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    16/02/2019

Forestali e Iribus, il lavoro dimenticato

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Irpinia_operai_iribus.jpgAVELLINO – Va in archivio un’altra campagna elettorale. Giorni e giorni di incontri, iniziative, manifestazioni, promesse e bugie. Abbiamo assistito alle solite passerelle, agli impegni formali e ai soliti “me la vedo io”. Il “porcellum” non ha di certo aiutato: quella che sta per concludersi è stata forse la campagna elettorale più noiosa della storia, senza un sussulto. Già dai prossimi giorni ricorderemo poco o nulla di questa fase, faremo fatica a farci rimanere impressa qualche immagine particolare. Qualcosa da ricordare, però, c’è e dobbiamo tenerla bene in mente: questa campagna elettorale ha messo in evidenza oltremodo il degrado e il decadimento di una provincia che, nel giro di un decennio, è passata dall’essere una corazzata forte che dettava legge a livello nazionale a una delle ultime realtà del Paese.

L’emblema è la lotta dei lavoratori della Irisbus e degli operai idraulico forestali. In una fase in cui bisognerebbe spingere per lo sviluppo, il rilancio e gli investimenti necessari per ritagliarsi un ruolo da primo piano di cui si parla, a vuoto, da troppi anni, i lavoratori irpini sono costretti ad elemosinare diritti fondamentali come il lavoro e il pagamento degli stipendi. Chi la guarda dall’esterno – e pure plaude alle varie iniziative delle tute blu – non può nemmeno immaginare il dramma che questi ragazzi vivono. Parlare di crisi, di famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, di padri che non possono mantenere i figli all’università e che, spesso, non sanno neanche cosa mettere loro a tavola sembra essere diventata retorica. Invece, sono storie tristemente e maledettamente reali, di persone che, con le lacrime agli occhi, ti raccontano le loro difficoltà a tirare avanti, a sopravvivere, a rinunciare non solo al superfluo ma, molto spesso, anche all’essenziale.

Storie che la politica ed i politici nemmeno conoscono o fanno finta di non sapere. Non si spiegherebbe altrimenti come si possano sperperare quindici milioni di euro per le regate nel golfo di Napoli sapendo che ci sono operai che non percepiscono stipendio da dieci mesi. Per questo viene da chiedersi con che faccia possano essere arrivati a chiedere voti in Irpinia quei rappresentanti che, fino a un minuto prima, si erano fatti beffe dei cittadini di Avellino e della provincia. La protesta, stavolta, è stata civile seppure – e almeno questo consentitecelo – con toni forti e duri per la rabbia e l’indignazione. Speriamo, però, che sia l’ultima volta: non possiamo permettere che si continui a giocare sulla nostra pelle e con le nostre vite. L’Irpinia ha bisogno di cambiare marcia e uscire dal tunnel nel quale è piombata.

 

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