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    16/02/2019

Turismo, quali prospettive per l'Irpinia?

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Il castello di Taurasi. Nle riquadro, Carlo GesualdoAVELLINO – Il mese scorso il Consiglio regionale, dopo trent’anni di discussioni e di impegni disattesi, ha finalmente approvato la nuova legge regionale sul turismo. Tra i capisaldi compaiono la valorizzazione del turismo “rurale” e delle risorse delle aree interne, e la istituzione dei cosiddetti “poli turistici locali” (Ptl) che di fatto dovrebbero gestire le politiche turistiche sul territorio. Cosa dovrebbe attendersi l’Irpinia dall’applicazione della nuova normativa? Sicuramente la conferma delle attuali tendenze dell’offerta turistica locale. Oggi è concentrata essenzialmente sui percorsi enogastronomici che si snodano in contesti rurali. In realtà, sarebbe più proprio e realistico definirli “pseudo rurali”. L’Irpinia da anni ha perso la sua vocazione agricola: sopravvivono un’unica coltura di qualità (vigneti) ed un settore marginale di lavorazione e trasformazione dei prodotti alimentari (quello caseario). Stando così le cose, la promozione del turismo rurale si traduce nel potenziamento di microstrutture (gli agriturismi, soprattutto) che da qualche anno tendono ad avviarsi sempre di più verso il settore della ristorazione, ovvero a trasformarsi in strutture a carattere ricettivo essenzialmente estranee al tessuto rurale. Il rischio concreto, insomma, è che in Irpinia l’economia del turismo si riduca sempre di più all’enogastronomia, e, in definitiva, al “mordi e fuggi” del giorno di festa o – al più – del week end.

C’è un alternativa? Potrebbero essere promosse azioni dirette a sviluppare il turismo “stanziale”? In realtà, oltre all’enogastronomia, l’Irpinia ha due risorse: natura e cultura. La prima è già sfruttata nell’ambito di flussi turistici brevi. Il Laceno ed il Terminio sono sistematicamente presi d’assalto dai turisti “mordi e fuggi”. Peraltro, mentre nel primo caso è apprezzabile la presenza di strutture ricettive e ricreative (e, quindi, di un turismo “stanziale”, quantomeno in alcuni periodi), nel secondo caso la sostanziale carenza di strutture (eccezion fatta per quelle rientranti nel settore della ristorazione) di per sé esclude la possibilità di garantire soggiorni medio-lunghi. E, tuttavia, negli ultimi anni, soprattutto grazie alle attività di volontariato di alcune associazioni meritevoli, sono state promosse nuove iniziative (i percorsi di trekking, ad esempio) dirette a differenziare l’offerta turistica tradizionalmente proposta dagli operatori economici di queste località, in modo da attirare un’utenza diversa e, probabilmente, più appetibile e qualificata. Nuove e diverse prospettive potrebbero aprirsi grazie allo sfruttamento delle “vie dell’acqua” che, almeno in alcuni tratti, si prestano a percorsi naturalistici che garantirebbero un indiscutibile appeal.

L’altra risorsa disponibile per lo sviluppo del turismo in Irpinia è la cultura. Al di là di ogni demagogica sopravvalutazione dei monumenti e delle opere d’arte presenti sul territorio, l’Irpinia non ha centri culturali di attrazione “autoreferenziale”, che possano, quindi, attirare turisti a prescindere da qualsiasi campagna pubblicitaria e da qualsiasi attività di promozione specifica. D’altra parte, la concorrenza è spietata; basta un solo dato: la Campania conta ben sette siti Unesco; nessuno di questi si trova in Irpinia: Aeclanum, insomma, non è Pompei. Lo sviluppo del turismo culturale, quindi, deve scegliere altri percorsi. Sono quelli che in altre regioni hanno toccato i luoghi in cui si sono dipanate storie affascinanti ed intriganti (magari descritte da libri di successo), ovvero località che hanno ospitato il set di film o di fiction televisive.

In definitiva, è un turismo delle “suggestioni”, che può prescindere dalla presenza di siti monumentali o artistici di primaria rilevanza. Si tratta di trovare le storie. In realtà, in Irpinia non ne mancano. Basti pensare a quella di Carlo Gesualdo e della sua famiglia. Alla sua storia hanno già attinto il cinema, grazie all’interesse del regista tedesco Werner Herzog, e la letteratura (negli ultimi anni sono stati pubblicati vari saggi ed opere teatrali). E, ancora, in Irpinia non mancano luoghi “magici” e suggestivi: tra tutti, la Mefite di Rocca San Felice che ispirò Virgilio nella descrizione dell’Ade contenuta nel sesto libro dell’Eneide. Scoprire e programmare: questa dovrebbe essere la mission dei Poli turistici locali che dovrebbero essere creati in Irpinia. In caso contrario, avremo un carrozzone politico nuovo di zecca ed avremo sprecato un’ennesima opportunità di sviluppo e di crescita socio-economica.

 

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