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    23/11/2017

Lo stadio nuovo? Il limite è l'urbanistica

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Lo stadio Partenio-Lombardi oggiAVELLINO – Non per rendere complicati i calcoli del presidente dell’Avellino Calcio, Walter Taccone, ma i suoi timori sulle lungaggini burocratiche che potrebbero ritardare i tempi di realizzazione del suo “sogno” circa la costruzione di un nuovo stadio al posto di quello esistente in via Annarumma sono più che fondati. E per due, o tre, questioni che si sovrappongono. Le questioni possono essere due o tre, a seconda se il progetto presentato da Taccone interesserà o meno Campo Genova. Dicevamo degli altri due difficilmente sormontabili problemi:

1) la lottizzazione De Marco cui fu legata – all’epoca dell’allora possibile urbanistica contrattata (ti faccio fare lo stadio se tu Comune mi consenti la costruzione di un certo numero di villette; questo patto fu sancito intorno al 1960-61 quando il Comune di Avellino si trovò a scegliere fra tre soluzioni possibili: contrada Zoccolari, appunto, Pianodardine e zona della Polverista – presso l’allora costruendo carcere, a ridosso della variante. La lottizzazione De Marco fu realizzata al di sotto dell’attuale Curva Sud, allora “zona spogliatoi”. Non pare che per lottizzare in quel punto sia stato, negli anni, lasciato un centimetro quadrato libero. Anzi. E qui veniamo al secondo grande problema.

2) Con una singolare e tuttora dibattuta decisione presa in sede di approvazione definitiva del Pua redatto dall’architetto Augusto Cagnardi il Consiglio comunale di Avellino rese edificabili, tra gli altri, anche i suoli che prima, come giardini, circondavano le belle villette della lottizzazione De Marco.

Quant’altro c’è da spremere – in termini di cubatura – dalla campagna che fu della famiglia De Marco? Poco, anzi niente. Ed è difficile immaginare che la legge di recente approvata dal Parlamento per aiutare le società di calcio italiane a costruirsi impianti propri, possa prevedere la moltiplicazione delle zolle di terreno e dei fili d’erba dove questi sono già diventati cibo per l’edilizia. Né vale dire che da quell’accordo è passato più di mezzo secolo: i fili d’erba quelli erano…

Il Consiglio comunale vuole rimettere tutto in discussione? Può farlo? E chi oserà tirar fuori le carte del patto Comune-famiglia De Marco? E quali carte poi? E  chi sarà chiamato a giudicare, a vigilare (e di questi tempi, poi)? Ricordiamo sempre che il Piano regolatore di Marcello Petrignani (1971, il primo che la città si sia dato dal dopoguerra) già si trovò ad arare in un campo nuovo: lo stadio era lassù incompleto, ma tutto quello che serviva, strade, parcheggi, servizi, arrivò con la promozione della squadra bianco verde in serie A (1978) quando si trattò di realizzare quanto Petrignani aveva potuto “disegnare” sull’allora non toccata campagna della famiglia Capozzi.

C’è oggi spazio per rendere concreto il vasto programma presentato dal presidente Taccone per il suo megaprogetto? No, non c’è perché persino Campo Genova, destinato eventualmente ad un qualificato centro sportivo dell’Avellino Calcio, è occupato dalle previsioni del Piano Cagnardi che sull’area aveva previsto delle torri. In sintesi, i metri della cubatura realizzabile per rendere appetibile quel terreno – già destinato a verde pubblico, poi utilizzato per insediarvi le casette per i terremotati, ora centro di raccolta per rifiuti speciali – restano oggi in vendita, cubatura compresa, ma per far rientrare il monte debiti del Comune.

L’Avellino Calcio può eventualmente utilizzare una correzione al precedente Prg fatta da Cagnardi che volle prevedere, su sollecitazione dell’amministrazione comunale dell’epoca, una eventuale utilizzazione – come centro commerciale, ma sempre con un campo di calcio all’ultimo piano dell’edificio, modello stadio di Monaco – dell’area del campo B del Partenio, oggi Partenio-Lombardi. Formula quest’ultima utilizzata addirittura per costruire il nuovo stadio di Teramo (una grande società commerciale ritenne il punto di incrocio delle autostrade Adriatica e Abruzzo-Roma come il punto migliore dove insediare un centro commerciale: in cambio s’impegnò a realizzare il nuovo stadio).

Taccone vuol fare qualcosa del genere? È possibile, ma sul resto – negozi, nuova volumetria, utilizzazione del campo Genova – deve sapere che ci sono degli impedimenti e dei limiti che nascono dall’urbanistica sbagliata di questa città, dal suo passato. E poi i suoi tecnici ricordino sempre che quella del Partenio è zona di sorgenti di ottima acqua. Per costruire lungo il declivio è stato fatto sparire il torrente Rimitiello.

 

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