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    24/09/2017

Legge elettorale, più voce ai cittadini ed alle ragioni degli altri

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_montecitorio_laula.jpgAVELLINO – Ha fatto bene Gianni Cuperlo, dopo la direzione del Partito democratico, ad accettare di far parte, in rappresentanza della minoranza, della commissione che dovrà elaborare le modifiche dell'Italicum da condividere anche con le altre forze presenti in Parlamento. Bisogna assolutamente capire se le aperture di Matteo Renzi sulle modifiche della legge elettorale siano una ipotesi concreta o un bluff. Il combinato disposto del referendum costituzionale e di una norma per eleggere i deputati con un premio di maggioranza spropositato potrebbero portare ad un governo del capo, dove le esigenze di una leadership forte andrebbero a discapito della reale rappresentanza democratica degli italiani.

Lavorando su alcuni punti, probabilmente, una parte degli indecisi spaventata da una possibile deriva autoritaria del Paese potrebbe orientare il voto verso il sì. In primis, qualunque sistema elettorale si adotti, a maggior ragione perché una sola Camera conferisce il voto di fiducia, i parlamentari debbono essere scelti dagli elettori. Al di là delle decisioni prossime della Consulta sulla legittimità dei capilista bloccati, o con il metodo maggioritario dei collegi uninominali, già positivamente sperimentato all'epoca del mattarellum, o con il proporzionale e le preferenze, sono i cittadini a dover decidere chi li rappresenterà e non, esclusivamente, le segreterie di partito.

Un premio va garantito a chi prevale nelle elezioni, purché vi sia un criterio ed una equità tra esigenze prioritarie di rappresentanza ed esigenze di governabilità. Il margine consentito dall'Italicum, senza alcuna soglia, appare assolutamente eccessivo. Per esempio ad una forza politica con il 25% dei voti, dopo il ballottaggio, in caso di vittoria, potrebbe essere assegnato il 55% dei seggi. Mutuare il meccanismo dell'elezioni dei sindaci con possibilità di alleanze, attraverso liste collegate sia al primo che al secondo turno, consentirebbe la fotografia di un'Italia plurale e amministrabile.

Per il Senato, se cambia l'assetto istituzionale, la proposta, al momento delle elezioni per i Consigli regionali, di votare con una doppia opportunità, una per scegliere i consiglieri e l'altra per i senatori presenti in un listino collegato, potrebbe essere una buona soluzione. A latere non sarebbe sbagliata una legge che introduca e disciplini le primarie per la selezione dei candidati a tutti i livelli. Solo se affronterà questi temi, cambiando la legge elettorale per dare più voce e potere ai cittadini, la commissione avrà avuto senso e si potrà considerare il segretario Matteo Renzi un uomo di partito attento alle ragioni degli altri e non un semplice giocatore di poker.

 

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