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    14/11/2018

Un proverbio alla volta/Lu carrucchiuàne è cum a lu puorco è buono sule roppe muorte

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche_proverbi.jpgCARIFE – Lu carrucchiuàne è cum a lu puorco è buono sule roppe muorte (L’avaro è come il maiale è buono solo dopo morto) - L’assimilazione dell’avaro al maiale può sembrare inopportuna, eppure non c’è migliore paragone. L’avaro, durante la sua esistenza, non fa altro che accumulare denaro, Non fa investimenti, non aiuta mai nessuno, è sempre chiuso in se stesso e pensa esclusivamente alla sua cassa. Non si vede mai al bar per paura di dover pagare un caffè all’amico. Non partecipa alle feste per non spendere. Si lamenta sempre di non avere soldi, per nascondere la sua ricchezza. Se qualche parente si trova in difficoltà, e gli va a chiedere aiuto, facilmente gli giura di non avere neanche “gli occhi per piangere”.

Allo stesso modo, il maiale quando è in vita, chiuso nella stalla, non pensa ad altro che a mangiare. Sembra sempre affamato, grugnisce spesso per richiedere il cibo e, durante il pasto, non consente ai suoi simili di mangiare nello stesso trogolo, provando anche a morderli se si avvicinano.

Da queste osservazioni è nato il proverbio che ancora oggi conserva la sua validità. Infatti, il valore dei due elementi si apprezza, allo stesso modo, solo dopo morti. L’avaro, quando passa a miglior vita, è costretto a lasciare ai suoi parenti tutti gli averi che aveva ben nascosto rendendoli, qualche volta, più ricchi di quanto immaginassero.

Il maiale ugualmente, dopo morto, viene trasformato in salsicce, capicolli, soppressate e prosciutti. Dei suoi resti non viene buttato via alcuna parte, neanche le setole che vanno ad  arricchire il banchetto del calzolaio che le usa per infilare il filo nei buchi per cucire le suole.

 

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