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    19/12/2018

Il toro per le corna, il cinghiale per le orecchie

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica_bersani_1_.jpgAVELLINO – Sul dibattito in corso all’interno del Partito democratico intorno alla questione delle primarie per la scelta del candidato sindaco al Comune di Avellino ospitiamo un intervento di Gaetano Monica.

* * *

La corsa per le primarie del Pd sta facendo emergere il vero nodo che questo partito dovrà affrontare e possibilmente sciogliere se vorrà avere un futuro adeguato ai tempi. Le voci che vengono dall’interno vedono tutti più o meno a favore di questo strumento, tra l’altro strampalato per un partito che affonda le sue radici nel Pci, nella Dc e nel Psi. Uno solo contrario: colui che il grande Forattini disegnava come un cinghiale. Indipendentemente dalle posizioni strumentali di qualcuno – Fierro e i suoi,  Adiglietti e i (sic!) suoi – il partito, nei suoi organi dirigenti, ha deciso. I candidati sono impegnati a raccogliere le firme. I potenziali alleati stanno preparandosi a liste solitarie. Tutto sarebbe al posto giusto se non fosse per gli editti di Montefalcione che continuano a piovere su via Tagliamento; e piovono su una casa senza tetto se si eccettua per il malandato ombrello sorretto dal povero De Blasio. Il quadro che si delinea è il seguente:

A)    De Luca è assente per ragioni legate al suo stato di salute ma anche perché la mancata rielezione rende più debole lui e quelli che lo accompagnavano in un percorso lento, pacato e saltellante di sganciamento dalle ingombranti presenze di quelli che erano i suoi punti di riferimento. L’uomo è prudente, fin troppo, e si sente erede dei metodi del suo idolo: il grande Aldo Moro. Il problema di Enzo è che lui non è Moro e che i suoi interlocutori non sono Berlinguer. Fa quel che può e, tra tentennamenti vari, cerca di tenere in piedi la “ditta” con una parvenza di unità. Riuscirà anche in questa occasione? Il dubbio è notevole se si considera che è il partito stesso nazionale che rischia di esplodere con il berluschin-grillino di sinistra – Renzi, tanto per far nomi – che si sente già con in mano le chiavi del partito e di Palazzo Chigi. Comunque la si voglia mettere, la discesa in campo di questo giovanotto dalle smisurate ambizioni provocherà sconquassi a Roma con inevitabili ricadute anche in Irpinia. In questo quadro o l’ex senatore riprende immediatamente in mano il partito o le macerie travolgeranno via Tagliamento. Avrà la forza di farlo? Reggeranno i suoi a questa assenza prolungata? ( il riferimento non è alle sue condizioni di salute ma alla mancanza di ruoli istituzionali che, alla lunga, provocherà sganciamenti e passi indietro dei suoi seguaci). Per chi conosce la “disaffezione” degli irpini dalle pratiche del potere, il dubbio è più che legittimo. C’era un modo per venir fuori dal cul de sac in cui i democratici si stanno infilando e la risposta era venuta, guarda caso, da una che ha radici socialiste. Risulta che Chiara Maffei abbia indicato negli organismi di partito la soluzione: De Luca candidato al ruolo di sindaco. Certo sarebbe stato uno stop al cursus honorum del senatore ma chi può garantire a lui che le elezioni politiche si svolgeranno a brevissimo termine, che il suo appeal resisterà e che, questa volta, non si farà prendere per il naso da un qualsiasi segretario regionale e da qualche finto amico che ha incassato in anticipo il proprio tornaconto? Molto dipende da lui.

B)     Allo stato dell’arte, i candidati alle primarie sono Gabrieli, Gengaro,Caputo e Foti, con quest’ultimo favorito anche perché sarebbe lui il candidato di De Luca e del signorotto di Montefalcione. Gabrieli, che godrebbe dell’apporto di molti portatori - non sempre sani - di voti, potrebbe finanche ritrovarsi la strada sbarrata da una regola messa, tolta e rimessa. Diciamo la verità si tratta un po’ come per l’ineleggibilità di Berlusconi: la si invoca per liquidare uno ingombrante dal punto di vista del consenso elettorale e non per convincimenti profondi.

C)     I potenziali alleati di sinistra-sinistra, a partire da Sel, vogliono evitare di doversi misurare con candidati cui non riconoscono la dignità politica di guidare la città. Posizione la loro condivisibile o non ma politicamente ineccepibile. C’è da aggiungere che l’onorevole Giordano ha finanche messo sul tappeto il suo nome e lo scranno di Montecitorio appena conquistato. Questo va a tutto onore del giovane deputato e della serietà delle sue posizioni. Quello che si può accettare meno è che gente come Fierro alzi le barricate. Facciano come Giordano! Mettano in campo la giovane deputata e lancino il cuore oltre l’ostacolo senza trincerarsi dietro alibi fragilissimi o visite al santuario di Montefalcione, essendo chiuso per caduta quello di Nusco.

D)    I “vertici” del partito come sono messi? Male, molto male. Se si eccettua per De Blasio, che ha sussulti di autonomia frustrati sul nascere, la segretaria è inesistente e presa da personalissime e velleitarissime ambizioni. Il vicesegretario, cui per la verità non mancherebbero capacità di elaborazione politica, è troppo vincolato dalla vicinanza di chi ha dimostrato di saper garantire ruoli e postazioni per poter assumere posizioni originali.

E)     La nuova e giovane deputazione? Per loro varrebbe il titolo di una fortunata trasmissione televisiva: Chi l’ha visto? Se ne stanno chiusi a casa o alla ricerca di nuovi o consolidati sponsor. Questa volta hanno sbagliato i conti. Alle prossime elezioni non si voterà col porcellum e saranno i voti a determinare i seggi in Parlamento. Non basteranno i Renzi, i Migliavacca o gli Amendola. Prendano in mano il partito, sempre che ne abbiano le capacità, altrimenti continuino a ritirare lo stipendio, come stanno egregiamente facendo.

La conclusione è che o tutti insieme si decidono a prendere per le orecchie il cinghiale di Montefalcione e lo mettono da parte oppure è meglio che tornino al loro lavoro, sempre che ne abbiano uno. Il futuro del centrosinistra irpino non può essere affidato a chi, anche da giovane, non ha mai guidato i processi politici provvedendo a questo l’unico politico degno di tal nome cresciuto in Irpinia: Ciriaco De Mita. Se il Nostro non sapeva vedere oltre il proprio naso da giovane figurarsi ora che è ultraottuagenario.

 

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