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    19/04/2019

Un progetto di ingegneria idraulica per Piazza Kennedy

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Via Carducci, nei pressi di Piazza Kennedy, invasa dalle acque (foto di Carmine Bellabona)AVELLINO – In tanti hanno perduto la memoria di fatti ed episodi capitati in Avellino oltre mezzo secolo fa. Eppure vicende meteorologiche che stanno capitando in tutto il Paese – senza alcuna distinzione tra zone costiere e zone interne nonché alvei dei fiumi – dovrebbero farci aprire gli occhi e riflettere anche su qualche “evento” recente. Chissà perché sono state subito dimenticate le foto pubblicate circa un mese fa dai giornali locali mostranti una piazza Macello invasa dall’acqua piovana che, non riuscendo a trovare punti di deflusso (impressionante la foto a colori apparsa sulle pagine provinciali del Mattino), aveva coperto via Circumvallazione, parte di via Carducci e la rotatoria che disciplina il traffico proveniente anche da via Del Balzo; in gran parte anch’essa “introvabile”. Per non parlare dell’area dell’ex mattatoio a sua volta destinata a piazza pedonale: Piazza Fiorentino Sullo.

Queste foto, e quella del Mattino in particolare, ci hanno fatto tornare in mente le tragedie del passato delle quali prima parlavamo. E già, perché se qualcuno non ha ancora capito di cosa stiamo parlando, gli ricordiamo subito che il lento e quieto digradare del territorio di quella parte della città dal livello di via Mancini a quello di Piazza Kennedy e via Circumvallazione produce per le acque bianche scolanti da quella strada (via Mancini) un tentativo di inserimento nel torrente San Francesco già dal 1961 (deviato dal piazzale dei bus sotto via Circumvallazione e sotto il tratto finale dei giardini antistanti Palazzo Santaniello). In pratica, in quel tratto di torrente – rovinato in tantissimi casi dall’inserimento a monte di tanti scarichi fognari – giungono le acque meteoriche di Piazza Garibaldi, via Amabile, via Del Balzo, via De Renzi, giardini di tutta l’area, Tuoro Cappuccini, rampa San Francesco Saverio, Parco Abate ed altro.

Il torrente San Francesco lì intubato sessant’anni fa non ce la fa a raccogliere tutto e a trasferire senza sbocchi ed esondazioni l’acqua che confluisce nell’invaso dell’area Macello fin dentro il Fenestrelle posto dall’altra parte del castello e di via Umberto I. Avellino subì nel 1961 più giorni di pioggia che ai primi di novembre di quell’anno crearono più di un problema. Per esempio furono impraticabili per giorni l’area gravitante sul piazzale dei bus, il largo delle Stigmatine, l’area della stazione in via Tedesco (al ponte che dopo la galleria porta ad Atripalda l’acqua portò via le spallette); e tutti i tratti circostanti vari torrenti: area Fornelle e San Leonardo-Sant’Antonio Abate. Fu allora che si concretizzò l’idea di creare un nuovo quartiere Iacp per gli abitanti della zona e fu allora che l’ing. Domenico Fraternali scrisse su Cronache Irpine l’articolo – evidentemente poco capito o poco letto – dal titolo Ma le ruspe non bastano: un chiaro discorso a favore del centro antico.

Ma prima parlavamo di episodi ancora più lontani e tragici. Ci riferiamo all’alluvione di dieci anni prima, quella del 1951, che provocò anche delle vittime. Una colpì molto l’opinione pubblica: quella riguardante il figlio del guardiano del mattatoio, un bambino che morì tra i flutti che avevano invaso tutta quell’area al punto di invadere l’alloggio del custode D’Ambrosio. In pratica, tutto si è ripetuto come nel giorno in cui i fotografi del Mattino hanno fissato l’immagine di un’area impossibilitata a liberarsi dall’acqua piovana lì accumulatasi.

A questo punto si pone un bel problema. Il Piano Cagnardi, come è noto, prevede una piazza pedonale sull’area dell’ex mattatoio (sul lato di via Carducci quella piazza avrebbe anche una cortina edilizia: la volumetria in vendita consentirebbe al Comune di pagare qualche debito). A parte che a questo punto – cioè se si dovesse vendere qualche cubatura – bisognerebbe riordinare il tutto da un forte e bel punto di vista architettonico. Non è, cioè, più funzionale e conveniente collocare la cubatura da edificare sulla chiusura della piazza anziché su via Carducci dove un edificio toglierebbe proprio il respiro e la bellezza della piazza?

E visto che stiamo parlando di acqua non è meglio pensare per tempo all’interrato torrente Rimitiello che scorreva proprio su un fianco del mattatoio? E così come abbiamo ricordato in un precedente articolo non è il caso, per l’occasione, pensare anche al vecchio pozzo posto nei pressi della ciminiera di via Carducci del vecchio mattatoio? Quel pozzo oggi non è usato ma forse nel riordinare l’area bisognerà tener conto di tutto. Forse con una precisa opera di ingegneria idraulica bisognerà creare – sotto il tratto che dall’area Viva Hotel arriva oltre il largo del convento delle Stigmatine catturando, ripetiamo, anche le acque pluviali che precipitano da rione Parco – un altro canale artificiale. L’intubato e stretto rio San Francesco – lo ripetiamo ancora – non ce la farà mai più a servire zone colpite da “bombe d’acqua” o fenomeni simili una volta davvero rari. Inutile illudersi. Bisogna intervenire subito.

A cominciare, naturalmente, da nuovi ed ampi canali di trasferimento dell’acqua piovana oltre il castello, verso il Fenestrelle e naturalmente oltre la discesa di rione Parco, a sua volta altra strada-affluente di quel delicato punto di Avellino. Qualcosa di importante fu fatta negli anni Settanta in funzione del “progetto 21” varato dalla Cassa per il Mezzogiorno per il disinquinamento del golfo di Napoli. Le reti fognarie di tutta la Valle del Sabato furono indirizzate verso il depuratore realizzato presso il casello autostradale Avellino Est. Non ha salvato quel progetto dall’inquinamento la Valle del Sabato, e pochissimo fu fatto per registrare il deflusso delle acque bianche verso il Sabato. Oggi paghiamo le conseguenze delle scelte limitate di allora e forse è un errore predisporre – così come sembra che il Comune abbia intenzione di fare –  il deflusso delle acque bianche da rione Parco attraverso un nuovo “scatololare” fin dentro Piazza Castello ed il torrente San Francesco.

 

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