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    23/11/2017

Foti o dell’infinito rimpasto

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Il sindaco di Avellino Paolo FotiAVELLINO – Dunque, a meno di una del tutto improbabile sorpresa dell’ultima ora, il dottor Paolo Foti, nostro beneamato sindaco, sta per regalare a noi e ai nostri concittadini un altro rimpasto del suo esecutivo. Naturalmente, se presi dal buonumore, di cui però non vediamo la ragione, uscissimo per strada e chiedessimo a chi si voglia di quale rimpasto si tratta: se del primo, del terzo, del decimo o chissà quale altro numero, siamo pronti a scommettere i nostri più che modesti averi che nessuno ci saprebbe rispondere. Stimiamo, peraltro, che a nessun avellinese, donna o uomo, vecchio o giovane, la cosa importi alcunché. Quel che qualsiasi persona sensata, ma persino un buontempone, non affermerebbe mai è che crede che siamo all’ultimo rimpasto. Persino i “numeri innumeri”  di plautina memoria – espressione adoperata per indicare la geniale molteplicità di metri poetici adoperatiti dal grande commediografo di Sarsina – sembrano di numero minore e comunque definito.

Ci spiace veramente che al nostro sindaco sia dato di dover amministrare in tali condizioni. Verso Paolo Foti, con il quale non abbiamo né “amistà né conversazione”, e neppure la ricerchiamo, nutriamo stima: la merita la persona per le sue qualità umane ed etico-intellettuali. Avrebbe, francamente, meritato anche sorte migliore come sindaco. Tra l’altro, risulta anche simpatico: non foss’altro perché non ha quel modo di fare untuoso e insieme burbanzoso, ipocrita e insieme arrogante, da analfabeta furbastro, che è la cifra di odioso riconoscimento della razza padrona democristiana che opprime Avellino da cinquant’anni e che dovrebbe essere cacciata a pedate una volta per tutte. Foti appare serio e non è neppure uno dei tanti asini messi immeritatamente a comandare, solo perché è un cameriere pronto a tutto, “scellerato e nefario” direbbe Machiavelli.

Naturalmente, non è dato ancora sapere quali saranno i tre scienziati neo-assessori che renderanno “progressive magnifiche” le sorti della nostra città. Ai cittadini spetta solo pagare uno strafottio di tasse in cambio di nulla o quasi. Siamo, noi avellinesi, il paradigma insuperabile del popolo bue.  Quel che si sa è che, in onore al sempre verde manuale Cancelli, tre assessori dell’attuale compagine saranno rimpastati o sostituiti da rappresentanti delle varie bande del Pd nostrano. Siamo, però, senz’altro d’accordo – cosa potremmo dire di diverso? – sul fatto che le bande debbano essere accontentate: hanno dato il loro voto al bilancio contrattando un posto in giunta per ciascuna di loro.

Di fronte a tanta prova provata di disinteresse e di amorosa e riguardosa cura del bene della nostra città, che può nascere solo da una tensione ideale e morale di anime peraltro colte e nobili (inutile fare i nomi: consociamo tutti i soggetti), il nostro animo è, più che vichianamente, “perturbato e commosso”. Chi non lo sarebbe? Anzi, ci spieghiamo ancor meglio perché, per chi viene  dall’Africa, Avellino appare città coloniale priva di quartiere europeo, se si vuole, un quartiere Brancaccio bis, dopo quello di Palermo. Né potrebbe essere altrimenti. Dopo 50 anni di esecranda e pessima amministrazione democristiana, sappiamo per esperienza – e ce lo confermano studi e statistiche – di essere una delle città più devastate e ignobilmente  massacrate  Per fortuna,  date le condizioni di ipersismicità del nostro sottosuolo, il buon  Dio non ha voluto che fosse completato il tunnel. È costato miliardi, si sa; le ditte che hanno lavorato nei suoi vari cantieri sotterranei hanno fatto affari d’oro. Ma pazienza! Ci basta non fare la fine del sorcio durante un terremoto che ci coglie mentre, incautamente,  attraversiamo in auto il tunnel.

Queste brevi note sono amare e rassegnate, lo sappiamo, ma non ci chiudono alla speranza. Alla quale diamo la forma di un augurio al sindaco Foti. L’augurio è questo: che con la sua ennesima giunta possa tagliare il traguardo della consiliatura, utilizzando il biennio che ha davanti per fare cose buone e utili per la città e per chi la abita. Eviti, dottor Foti, tra qualche mese, se mai dopo il referendum del 4 dicembre, un altro rimpasto. Questa volta, dopo aver rimpastato ancora una volta, illustre signor sindaco vada avanti, realizzi le sue idee. Avellino ha bisogno di un po’ di buona amministrazione. Ce la conceda, per favore. Lei ha, in più occasioni, ha dimostrato di aver grande stima per il compianto sindaco Di Nunno. Non le costerà, quindi,  prendere esempio dalla sua intransigenza. Ci creda, se vuole, può farlo, ma a patto che chiuda la brutta storia di questi tre anni. Sta a lei. Gli avellinesi possono solo sperarlo e tenersi  quel che  passa il convento di Palazzo di città.

 

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