle più famose e amaramente rassegnate frasi de “I promessi sposi”. La pronunzia Agnese, nel sesto capitolo del romanzo, mentre cerca invano di trovare un modo per far sposare sua figlia Lucia con Renzo, così da sottrarla alle mire lascive di don Rodrigo, uno dei prepotenti signorotti che imperversavano nella Lombardia del Seicento, soggetta alla dominazione spagnola.

Questa frase, unitamente all’episodio del romanzo di Manzoni, mi è tornata in mente pensando che anche noi avellinesi siamo dei “poverelli che non possiamo capire tutto”. Quel che, ad esempio, non riusciamo a capire è come sia potuto accadere che abbia ricevuto il crisma di norma legislativa regionale l’opera pluridecennale di devastazione e saccheggio edilizio che ha quasi fatto sparire, unitamente alle sue sponde, un fiume che attraversa la nostra città. Questa specie di norma legislativa, si badi bene, non solo sanziona ex post il massacro e la devastazione, ma stabilisce che quel poco di verde e di acqua che c’è lungo il corso del fiume che non c’è più deve sparire perché anche lì si può costruire a piacere. Di più: sempre noi poverelli del ventunesimo secolo non riusciamo a farci una ragione del fatto che un magistrato di eccezionale capacità e di intemerata moralità come Rosario Cantelmo, il Procuratore  della Repubblica di Avellino, debba, sostanzialmente, essere fatto oggetto del tentativo di legargli le mani, in barba alle leggi dello Stato, mentre tenta di far luce sui responsabili di un simile scempio.  Di più ancora: ci sorprende la almeno apparente indifferenza che i parlamentari irpini, a non voler parlare dei consiglieri regionali, sino ad oggi hanno dimostrato su un così scottante problema.

Ci riferiamo, com’è di tutta evidenza, alla delibera (Burc della Campania del’11 aprile 2016) con cui la giunta regionale di centrosinistra, presieduta da Vincenzo De Luca, ha operato la declassificazione  per “irrilevanza paesaggistica” di rio San Francesco, “uno dei torrenti fondativi del capoluogo irpino”, come ha scritto Generoso Picone sul Mattino, che attraversa Avellino per più di tre chilometri e mezzo. Non a caso, nel 1900, rio San Francesco fu iscritto nel  primo elenco  delle acque irpine. Inoltre, in base alla legge Galasso, non vi si poteva costruire a una distanza inferiore  a 150 metri.  Che cosa, invece, è avvenuto nei decenni dagli anni Sessanta in poi è  noto: il torrente è stato progressivamente e inesorabilmente tombato e intubato e ricoperto, insieme alle sue sponde, di colate di cemento che hanno preso la forma di casermoni, ci si consenta dire, di bruttezza metafisica. Insomma, la speculazione edilizia ha fatto, indisturbata e tracotante, i suoi comodi, potendo godere dell’appoggio delle amministrazioni, tutte a guida democristiana, che si sono susseguite nel governo della nostra città, oltre che della distrazione di altri poteri.

Ebbene, come uno degli ormai insperati effetti positivi e benefici  dell’arrivo ad Avellino del dottor Cantelmo alla guida della Procura della Repubblica c’è stata l’apertura di un’inchiesta giudiziaria su questa allucinante vicenda. Peraltro il Procuratore Cantelmo, con senso di responsabilità e sensibilità, del tutto inusuale nella nostra città, ha preso sul serio le allarmate risultanze di una perizia geologica risalente al 2002, con cui si richiamano i poteri pubblici a intervenire per porre rimedio all’elevato rischio idraulico rappresentato dallo stato di tombizzazione del fiume.

Di fronte a questo rischio, provocato dallo scempio edilizio, la giunta di centrosinistra di Avellino, guidata dal democratico Paolo Foti, non ha affatto pensato di procedere alla realizzazione delle opere di messa in sicurezza del fiume; all’opposto, già nell’ottobre del 2013, si può dire appena entrata in carica, ha chiesto, con delibera a firma dell’assessore all’urbanistica Roberto Vanacore,    alla Regione l’annullamento del vincolo di inedificabilità lungo il fiume San Francesco. Un annullamento che, per la verità, non è arrivato fin quando alla guida della Regione c’è stato il centrodestra con il presidente Stefano Caldoro, che non se l’è sentita di assumere una decisione così  grave. Non ha avuto, invece, esitazioni di sorta, l’attuale presidente, l’ex comunista, nonché dirigente del Pd, Vincenzo De Luca, il quale è andato avanti dando così prova di aver proprio un metodo di governo nuovo che si potrebbe chiamare stalinismo democristiano. Ha, infatti, deliberato  che ormai il vincolo sul San Francesco non ha senso e che, quindi, su quei fazzoletti di verde e sulle restanti gocce d’acqua del fiume la speculazione può fare quel che vuole.

Non  tutto, però, è ancora perduto dal momento che la delibera di De Luca deve ricevere, per divenire efficace, il parere favorevole del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Aspettiamo fiduciosi che qualche parlamentare irpino - Paris e Famiglietti del Pd, De Mita dell’Udc, Giordano di Sel, i due Sibilia, quello di Forza Italia o quello di Cinque Stelle -  presenti un’interrogazione al ministro per sapere che cosa intenda fare del vincolo  cancellato dalla Regione. Siamo certi che non attenderemo invano come i personaggi del dramma di Samuel Beckett, “Aspettando Godot”.

 

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