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    19/12/2018

Centro australiano, Florio sfratta gli over 18

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L'ingresso del centro australiano di AvellinoAVELLINO – In merito al piano di riorganizzazione del Centro sviluppo infantile Australia predisposto da Sergio Florio, direttore generale dell’Asl Avellino, di cui si discuterà nel corso di un convegno in programma domani mattina, alle 9.00, presso la sede di via Don Giovanni Festa, proponiamo questo intervento di Antonio Di Nunno.

*  *  *

Leggo con stupore la notizia dello sfratto degli utenti ultra diciottenni del centro di riabilitazione “Australia” di via Don Giovanni Festa. Il centro, ha rilevato il direttore generale dell’Asl di Avellino, Sergio Florio, era nato nell’immediato dopo terremoto de 1980 come “Centro sviluppo infantile Australia” per iniziativa del governo australiano che donò il complesso al Comune di Avellino. Dedicato da quel governo all’azione di recupero a favore dei bambini, il centro, anche per l’assenza in città e nei dintorni di strutture pubbliche per la riabilitazione e la cura delle disabilità, ha finito con il rappresentare il rifugio di tutti i cittadini colpiti da disabilità.

Annunciare, dalla sera alla mattina, che il centro Australia sarà nel prossimo futuro destinato esclusivamente all’infanzia con conseguente dirottamento al centro “Don Gnocchi” di Sant’Angelo dei Lombardi di tutti gli altri utenti vuol dire sferrare un insultante attacco ad una comunità della quale neppure si accorge la città che sta bene e non ha problemi. Difficile di colpo attirare l’attenzione di una comunità sui “diversamente abili”. Difficile far notare chi nella folla a stento si trascina. Difficile far girare lo sguardo verso la sommità della collina dove in quel centro si radunano dolori, esasperazioni, speranze inutili che fiaccano famiglie.

Certo, se i manager della sanità avessero pensato a recuperare nel tempo, con una nuova piccola costruzione, uno spazio esclusivo per l’infanzia, oggi non ci troveremmo di fronte ad un bivio così assurdo come quello imposto all’improvviso dall’ing. Florio, persona che ho conosciuto quando non avevo alcun bisogno del centro Australia e del suo eccellente personale.

Sacrificare un pezzetto dello stupendo giardino che circonda la struttura non comporterebbe sconvolgimenti, a meno che dentro questa richiesta di spazi esclusivi per l’infanzia non si nasconda l’esigenza di recuperare o negare personale qualificato. Ma in questo caso ci troveremmo di fronte ad un Florio-Marchionne che non riesco a riconoscere. Mandare a Sant’Angelo chi ha più di diciotto anni vuol dire offendere la dignità degli utenti non bambini. Sant’Angelo è a cinquanta chilometri da Avellino e da tanti altri centri della provincia. Dovrebbe cambiare inoltre – fatto non irrilevante – il rapporto per i pazienti ed i fisioterapisti. Qui non stiamo parlando della chiusura di una fabbrica (che già è un bel problema) né di dipendenti che manovrano bulloni o batterie. Stiamo invece parlando di persone che hanno affidato la loro speranza a fisioterapisti da un ventennio, cioè dalla loro sfortunata nascita.

Domanda: abbiamo a che fare con un manager della sanità o con una sorta di Marchionne che tratta i malati come i dipendenti di uno stabilimento da chiudere? Incredibile ma vero: il sindaco Foti ha già una grana (nuova) da sbrogliare. E deve farlo trattando con Florio da pari a pari. Dopotutto sono due manager, no? Nei panni del neosindaco mi recherei nella mattinata presso il centro Australia per confrontarmi a muso duro con Sergio Florio che proprio oggi espone il suo piano nel corso di un convegno che vedrà la partecipazione delle associazioni che tutelano i disabili. Associazioni che sull’argomento non hanno avuto modo di esprimere la propria opinione.

 

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