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    15/12/2018

La lettera del vescovo e la città/Il bene comune e le bandiere di parte

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Piazza LibertàAVELLINO – A proposito del dibattito ospitato sulle pagine del Mattino ed originato dalla lettera del vescovo di Avellino Arturo Aiello ospitiamo un intervento di Pino Bartoli.

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È innegabile che la lettera del vescovo di Avellino con la quale si auspica la formazione di una giunta finalmente operativa che consenta di iniziare a lavorare  per il bene della collettività ha suscitato interesse e provocato l’intervento di autorevoli commentatori. Non c’è nulla da aggiungere però, Eccellenza, io sono convinto che non sia stata una buona idea. Encomiabile e lodevole l’iniziativa che è da accettare innanzitutto perché strettamente legata al suo ministero ma, purtroppo, diretta a chi si è mostrato, e lo testimonia la differenza sostanziale tra i risultati del primo  e del secondo turno, animato esclusivamente da voglia di rivincita, di rancore e, visto il pregresso e anche la storia personale di molti degli eletti, inaffidabile.

Non servirà nemmeno presentare una giunta altamente qualificata, formata da esperti. Vedrete che con il passare del tempo, se non subito, il desiderio di gestire un potere miserabile finalizzato esclusivamente a procurare vantaggi o personali o per la parte, renderà lo sforzo del neo sindaco inutile. E poi forse la lettera, almeno per conoscenza, avrebbe dovuto riceverla anche chi, e mi riferisco a tante pecorelle del suo gregge, che pur non ricoprendo incarichi pubblici antepone a tutto il proprio interesse. Sto pensando a chi è riuscito, strisciando tra le pieghe delle norme e nell’indifferenza generale ad evitare lo spostamento del chiosco compromettendo la riuscita di un atteso e sacrosanto intervento di sistemazione urbana o a chi ha chiesto, e a chi ha concesso, l’autorizzazione per l’impianto di un dehors dove accomodarsi allegramente per un aperitivo in un luogo destinato al ricordo ed al rispetto per chi ha sacrificato la vita per la collettività. Mi riferisco all’area immediatamente adiacente al monumento ai caduti. Non penso, Eccellenza, che le bandiere di parte saranno ammainate.

Questo forse, per il bene di Avellino, lo avrebbero fatto consiglieri comunali come Italo Freda, Federico Biondi, il dott. Fioretti, Rossi Doria, nomi scomparsi da tempo dal Consiglio comunale, ma questi no. Sanno essere feroci. Rispetto a loro il lupo di San Guglielmo, giusto per restare in ambito locale, assume le forme di un imbelle barboncino che tiene compagnia ad una vecchia signora sul viale del tramonto, proprio come Avellino.

 

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