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    18/09/2018

Note elettorali/Il significato della politica e la libertà di scegliere

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-Editoriale_la_statua_di_carlo_ii_dasburgo_e_la_torre_dellorologio.jpgAVELLINO – Queste note vengono scritte prima dei risultati delle ultime amministrative. Per ora non saranno pubblicate per evitare attribuzioni di simpatie o sostegni ad una delle parti in competizione.  A campagna elettorale conclusa che ha avuto nel murales De Mita-Mancino l’unico spunto apprezzabile, saranno sottoposte all’attenzione del lettore. Ma veniamo al nòcciolo.

Sono convinto che arriveranno al ballottaggio la cordata che sostiene la candidatura di Pizza e  la lista presentata da Luca Cipriano. Non è da escludere la sorpresa di un outsider. Su una cosa però mi sento di scommettere. Chiunque sarà l’avversario, Pizza il ballottaggio non lo vincerà e quello che accadrà dopo non sarà come quello che è accaduto prima. Il collante che tiene unita una coalizione così…eterogenea verrà meno per i sospetti, le ripicche le delusioni e per il risultato, buono o cattivo, già ottenuto al primo turno. È importante comunque osservare il comportamento dei candidati e dei votanti. Avremo, ancora una volta,  la conferma che per gli avellinesi le elezioni,  amministrative o politiche che siano, hanno un solo significato che in genere coincide con la prima cosa ad esse collegata che, elettori o candidati, hanno incontrato nella loro vita.

Mi spiego meglio. Da insegnante, dopo una lezione tenuta in una terza liceale e  dedicata alle opere d’arte esposte all’Ermitage, un’alunna, e nemmeno delle peggiori, intervenne dicendo: “Professore io all’Ermitage ho fatto la prima comunione”. Non scherzava. Poteva fare riferimento al palazzo simbolo del potere zarista, poteva parlarmi di un episodio glorioso della rivoluzione d’ottobre, eventi che pure possedeva nel suo bagaglio culturale e invece no: il primo Ermitage che aveva incontrato era stato l’Hotel di Contrada e per tutta la sua vita questo resterà come l’unico Ermitage del mondo, con tanti saluti al museo russo.

Ora, quando ad una forma (in questo caso il nome Ermitage) viene riconosciuto un unico significato, si annulla il concetto di libertà di scelta e il solo vantaggio che ne deriva è che si può determinare con estrema facilità come il comportamento umano sia determinato da strutture capaci di condizionarlo. Nel caso dell’alunna la scarsa attitudine all’approfondimento ed alla rielaborazione, oltre all’importanza che si attribuisce all’apparenza piuttosto che all’essenza,  l’avevano facilmente vinta anche sullo studio al quale comunque si dedicava.

Da allora, e sono passati già diversi anni, la situazione è peggiorata innanzitutto perché gli unici elementi di contrasto, lo studio e la rimeditazione, sono praticamente scomparsi e non soltanto dalla scuola. In virtù di queste modeste conoscenze di filosofia “mi sono fatto persuaso”, per dirla con il Montalbano di Camilleri, che per gli avellinesi, nel bene e nel male, l’Ermitage sono i due personaggi che da anni rappresentano l’unica forma che, dalle nostre parti, dà significato alla politica. Con loro o contro di loro.

Con la scomparsa dal Consiglio comunale di nomi come quelli di Italo Freda, di Federico Biondi, di Enrico Fioretti, di Manlio Rossi Doria, che i temi trattati dibattevano con una dialettica elegante e pungente, e che sono stati sostituiti dal silenzio di un’aula desolatamente vuota, l’azione di personaggi navigati, smagati e, non neghiamolo, intelligenti, trova la stessa resistenza del coltello che affonda nel burro. Sia ben chiaro, nessuna critica al loro operato che riesce anche ad avere spunti interessanti e spesso migliori di quelli proposti dagli avversari. L’unico problema è che non c’è dibattito né da parte dei sostenitori che, nel migliore dei casi si atteggiano a grandi politici senza averne le qualità, né degli oppositori che propongono soluzioni che mirano a strabiliare  più che  a risolvere i problemi veri della città.

Ricordo alcuni punti dei vari programmi elettorali come l’idea di predisporre strisce rosa per favorire il parcheggio alle mamme con bambino, ricorrere, per l’assessorato alla Cultura, a nomi importanti che poco o nulla hanno a che fare con la realtà avellinese o, questo lo confesso, è quello che mi ha colpito di più, proporre la sostituzione del lupo con l’agnello sul gonfalone comunale perché ritenuto più rispondente alla realtà (chissà poi perché). Queste amenità  lasciano il tempo che trovano come la non celata voglia di rivincita e gli accoppiamenti contro natura.

 

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