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    21/11/2017

Gli insegnanti: missionari o fannulloni?

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaScuola_corsi.jpgAVELLINO – Sul tema dell’aumento dell’orario obbligatorio di servizio per gli insegnanti ospitiamo un intervento di Lucio Garofalo.

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Missionari o fannulloni? Riflessioni a proposito di "docenti fannulloni" e di ipotesi di incremento dell'orario obbligatorio di servizio (a parità di retribuzione economica). Sorvolo sul fatto (di cui nessuna persona che sia davvero onesta e seria intellettualmente potrebbe mai dubitare, se non chi è in perfetta mala fede) che un notevole carico di lavoro e di studio dei docenti avviene, per forza di cose e per necessità (solo in teoria si tratta di adempimenti volontari), a livello extra-scolastico e gratuito. Altrimenti chi corregge i compiti, chi prepara le lezioni, chi compila i registri ed altri documenti burocratici e così via?

In ogni caso, mi preme sottolineare un aspetto cruciale della cosiddetta "professionalità docente", fin troppo umiliata e bistrattata da anni di campagne ideologiche infamanti e screditati (da destra, vedi Brunetta e soci, a manca, si pensi a Reggi e "compagni"). Mi spiego subito. Nel mondo della scuola italiana prevale da sempre una tendenza, come dire, clericaleggiante, ovvero una visione di tipo religioso, idealistico o metafisico che concepisce (in taluni casi, con una dose notevole di ipocrisia) l'insegnamento come una sorta di "missione", per cui i docenti dovrebbero lavorare soprattutto per la "gloria", per la "croce" o per la "santa inquisizione". Insomma, prestando una gran mole di lavoro eccedente e gratuito. Ebbene, come mai per i bidelli non è così? Idem per i medici e gli infermieri? Per gli avvocati oppure altri professionisti? Per tutte le categorie di "lavoratori dipendenti", fatta eccezione per gli insegnanti, le ore di lavoro prestate in eccedenza, vale a dire "straordinarie", sono ben retribuite. Insomma, gli unici "fessi" della situazione siamo sempre e solo noi: i presunti o sedicenti "missionari" della scuola. E pensare che il sottoscritto è persino un ateo anticlericale. E poi ci chiamano pure "fannulloni" o "lavativi". Mettetevi d'accordo: siamo missionari o nullafacenti? Nulla di tutto ciò. Siamo, molto più laicamente (o semplicemente), dei professionisti. Da rispettare (e retribuire) in quanto tali. Lucio Garofalo

Aggiornamento del 30 luglio 2014, ore 16.15 - "Che fare" - È il classico quesito che mette in difficoltà e in imbarazzo un po' tutti. Soprattutto chi è una persona davvero seria, onesta e coraggiosa intellettualmente. Potrei cavarmela rispondendo in modo evasivo oppure generico, senza affrontare il nodo della questione posta dal fatidico interrogativo "che fare?", che è un nervo scoperto. Rispondo seccamente, ma soprattutto sinceramente: Non lo so con certezza! Forse, se servisse scendere in piazza per manifestare e lottare, converrebbe continuare a farlo. So solo che il famigerato ed infame piano Reggi è stato ritirato, ancorché solo temporaneamente, quando i burattinai hanno verificato la nostra energica reazione "estiva", manifestatasi con proteste veementi ed accese, esternate con gli strumenti di comunicazione a nostra disposizione, anche e soprattutto Internet e i vari social-network, con assemblee auto-convocate scavalcando le sigle sindacali (non a caso, i vertici sindacali si sono spaventati), scendendo in piazza e sfidando le forze dell'ordine schierate in assetto antisommossa. Dunque, la nostra lotta e la nostra protesta sono state immediate ed efficaci. Sono servite a fermare i loro infami e disgustosi propositi. Almeno per il momento. Per cui ritengo che ci convenga restare sempre vigili e pronti a reagire, magari uniti e compatti. Se possibile. Questo è il principale elemento di vulnerabilità della categoria docente: la mancanza di coesione interna e di solidarietà corporativa. Nelle "alte sfere" del potere lo sanno. Sanno che possono dividerci e scatenare facilmente guerre tra poveri, contese miserabili, litigi come quelli tra i capponi di Renzo Tramaglino neiPromessi Sposi. Basta ventilare (o sventolare) una promessa di 80 miserabili euro. Come, d'altronde, è accaduto di recente. Ed abbiamo visto l'esito, il "cappotto elettorale" che una simile operazione ha sortito a netto vantaggio di un rapido ricompattamento politico (in pieno stile neodemocristiano) del blocco di potere attorno alla figura di Renzi. Vi esorto a cogliere l'ironica analogia e l'assonanza tra il succitato Renzo e Renzi (a quanto pare, le allegorie e le metafore manzoniane sono ancora molto attuali). Lucio Garofalo

 

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