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    23/07/2018

Avellino nel terreno del cambiamento: la libertà segue la consapevolezza della scelta

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita10_prefet2giug.jpgAVELLINO – E quindi ad Avellino ha perso il Partito democratico che come in tutta Italia (Pisa, Siena, Massa, Terni, Ivrea) perde una delle sue roccaforti. Quelle toscane di tradizione comunista, la nostra di tradizione democristiana.

Un partito che non ha saputo governare né costruire un orizzonte ideale, una proposta concreta, un segnale di lettura della contemporaneità. Un partito in agonia che oggi segna il passo della sua rovina e della sua dannosità alla luce dell'urna: una realtà che tutti conoscevano ma che nessuno ha voluto vedere fino ad oggi. Ha perso il sistema, l'accordo De Mita-Mancino-De Luca, la simbologia del potere, la stabilità, la certezza che lascia il passo all'ignoto. Ha perso la sinistra, ancora irrilevante, chiusa in se stessa in un ragionamento che mette al centro la sua identità statica - molto spesso degli uomini e le donne che la interpretano piuttosto che dei suoi valori - come confine e limite di ogni orizzonte politico. Incapace di rinnovarsi nelle pratiche prima che nelle idee, nelle discussioni prima che nelle candidature. Un punto zero che dovrebbe guardare ad altre esperienze del Paese e d'Europa piuttosto che all'eterna riproposizione del già visto, già sentito, già fallito.

Ha perso - pur ottenendo in extremis il risultato sperato - anche un pezzo di alternativa civica che inseguendo la vendetta si è trovata seduta allo stesso tavolo con l'avversario di ieri,  a firmare un patto con il diavolo - la destra, la Lega, gli esponenti di interessi “particolari” della città - per fermare la corsa del Pd. Credo che in questo campo molti debbano decidere quale sarà il loro ruolo nel futuro prossimo della città: l'alfiere del cambiamento vuoto o il costruttore di un nuovo rilancio che si ponga l'obiettivo lento di ripoliticizzare nei contenuti e nell'impegno la cittadinanza avellinese, di guardare alle trasformazioni sociali, ai quartieri, ai subalterni per definire un'alternativa reale e concreta per questa città. Ha perso, in fondo, anche il Movimento 5 Stelle che si ritrova ad avere un sindaco e solo 5 consiglieri comunali. Una consiliatura al governo che sarà difficile da gestire e condizionata alla base da un accordo tra le altre forze di "maggioranza" che non li ha visti protagonisti in virtù di una loro purezza che in questo caso è sintomo di debolezza estrema. Onore al merito, soprattutto per la loro capacità di sconfiggere il "sistema" - anche se probabilmente chiunque, tranne la destra, al ballottaggio sarebbe stato vincente - ma ora si tratta di passare dalle parole ai fatti.

Personalmente credo che l'unico vero atto di dignità sarebbe prendere i bilanci del Comune, farli analizzare facendo chiarezza sugli ultimi anni, individuando colpe e responsabilità e portarli alla Corte dei conti. Farlo però ponendosi l'obiettivo imprescindibile di tutelare i servizi pubblici essenziali, restituire i beni comunali alla cittadinanza, attivare piano di zona e servizi sociali fermi da troppi anni, affrontare frontalmente le incrostazioni di decenni di clientele, di posti di potere nell'amministrazione e nelle partecipate e poi ritornare al voto. Va detto anche che non ha perso la rete di clientela: vero soggetto politico della nostra città. Al primo turno, quando si è trattato di votare per i consiglieri comunali, il "sistema" ha preso il 53%. Quando si è trattato di sostenere la sostanza di una trasformazione politica in città ha prevalso la certezza del voto amico, conosciuto, promesso.

Il dibattito sull'ossigeno, la cappa che si apre, la nuova stagione di liberazione in cui si riconoscono tutti e nessuno, è l'emblema di un'autoassoluzione in cui io non voglio entrare, anzi! Inutile gridare alla libertà se questa non si è costruita davvero con la presenza, il sudore, l'impegno, la costruzione di comunità. Ed è stucchevole che qualche organo di stampa cittadino nelle ultime settimane abbia parlato di cittadini liberi vs cittadini servi delle clientele. La libertà non segue la faglia delle opinioni della borghesia intellettualoide della città, la libertà segue la consapevolezza della scelta, il contenuto dell'oggetto contundente chiamato voto. E mi permetto di  affermare  che  il contenuto di questo voto è più assimilabile al rancore - giusto o sbagliato che sia - piuttosto che alla cittadinanza democratica, alla volontà di immettere il proprio impegno sociale e civico nel dare sostanza al cambiamento.

Infine penso che ci sia un vincitore: la cittadinanza avellinese, il mondo associativo e di attivisti, quelli che ogni giorno si fanno in quattro per migliorare nel loro piccolo Avellino. Loro, da sempre soffocati da sistemi e identità statiche, finalmente avranno lo spazio di rendersi protagonisti in prima linea. Di superare il passato entrando con tutti e due i piedi nel terreno del cambiamento per renderlo sostanza, attivismo, democratico e partecipativo.

Da vocabolario: cambiamento/cam·bia·mén·to/sostantivo maschile - Sostituzione o avvicendamento che riguarda in tutto o in parte la sostanza o l'aspetto di qualcosa o di qualcuno.

Per il momento il cambiamento ha riguardato l'aspetto. Ora tutti insieme dobbiamo costruire la sostanza. Senza fretta, senza sconti, ma senza tregua.

 

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