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    18/07/2019

Edilizia: sogni di ieri, interessi di oggi

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Il ponte di Montevergine, in via Tagliamento, in una foto degli anni SessantaAVELLINO – Ma davvero dobbiamo arrenderci all’idea che tutto quello che è stato fatto prima nel settore edile è tutto un marciume per cui oggi bisogna tuffarsi in quel marciume ed anzi produrne altro? Questa appare oggi l’indicazione del mondo dell’edilizia e di chi in vario modo lo affianca. Prendiamo il caso del “Parco centrale” che dovrebbe (deve) sorgere alle spalle di via Colombo, presso l’autostazione. Nello scontro Comune-costruttori (in zona è prevista anche una discreta cubatura) il Tar di Salerno ha dato torto al Comune ritenendo incompleta la documentazione inviata davanti ai magistrati di Salerno. Ebbene, pochi hanno considerato questo aspetto mentre molti hanno invece stranamente (mica tanto) cominciato a bombardare la città con foto e cartine che dimostrerebbero quanti errori sarebbero stati commessi in favore di tizio o di caio (ma i nomi dei costruttori raramente vengono fatti).

La quieta ma ferma chiarificazione del progettista del Piano regolatore, architetto Augusto Cagnardi, sull’importanza dei due parchi previsti per l’Avellino del futuro – quello attorno al torrente San Francesco e quello nel vallone del Fenestrelle – ha sì alimentato un po’ di dibattito più sereno, ma sembra aver fatto ulteriormente arrabbiare gli…arrabbiati che a quanto pare di parchi, zone verdi, distanze dai torrenti e soldi da versare al Comune non intendono neppure sentir parlare. In pratica, la sovrapposizione di edifici su edifici attorno a quello che una volta era il ponte di Montevergine in direzione Benevento viene scambiata come una sorta di rivalsa per quello che dovrebbe accadere oggi. Poco importa che il massacro di quell’area avvenne tra le fine degli anni Sessanta e l’inizio del decennio successivo in assenza di uno strumento urbanistico e di leggi chiare e ferme sull’ambiente. Fu così che il torrente San Francesco divenne una fogna, e per questo dovettero “tombarlo”.

Da questa incivile situazione che meriterebbe un chiaro ed esplicito intervento del sindaco Foti si ricavano due riflessioni. La prima riguarda il gravissimo peccato che l’Italia si porta sulla coscienza per aver rifiutato di darsi una legge urbanistica quando il Paese cominciò a cambiare tumultuosamente. La civilissima proposta di riforma avanzata da Fiorentino Sullo tra il 1962 ed il 1963 fu bloccata innanzi tutto dalla Dc che temeva, con l’alleanza con i socialisti di Nenni, di perdere voti (cosa che puntualmente avvenne). Ai socialisti era stata promessa la nazionalizzazione dell’energia elettrica (forse – urlavano a destra – Sullo e la Dc  vogliono nazionalizzare anche case e terreni). Quella mancata svolta è sulla coscienza di tanti, anche degli autorevoli irpini della sinistra di Base, la corrente di cui lo stesso Sullo era stato il leader.

Nella guerra tra bande per il controllo in Irpinia del partito dello scudo crociato Sullo fu sconfitto, ma dopo di lui gli illustri colleghi irpini – De Mita, Mancino, Bianco, Gargani – che pure avevano sotto gli occhi e sotto il naso lo scempio del ponte di Montevergine e del torrente San Francesco non hanno alzato un dito per evitare quella rovina. Né mai hanno avviato sul tema della riforma urbanistica una sia pur flebile discussione. Troppo targata Sullo quella riforma per dedicarle anche uno dei tanti dibattiti svoltisi per loro iniziativa in provincia di Avellino.

Seconda considerazione: come è cambiata questa città se negli anni Sessanta nasceva un settimanale, Irpinia nuova, fondato e diretto da Guido Pastena, che sognava un grande parco dal ponte di Montevergine fino a Piazza Cavour ed oltre. Oggi, invece, ci sono organi di informazione che assecondano chi vorrebbe massacrare anche il resto dell’area gravitante sul torrente San Francesco.

 

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