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    08/12/2019

Stadio, tre ipotesi per la soluzione

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Lo stadio Partenio-LombardiAVELLINO – La promozione dell’Avellino in serie B è entrata, per qualche giorno, di forza nella campagna elettorale del capoluogo. Posta – a poche ore dalla matematica certezza del salto nel campionato cadetto – l’imbarazzante questione della sistemazione (in senso lato) dello stadio Partenio-Lombardi, il presidente biancoverde, Walter Taccone, ha ricevuto subito risposte e promesse: quelle dei candidati alla carica di sindaco. Troppo delicato e sensibile il tasto sul quale il presidente Taccone ha battuto – tifosi entusiasti, dirigenza sulla provocatoria posizione “e adesso fateci vedere voi amministratori pubblici di cosa siete capaci”, Comune sordo e muto perché amministrato da un commissario, il prefetto Guercio – per non avere subito le risposte vaghe o furbe che i candidati sono in grado di dare. Tutti hanno detto che si impegneranno molto. Diverse e fragili le soluzioni proposte. Nessun volo pindarico anche perché, e questo è un merito, i candidati si son detti tutti consapevoli della difficile situazione finanziaria del Comune, con l’istituto per il credito sportivo come unico interlocutore possibile.

Eppure, è sorprendente rilevare che né candidati né organi di informazione risultano a conoscenza di una strada aperta alla soluzione del problema restyling del Partenio già una decina di anni fa. E sì perché all’epoca della preparazione del Piano regolatore dell’architetto Cagnardi fu valutata – e recepita negli strumenti urbanistici – l’ipotesi di valorizzare l’area del campo B di via Annarumma. Si trattava, in sostanza, di ritenere possibile su quell’area la realizzazione di un centro commerciale con relativo parcheggio e – con una non disprezzabile soluzione architettonica – di un campo da calcio sul tetto della struttura (soluzione Principato di Monaco, tanto per capirci). L’abbinamento centro commerciale-stadio fu realizzato qualche anno fa presso il casello autostradale di Teramo.

Quell’idea, proposta per il Partenio, sostenuta da una grande società francese del settore della distribuzione (soluzione comunque da mandare in gara), prevedeva come contropartita appunto una generale sistemazione dello stadio. Questa stessa ipotesi può essere resa oggi concreta anche sull’area di campo Genova. Ma c’è oggi un’impresa disposta ad investire? Difficile, molto difficile. A meno che non sia proprio la società di Taccone ad avere qualche asso nella manica.

Ad esempio, la stessa società biancoverde, altri imprenditori e lo stesso Comune (sia pure per una parte limitata dell’investimento) potrebbero mettersi d’accordo per realizzare sia un ampio restauro sia uno stadio più piccolo ma meglio frequentabile, comodo e sicuro. Si tratterebbe, in sostanza, di ripetere in piccolo ad Avellino l’operazione-stadio fatta in grande a Torino dove, fra l’altro, con la demolizione del pur moderno Delle Alpi è stato riciclato di tutto: calcestruzzo, ferro, tubi, plastica, rame ecc. Il discorso del rifacimento impone delle scelte: in loco? Nei pressi dell’impianto esistente, tenendo sempre conto che una simile struttura andrebbe comunque collocata a ridosso del mai realizzato – ma dovrà pur venire quel giorno – terzo casello autostradale.

Altra ipotesi: valutare bene quanto potrebbe rendere anche uno spicchio dell’immensa area – tutta esposta a mezzogiorno – comprendente il parcheggio (area oggi destinata al mercato bisettimanale), lo stadio, il campo B ed il campo Genova; mettere in sostanza in vendita quello spicchio dotato di una buona cubatura: una torre.

E sia ben chiaro che su questa vasta area va comunque fatto un discorso preventivo (visto che oggi si pone la questione dello stadio): quanto va tenuto sotto forma di verde pubblico, quanto riservato alla Protezione civile, quanto ad area strategica di riserva (ci si ricorda del quantitativo di neve lassù depositato dopo la grande nevicata dell’anno scorso)?

In sintesi, si possono fare tante scelte, ma tutto va fatto nei limiti stabiliti dalla consistenza delle finanze del Comune e quello della saggia programmazione urbanistica. In ogni caso, mentre il Comune sistema i suoi assetti, la società biancoverde eviti un linguaggio che non ha usato neppure contro gli avversari più difficili e gli arbitri meno sereni. Per scegliere l’area del Partenio (scelta che poi determinò l’espansione verso Nord dell’abitato) l’amministrazione Nicoletti, a fine anni Cinquanta del secolo scorso, ipotizzò tre localizzazioni: cupa Zoccolari-contrada Amoretti,  Pianodardine, Polverista. Valutazioni ed appalti (ditta Innocenzi di Bologna) richiesero qualche anno. In tre mesi e mezzo, invece, si fece (impresa Rozzi, estate 1978) quasi tutto l’attuale Partenio (la curva Nord, oggi chiusa, fu realizzata due anni dopo).

Con questi precedenti e questi lavori alle spalle, gli amministratori di oggi (che rappresentano e rappresenteranno anche quelli di ieri) ricordino quegli anni e valutino con molta attenzione ogni cosa anche di fronte alla minaccia del presidente Taccone di portare la squadra a giocare lontano da Avellino. Occorre ricordare al presidente ed ai suoi soci che un conto è ingaggiare un allenatore o un calciatore, cosa ben diversa è amministrare una città sotto gli occhi, oltre che dei cittadini che su queste cose sono di manica larga, della Procura della Corte dei conti che su queste è invece giustamente severissima.

Neppure il riferimento al trattamento che altre società ricevono basta a risolvere la questione. Regioni e province autonome possono agire diversamente, come quelle con allegra amministrazione già investite però da inchieste di tipo sia penale che contabile. A Napoli – diciamo a Napoli – non si è mai riusciti a digerire la particolare intesa Comune-Calcio Napoli sul tema della pubblicità ed oggi si intuiscono tutte le difficoltà tra le parti persino di fronte all’ipotesi di far costruire ai privati un nuovo stadio. La materia è complessa, presidente Taccone, e va trattata con molta, molta calma.

 

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