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    24/11/2017

Comune: c’è il nodo del bilancio, una tregua per Foti?

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Il Comune di AvellinoAVELLINO – Nemmeno i problemi di salute del sindaco Paolo Foti sono serviti a placare la litigiosità che, purtroppo, fin dall'inizio di questa travagliatissima esperienza amministrativa,  ha caratterizzato il gruppo del Partito democratico. Lo scoglio dell'approvazione del bilancio di previsione, passaggio fondamentale per evitare lo scioglimento del Consiglio comunale, atto che di norma andrebbe compiuto entro il 30 marzo di ogni anno e che vede il capoluogo in enorme ritardo, appare sempre più come l'occasione della resa dei conti. Atti che dovrebbero rappresentare il momento più alto per l'individuazione di una politica per il futuro della città diventano per la classe dirigente cittadina il momento della rivendicazione, del ricatto, del veto.

La galassia del Pd si presenta all'appuntamento spaccata in almeno tre tronconi, quello di maggioranza con 11, 12 consiglieri vicini al sindaco e all'ex senatore De Luca, quello dei fantastici 4, amici della presidente D'Amelio, quello dei ridens davvero di Festa. Poiché dalle infinite e snervanti discussioni non emerge mai un riferimento ad un problema di Avellino se ne deduce che le questioni riguardano, esclusivamente, la gestione del potere. In questi giorni non si è sollevata una voce sul perché si sia accumulato un tale affanno sul previsionale, perché agli atti manchino i bilanci del Teatro e dell'Acs, perché gli uffici, sempre più disorganizzati ed inefficienti, sforino tutti i termini regolamentari. Non una parola sul caso Gabrieli e sulla questione morale che riguarda la maggioranza di Piazza del Popolo. Nessuno si occupa dell'ex Eliseo, di urbanistica, dei debiti, della quotidianità, a partire dall'igiene fino alla mobilità.

L'ultimo capolavoro del primo cittadino si è risolto nel contributo dato all'Asi per l'elezione di un membro del consiglio d'amministrazione, salvo poi uscire senza motivazioni credibili dal consorzio. Può la città disinteressarsi delle politiche industriali sul proprio territorio? A che serve l'Area vasta di Avellino se non a creare opportunità di sviluppo anche nel nucleo di Pianodardine sua naturale base logistica. Una cosa è la battaglia per la riforma delle Asi in Campania, altra la ripicca per aver perso la partita sul presidente uscente Belmonte. Foti tira a campare  oramai da tempo anche perché, in sostanza, non ha una minoranza che intenda realmente mettergli i bastoni tra le ruote.

A parte i transfughi passati dall'una all'altra parte, l'on. Giordano ha proposto soluzioni di salute pubblica capaci di traghettare l'ente verso un commissariamento di breve durata, mentre Costantino Preziosi, già molto disponibile sulle questioni urbanistiche, ovviamente per modificare per fini più speculativi il Puc Di Nunno-Cagnardi, tenta di entrare nell'orbita del Partito democratico per investiture future, offrendo i voti sul bilancio per un governo su pochi e qualificanti punti programmatici.

Per non annegare nell'indistinto di un governo ancora più trasformistico, a questo punto bisogna chiedersi a cosa servano le elezioni se poi tutti, allegramente, si buttano sul carro del vincitore. Il Pd, se vuole recuperare un minimo di credibilità, nel breve periodo dovrebbe concedere una tregua al suo sindaco, approvando compatto senza distinguo il bilancio di previsione e chi non lo vota dovrebbe andare fuori dalla maggioranza e dal partito. Quando Foti si sarà ristabilito ed in piena salute deciderà se e come continuare l'esperienza con il gruppo e la compagine che lo sostiene. Un programma minimo di fine mandato con una nuova autorevole squadra potrebbe, in zona Cesarini, riabilitare un governo che, fin ora, ai più è apparso ed appare assolutamente inadeguato e mediocre.

 

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