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    16/02/2019

Vecchio e nuovo sulla stessa lunghezza d’onda

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita_chierosario.jpgAVELLINO – Tra le polpette avvelenate lasciate in giro dalla vecchia giunta per i nuovi amministratori del Comune di Avellino la più succulenta è sicuramente quella della segnaletica turistica apparsa lungo le vie e nelle piazze cittadine. Su di uno si consiglia, nell’ambito di un  “Progetto di promozione turistico culturale”, la visita alla chiesa del Rosario, del XVI secolo. Non è il caso, in questa sede, dissertare su questa che rimane comunque - come segnalatoci tra l’altro da un nostro lettore, l’avvocato Antonino Longobardi – un’enormità: chi volesse approfondire in maniera veloce ma non affrettata può fare riferimento al sito avellinesi.it dove, oltre ad una chiarissima documentazione fotografica sulla posa della prima pietra della chiesa, può trovare un ottimo lavoro sull’argomento di Gerardo Pescatore.

È interessante invece porsi delle domande che potrebbero aiutarci a chiarire alcune cose. Innanzitutto come mai questa colossale baggianata della data non è stata disapprovata dall’attuale assessore competente? Mentre la polpetta del bilancio è stata abbondantemente pubblicizzata, mentre quella dell’archivio comunale, abbandonato al degrado, è stata stigmatizzata pubblicamente con tamburi e squilli di tromba vagheggiando addirittura la premeditazione per nascondere degli illeciti, perché di questa non si dice nulla?  Eppure quello della cultura è stato un cavallo di battaglia in campagna elettorale. Delle due l’una. O l’hanno già mangiata e non avendo  prodotto danni visibili siamo portati a pensare che i nuovi siano immuni al veleno della incultura oppure non se ne sono accorti perché, almeno nel campo delle datazioni storico-architettoniche, leggono lo stesso libro dei precedenti amministratori.

Se così fosse la conclusione è che vecchi e nuovi, almeno in campo culturale, si muovono sulla stessa lunghezza d’onda ed i secondi si pongono, ahinoi, come i naturali tragici continuatori dei primi. Comunque sia, colgo l’occasione per suggerire di provvedere celermente alla correzione ed  evitare così di aggiungere al fuoco del ridicolo, che in questi pochi mesi di consiliatura è stato tenuto bello vivo, altra carne. Non basta solo denunciare. È necessario anche agire. La gente, in questa abbondanza di dichiarazioni e ritrattazioni, frastornata dai continui cambiamenti di direzione, ci mette poco ad attribuire responsabilità per errori non commessi ma che diventano propri per il semplice fatto di non provvedere, una volta riconosciuti,  alla  loro correzione. In parole povere le polpette avvelenate vanno rimosse non lasciate a terra.

Spero che queste quattro righe siano prese per quello che vogliono essere, un semplice consiglio operativo. Se dovessero essere mal interpretate, visto che non riescono a nascondere una modesta e personale perplessità nei confronti della vecchia e della nuova giunta, ove mai il “comitato centrale” decidesse di condannarmi alla pubblica gogna, ebbene lasciatemi allora esprimere un ultimo desiderio. Utilizzate per il 3 x 6 la foto che vi allego alla fine. È stata scattata da Mario Spagnuolo e mi riprende non ricordo se dopo aver sentito parlare un ministro della Pubblica istruzione di «egìda», o forse quando seppi cosa pensa un politico locale di prima grandezza dell’allunaggio di Apollo 11 nel 1969. Non ricordo ma, a pensarci bene, non ha importanza. L’una vale l’altra.

 

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