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    23/11/2017

Politica, classe dirigente e questione morale

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica3_bandiere_pd.jpgAVELLINO – Sulla vicenda politica italiana ospitiamo un intervento di Aldo D’Andrea, segretario di “Fondazione Sudd”.

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“Lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso…”: così il sommo Poeta nel dire della sconfitta dei guelfi a Montaperti, nel 1260. Il capitano, responsabile di quella sanguinosa sconfitta, alle accuse a lui rivolte dal governo fiorentino, rispose con tracotanza così: “E voi perché non mi avete fermato?”.

Già, dove furono, loro? E così oggi, di fronte alla moderna montata di fango e di letame che copre il nostro Paese, dove siamo noi? Di più: risulta alle cronache che il Partito democratico, maggior partito, sia preda di scorribande e di razzie perpetrate da bande di dubbia moralità, lesive della onorabilità della sua stragrande massa di elettori cittadini. Questo è tradimento, perché in questo partito, fin dalle sue origini, si è inteso leggere la volontà testamentaria di De Gasperi, Moro, Pertini, Berlinguer, per cui le malversazioni e le rapine operate dai traditori meritano un trattamento sanzionatorio particolarmente duro: devono essere affibbiate con “sana” cattiveria.

L’azione inefficiente della politica italiana, il cui acme fu toccato “nell’era silviana” quando il ridicolo coincise con il risibile, ha determinato quegli sbreghi profondi nel tessuto sociale del Paese difficili da ricucire, ancor più perdonare o tollerare. Si coglie diffusamente nelle comunità che virtù come credibilità e onorabilità dei soggetti, sapienza amministrativa di buon governo siano ormai sprofondate nel mondo di un fantastico immaginifico o di puro surrealismo trasfigurante. Tra partiti politici impegnati ad attestarsi su posizioni di difese improbabili, compreso il Pd, tra inchieste giudiziarie e sconfinamenti del comune senso del pudore, nella società è esplosa una rabbia impotente che ha portato alla nascita di movimenti politici enfatizzanti problemi più che essere di soluzione agli stessi.

È un classico che questi settarismi del tipo Scientology o Dianetics, per intenderci, sono il prodotto delle gravi cadute dei costumi, così come, in questi frangenti, costantemente ritornano anche credenze e pratiche basate su una sorta di auto-aiuto affidate al pensiero o alla parola del “guru” di turno; è squalificante tutto ciò per quello che è riflessione politica e affidabilità degli attori. Giusto anche scomodare principi superiori: queste “religioni” o sette non hanno nulla a che vedere con i processi evolutivi della democrazia.

Per quanto di brutto sta capitando nel nostro Paese occorre mantenere salda la barra del timone ed evitare che la barca strambi verso avventurismi sconclusionati. A ragione di quello che aspira ad essere, il Pd, il partito al quale sono iscritto, deve con fermezza cancellare nequizie e inopportunità, segnando una svolta, profonda, fondata sulla valentia delle persone e sulla credibilità dei suoi antecedenti, ideali e concreti. Non si diventa classe dirigente per unzioni di “signori” o dopo la benevola ammiccante benedizione impartita; l’asino resta tale e non può diventare cavallo, ergo, occorre una selezione rigorosa nella individuazione del ceto dirigente, politico responsabile.

Perciò, quel capitano ebbe una certa ragione nel dire che, nel corso della battaglia costata la sconfitta ai guelfi, nessuno di quelli che avrebbero potuto ebbe a mostrare dubbi sulla tattica o sulla strategia da lui adottate; allora come ora, scegliere la via della attesa degli eventi perché più facile, meno faticosa e più protetta non sempre porta al bene, come fu nella battaglia di Montaperti. Ora è tempo di responsabilità, occorrono denunce e azioni drastiche. Si agisca.

 

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