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    24/11/2017

L’omaggio a Mimmo Bellizzi 2/Ho fatto un sogno, papà. Il ricordo della figlia Francesca

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita7_bellizzi_m.jpgAVELLINO – Ospitiamo un intervento di Francesca Bellizzi che traccia un ricordo del padre Mimmo.

*  *  *

Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato una montagna. Imponente, maestosa, come quelle che si stagliano all'orizzonte della nostra terra. Un gigante assopito, accarezzato dal vento, ubriaco di cieli e di libertà. Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato le montagne, come non mi capitava da tempo. Ho guardato il cielo, come spesso dimentico di fare, perché quaggiù non ti insegnano più ad alzare gli occhi verso l'alto.

Questa notte ho fatto un sogno, papà. Parlava di uomo. Dei suoi principi, saldi e inscalfibili come la roccia.

Delle sue idee, libere e coraggiose come il cielo, che non ha paura di affrontare la tempesta. Parlava di te. Di come i miei occhi ti hanno visto, di come ti vedono attraverso i confini di un tempo che non rimargina nessuna ferita e che tutto trascina con sé; un tempo in cui ho spesso paura di perdere quel che di te mi rimane, di vedere i ricordi confondersi, scontrarsi,  infrangersi, collidere. E poi sparire.

Di tempo, per te, per noi, non ce n'è stato abbastanza. Eppure, sono così piena di te che potrebbe scoppiarmi il cuore. Ho negli occhi le corse sfrenate del sabato mattina per arrivare in orario a scuola; la cucina trasformata in campo di battaglia ad ogni nuova ricetta sperimentata; i disperati tentativi per convincerci a togliere le rotelle dalla bicicletta; la pesca, l'acquario, il giardinaggio, i bonsai e tutti i tuoi curiosi hobby-lampo; il mio braccio ingessato trasformato in un cielo di stelle colorate; le riunioni interminabili con i compagni di partito; le cene tra amici e le partite a carte; le domeniche al Palazzetto e quel pomeriggio in cui hai provato a far giocare anche me, prima di renderti conto che, no, forse sarebbe stato meglio se avessi continuato a guardarla, la pallacanestro.

Ho nel cuore la bellezza di un uomo e del segreto che si portava dentro; quel segreto che ha cercato di raccontare sempre, a tutti, in ogni gesto e in ogni parola. E mentre scrivo, so che è vero, papà. So che è così. Che ne vale la pena. Ne vale sempre la pena: per la stessa ragione del viaggio, viaggiare. Come canta De Andrè. Come hai sempre fatto tu. Ti ringrazio per lo stupore di ogni giorno. Per ogni goccia di umana verità. Per tutto quello che abbiamo avuto. E che non potrà mai essere abbastanza.

 

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