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    21/09/2017

Quando nella terra di De Sanctis c’era la ferrovia

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Matteo RenziMORRA DE SANCTIS – Sulla visita che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, farà domani in Irpinia all’Ema (Europea microfusioni aerospaziali) di Morra De Sanctis ospitiamo un intervento di Pietro Mitrione dell’Associazione in_loco_motivi.

*  *  *

La Sua visita a Morra De Sanctis, presidente Renzi, avviene pochi giorni dopo la ricorrenza del 34° anniversario del terremoto dell’80, una tragedia che in Irpinia difficilmente verrà dimenticata. Da allora speranze e delusioni si sono alternate, quello che poteva essere e non è stato è dimostrato dai tanti nuclei industriali costruiti nel dopo sisma ed ormai abbandonati da anni. Lo spopolamento dei territori altirpini unitamente al fallimento della industrializzazione del cratere, signor presidente, sono la concreta testimonianza del mancato sviluppo economico per la nostra martoriata Irpinia.

Lei visiterà una delle pochissime realtà industriali che ha avuto “fortuna”, la Ema di Morra De Sanctis, ma delle tante industrie rimaste simboli vuoti, come cattedrali nel deserto, nessuno potrà elencargliele perché non basterebbe il tempo che Lei ha dedicato alla sua visita in Irpinia. Eppure dietro a queste “non più fabbriche” c’è la vita quotidiana di migliaia di persone che, come avvenne negli anni del dopoguerra, hanno lasciato la propria terra per emigrare. Non sarà possibile ricordarLe che qui fra poco chiuderanno anche le caserme dei carabinieri, ultimi baluardi della presenza dello Stato, dopo che scuole, tribunali, ospedali, trasporti ed altri presìdi di civiltà sono stati azzerati.

Lei, sicuramente, non arriverà con mezzi pubblici e farà bene perché anche questi sono scomparsi. Una volta c’era anche una ferrovia, la Avellino-Rocchetta, voluta proprio da Francesco De Sanctis, i cui binari sono posizionati a pochi metri dalla fabbrica Ema che Lei visiterà. Nessuno Le dirà che la nostra Irpinia è stata cancellata dalla geografia ferroviaria italiana. Nessuno Le dirà che basta una giornata di avverse condizioni atmosferiche ché tutto “salti”: energia, telefoni…e, se poi dovesse nevicare, la paralisi diventa totale. Lei, certamente, non percorrerà la famigerata strada Ofantina peccato: avrebbe visto di persona come una strada di montagna sia diventata un asse di scorrimento veloce che causa continue tragedie. Queste sono le contraddizioni che si vivono quotidianamente in Alta Irpinia, presidente Renzi. L’Ema non deve abbagliarla, non è un’isola felice perché queste arretratezze infrastrutturali penalizzano direttamente o indirettamente tutto e tutti.

Lei poteva scegliere di visitare i luoghi della vera eccellenza del nostro territorio: le sorgenti da dove sgorga l’acqua della terra d’Irpinia. Una risorsa che consente a milioni di persone di potersi rifornire di questo bene essenziale. Presidente Renzi, questo è il nostro petrolio e niente e nessuno, Lei compreso, deve attentare a questa sua funzione. Abbia rispetto per questa battaglia a difesa dell’acqua che sta diventando lotta di popolo. Il nostro territorio non può essere ulteriormente violentato da progetti che vedono nelle trivellazioni petrolifere opportunità economiche.

La vorrei salutare, caro presidente, con lo stesso sorriso di quando, io giovane capostazione a Rignano sull’Arno, suo paese di origine, salutavo i bambini, e Lei certamente è stato fra questi, che venivano in stazione a guardare i treni accompagnati dai propri genitori. Dopo decenni vorrei darle il benvenuto nella mia Irpinia ma oggi, proprio oggi, non ci riesco nonostante i tanti bei ricordi che mi legano alla sua terra toscana! Starò con quelli che non sono d’accordo con le scelte da Lei operate, starò con quelli che mi chiamavano “pellaio”, il cui termine offensivo Lei conosce bene, quando i treni pendolari facevano ritardo ed ai quali esternavo la mia solidarietà sindacale.

Sinceramente non Le griderò contro “bischero” e nemmeno “pellaio”…mi basta stare con i miei compagni di lotta, come sempre!

 

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