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    16/02/2019

Giannattasio, il politico morto da socialista

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Nicola GiannattasioAVELLINO – Si sono svolti questa mattina nella chiesa di Costantinopoli i funerali di Nicola Giannattasio, spentosi ieri all’età di 81 anni. Sulla figura di Giannattasio, presidente della Provincia di Avellino, per anni sindaco di Montoro Superiore, consigliere regionale del Partito socialista nelle cui file ha militato da sempre e di cui è stato un’autentica bandiera, ospitiamo un articolo di Salvatore Biazzo.

*  *  *

Una vecchia bandiera rossa del Partito socialista avvolgeva la sua bara di noce. L’aveva chiesto espressamente lui di essere ricoperto di quel vessillo. Non ne voleva una qualunque, ma quella della vecchia sezione di Montoro nella quale la prima volta si era schierato pubblicamente e aveva supportato la sua fede innata. Anche la cravatta: doveva essere rossa come quella bandiera, per favore. I figli Oscar, Elvira e Stefania, la moglie Maria, hanno seguito scrupolosamente le sue volontà, espresse già un quindicina di giorni fa, quando ha capito (e pregato Dio da laico, forse per questo più ascoltato) che era la fine di una esistenza tormentata dagli ultimi anni da malattie dolorose, che però lui prendeva sempre col sorriso e con la battuta pronta. Una volta mi disse: socialisti si può diventare, ma se lo nasci non puoi che morire da socialista. Lui è morto da socialista, da persona perbene, per quanto di questi tempi è difficile usare questo termine in maniera appropriata. Avrebbe potuto vantarsi dei titoli politici, sempre su espressa volontà del popolo, ma a lui piaceva molto quando la gente lo fermava e lo chiamava ‘don Nicola’, e in quel ‘don’ e racchiuso rispetto e affetto. Io ne ero nipote, mia madre e sua moglie erano sorelle, l’ho conosciuto  bene: nello studio del prof. Modestino Acone pomeriggi di calura li trascorrevamo parlando di politica, loro erano i miei docenti. Io però non lo divenni socialista, e lui una volta me ne rimproverò. Ultimamente gli capitava di chiamarmi per sbaglio, ma ecco che l’errore si trasformava inevitabilmente in una bella conversazione, inevitabilmente sulla politica. E se gli chiedevi della salute lui glissava la questione e continuava imperterrito a sciorinare consigli: la politica è una brutta bestia, mi diceva, o la cavalchi o ne sei divorato. La preferenza? L’unico strumento vero della democrazia, senza finiremo col ritrovarci nominati i membri della ‘casta’, figli, nipoti, parenti. Chi non ha elettorato non ha una fede, non sente un obbligo se non quello di obbedire al vertice. Ma è la base quella che conta, la gente e  i suoi bisogni.

Nell’imminenza dell’exitus, ha chiesto ai figli di raggiungere le famiglie e di stare in pace, poi alla moglie di stargli accanto, lui voleva soltanto dormire: finalmente.

Ai funerali, nella chiesa di Costantinopoli, stendardi e bandiere rosse. Nessuno può in vita scegliersi la morte che vorrebbe, ma poi sa come comportarsi nel momento finale: lui ha scelto di farlo con la dignità dell’ultimo sorriso e la bandiera socialista ai suoi piedi. Così come visse, sempre col sorriso e la battutaccia del socialista, è morto Nicola Giannattasio: con dignità e da socialista.

 

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