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    23/09/2017

Il ricordo/Servidio, il politico dimenticato che si batté per lo sviluppo della Campania

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Alberto ServidioROMA – Giovedì 31 agosto si è spento a Roma, all'età di ottantasette anni, l'avvocato Alberto Servidio, importante amministratore ed uomo politico, intellettuale meridionalista e manager pubblico di spessore, che può annoverarsi – almeno per nascita – tra i "grandi irpini", ancorché oggi scarsamente ricordato.

Servidio nacque il 26 marzo 1930 casualmente a San Martino Valle Caudina, dove il padre maresciallo era comandante della stazione dei Carabinieri, ma maturò la formazione e gli studi a Napoli, iniziando giovanissimo la militanza politica nelle file della Democrazia Cristiana del dopoguerra e coltivando anche una forte preparazione giuridica ed economico-urbanistica.

Servidio divenne avvocato capo dell'ufficio legale del Banco di Napoli, specializzato nelle politiche territoriali, militante nella corrente dossettiana e poi fanfaniana di Cronache nuove. Fu assessore prima alla Programmazione e poi all'Urbanistica del Comune di Napoli nella giunta Clemente, assumendo la indiscussa paternità di opere e programmazioni ancor oggi importantissime per la modernizzazione e l'assetto del capoluogo di regione, prima fra tutte la Tangenziale, il Centro direzionale e la redazione del nuovo Piano regolatore, presentato in Consiglio comunale nel 1969.

Servidio, impegnato come politico e soprattutto amministratore, continuò a coltivare gli studi divenendo docente universitario, iscrivendosi nella cerchia dei programmatori urbanisti e producendo una serie di interessanti pubblicazioni in materia di politica del territorio e sviluppo economico.

Venne eletto consigliere regionale nella prima legislatura (1970) e divenne il terzo presidente della neo-costituita Regione, dopo Carlo Leone e Nicola Mancino e prima di Vittorio Cascetta, presiedendo la giunta regionale di centrosinistra per meno di un anno, dal settembre 1972 al luglio 1973. La prima consiliatura fu caratterizzata da grande slancio "costituente" ed innovativo ma da profonda instabilità, anche per i contrasti interni alla maggioranza di centrosinistra organico ed in particolare alla stessa Democrazia Cristiana – dilaniata da contrapposizioni correntizie e territoriali – in una fase in cui il livello politico regionale non risultava ancora consolidato.

Servidio era un personaggio di grande autorevolezza, culturalmente raffinato ed integerrimo sul piano morale, dal taglio efficientista e tecnocratico ma spigoloso, e talvolta ritenuto apodittico, perché poco incline alla mediazione ed alla ricerca del consenso spiccio. Forse proprio le asperità caratteriali e la rigorosa intransigenza, che generava difficoltà di rapporto con i gruppi consiliari – unitamente alla intrinseca instabilità del quadro politico di quel tempo – determinarono la prematura caduta della sua promettente presidenza.

Tuttavia, nonostante il breve periodo di governo, viene da alcuni ancora ricordato come il migliore presidente della Regione, almeno nella storia della prima Repubblica, per la competente determinazione e la lungimiranza programmatica con cui affrontava ed incideva sui problemi, guidando con piglio autorevole la giunta regionale e spesso surrogando l'iniziativa (manchevole) di assessori meno dotati.

Lasciata la politica attiva, nel 1974 Servidio veniva nominato presidente dell'Isveimer e poi l'allora ministro De Mita nel 1976 lo nominò presidente della Cassa del Mezzogiorno, succedendo al lunghissimo mandato dell'irpino Gabriele Pescatore in una fase di difficile transizione (anche con la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni al consiglio di amministrazione). La presidenza Casmez di Servidio cadeva in un momento critico nella storia dell'intervento straordinario, nella fase di ristrutturazione, e, dopo una accesa dialettica, lo stesso De Mita lo sfiduciò commissariando la Cassa del Mezzogiorno.

Ha poi presieduto la Finanziaria agricola del Mezzogiorno (Finam) dal 1978 fino al 1984 e dal 1981 al 1996 ha svolto ruoli di vertice nelle partecipazioni statali, nell'ambito del gruppo Iri-Italstat, in aziende operanti nella realizzazione e gestione di infrastrutture e grandi opere (fra cui Condotte d’acqua, Italgenco, Italtekna, Bonifica, Idrotekna).

Oltre ai molteplici e rilevanti ruoli istituzionali ricoperti a lungo, con impegno e spirito di servizio, Alberto Servidio - acuto cultore di economia e pianificazione territoriale - è stato anche un bravo saggista ed autore di significative pubblicazioni che propongono analisi interessanti e riflessioni di qualità (come ad esempio "Il nodo meridionale" ESI, Napoli, 1972), innestandosi nel filone recente del pensiero meridionalistico.

Ho conosciuto Servidio in modo diretto ed indiretto, ascoltandolo e leggendolo in atti e pubblicazioni ed attraverso le memorie di mio padre, che fu segretario generale della giunta regionale della Campania nella fase costituente, e quindi durante la sua presidenza ricordata in modo assai positivo.

Ho registrato, con vivo rammarico, che la notizia della scomparsa del presidente Servidio è passata quasi completamente inosservata, con rare righe di commento sugli organi di stampa, nell'oblio generale dell'epoca della digitalizzazione che – pur nella ricchezza impersonale di dati reperibili in rete – depaupera la profondità della memoria storica ed il pensiero individuale.

Alberto Servidio ha rappresentato una figura di politico pregevole e acuto, di amministratore innovativo di rara competenza e capacità propositiva, che ha offerto un concreto contributo alle politiche di sviluppo territoriale della nostra regione e, probabilmente, avrebbe meritato ancora maggiore fortuna rispetto ai pur rilevanti incarichi ricoperti.

Soprattutto la sua memoria dovrebbe stimolare una viva riflessione sulla problematica meridionalista attuale e del recente passato, e quindi sulle battaglie per il riequilibrio territoriale, proprio traendo spunto dalla galleria delle esperienze di azione e di pensiero di una pattuglia di protagonisti illuminati – talvolta anche di origine irpina – che oggi va purtroppo sempre più assottigliandosi.

 

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