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    17/08/2018

Politica d’avanguardia, lettura artistica delle prossime Amministrative

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La Fontana di Marcel DuchampAVELLINO – Che questo per la politica sia un periodo di crisi è fuori dubbio e, come capita sempre in queste circostanze, sono tante le opinioni, i partiti, le correnti che nascono e propongono soluzioni. C’è un’intrigante analogia con quanto avvenne in ambito artistico tra Otto e Novecento quando, in contrapposizione con l’arte ufficiale che nel chiuso delle accademie si mostrava poco coinvolta dalle trasformazioni della società, nacquero movimenti d’avanguardia che tentarono di  rinnovarla proponendo soluzioni ardite, a volte volutamente  discutibili.

Proprio quello che sta capitando alla politica italiana, come abbiamo visto alle ultime elezioni e come verrà confermato a livello locale alle prossime Amministrative dove, per la cattiva amministrazione e le mancate promesse,  si prevede che le scelte degli elettori si rivolgeranno verso  nuove scuole di pensiero e addirittura di non pensiero. Le dichiarazioni ufficiali che ritroviamo un po’ dappertutto ricordano per l’appunto, ovviamente con i dovuti distinguo, i manifesti delle avanguardie artistiche del primo Novecento. E quindi ecco chi si propone con un programma che, visivamente, sembra un quadro di Salvador  Dalì. Va interpretato come un sogno. Le strisce dei parcheggi diventano rosa, le zone della città, dove normalmente non c’è nessuno, vengono pedonalizzate, gli animali domestici dei cittadini elettori depositano deiezioni autopulenti e via con altre visioni.

A questi si contrappongono i “futuristi”. Impazziscono per le nuove tecnologie che non conoscono. Hanno una preparazione politica modesta ma in crescita che si basa sul saper ascoltare. Non si parlano addosso come quelli che hanno “dipinto” fin ora. Il loro programma rivaluta le cose neglette. Per avere successo occorre però un grande operatore, un vero artista. Un esempio leggero. Pensare di elevare alla dignità di strumento musicale pezzi di legno battuti l’uno contro l’altro, fischi o urla di indiani apache fa rabbrividire ma cosa sarebbe una composizione western del maestro Moricone senza questi suoni?

Qui da noi propongono di sospendere i ruderi di edifici storici su parcheggi interrati dove verranno ricoverate, udite udite, ben quattro auto e di risolvere i problemi del traffico ricorrendo al bike sharing come nelle pianeggianti terre d’Olanda e Danimarca. Ridicolo, ma non più della fantomatica metropolitana leggera o del fatto che per cambiare il senso di apertura di un cancello in zona vincolata occorre l’autorizzazione della Soprintendenza.

Non mancano gli irriducibili, a lor dire impegnati, come sempre, esclusivamente per il popolo. Solo che il popolo beneficiato è quello dei figli, dei parenti e degli amici. Ci sono poi i cubisti. Hanno fatto a pezzi la società dividendola in circoli sportivi e consorterie d’affari, disperdendola in corsie d’ospedali o uffici pubblici. Ci vorrà  un Picasso per ricomporre il tutto e avviare una azione unica e vitale. Non manca nemmeno chi, da tempo fuori dalla politica, si ripresenta come una sorta di usato sicuro e già pronto per l’uso. È la stessa operazione fatta, per rimanere in ambito artistico con un esempio universalmente riconosciuto, da Duschamp con la sua “Fontana”, in realtà un orinatoio semplicemente ruotato, e quindi qualcosa già realizzato ma proposto con una visuale diversa dal solito. Operazione raffinata che mira a spostare l’attenzione non sulla lista proposta (orinatoio) ma sulla sensibilità dell’elettore. Attenzione. L’operazione non fu compresa. Per molti, e oggi si corre questo rischio, quello restò un orinatoio e sembra sia stato gettato nella spazzatura proprio come è capitato per qualcuno alle ultime Politiche.

 

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