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    26/09/2017

Ambiente, un piano a difesa delle zone a rischio

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche_italia_geologia.jpgAVELLINO – Sul tema del dissesto idrogeologico del territorio meridionale e, quindi, anche della nostra provincia, e più in generale sulla necessità di un’adeguata politica ambientale per la difesa delle comunità dalle calamità naturali ospitiamo un intervento di Antonio Mondo, geologo.

*  *  *

Ormai ogni cambio di stagione è vissuto con terrore su qualunque parte dell’Appennino: le piogge torrenziali, le forti nevicate, le variazioni climatiche determinano dinamiche evolutive del territorio per la natura geologica e geomorfologica del suolo dell’Appennino, specialmente meridionale, dove  ad un substrato roccioso, calcareo-calcarenitico, si sono innestati materiali argillosi e limosi, frammisti a piroclastiti di origine squisitamente vulcanica.

I versanti montuosi del Partenio-Montevergine sono soggetti a frane lente che si presentano in tutte le direzioni: lauro-baianese, caudina, Alta Irpinia. Come dire che quasi tutta la superficie territoriale (90%) presenta criticità idrogeologica. Lo stato di precarietà delle nostre montagne e delle colline, dei fiumi, del degrado urbano ed edilizio che, con drammatica periodicità, arreca danni incalcolabili e semina vittime ad ogni piè sospinto. Senza contare il problema ambientale, abbinato a quello delle frane e qui frana anche il governo.

Sul nostro territorio, quello eminentemente appenninico, sono numerosi i fenomeni franosi che hanno interessato tutta l’Italia, dalle regioni del Nord alla Sicilia. Le piogge copiose e violente, le bufere improvvise, nonostante le previsioni annunciate, si sono rivelate rovinose per l’assenza di un’azione di salvaguardia.

La mancanza di lungimiranza legislativa ha permesso lo scempio urbanistico, la non difesa del suolo, permettendo che fiumi e torrenti, per mancanza di sistemazione idraulica territoriale ed infrastrutture, seminassero disagi e morte. Vale la pena di ricordare, e continuare a denunciare, quanto si è verificato nelle località di Quindici nel Vallo di Lauro, Sarno e Atrani in provincia di Salerno, Giampilieri e Scaletta Zanclea in provincia di Messina. Ancora in Calabria, nel Vicentino, nei centri liguri delle Cinque Terre, in provincia della Spezia: tutte zone drammaticamente devastate con gravi conseguenze e distruzioni. Come sempre l’impegno delle cariche istituzionali si risolve con lettere di scusa ed il cordoglio del capo dello Stato.

Il Paese ha bisogno di una sistemica politica del suolo e di una minuziosa protezione delle aree a rischio. Che non è solo tutela del paesaggio, ma difesa delle popolazioni che vivono in aree il cui assetto idrogeologico fa tremare appena piove o nevica. Queste opere di soccorso dell’ambiente necessitano di un programma organico: risorse ingenti, investimenti pluriennali che riparino lentamente lo stato di decomposizione del Belpaese. Se i nostri governanti sono sordi ad ogni tipo di aiuto anche di fronte a morti bianche, vuol dire che tutte le tragedie e gli avvenimenti luttuosi saranno quasi sempre accompagnate dalle amare lacrime dei parenti. Come si fa a non capire che ad ogni pioggia torna la paura, ogni nevicata semina il terrore. Come al solito solo di fronte ad avvenimenti luttuosi si promettono grandi investimenti per la prevenzione delle tragedie; poi, passato il momento, non resta che piangere i danni, anche in termini di vite umane. A tutt’oggi non ci sono piani per monitorare il territorio, non conosciamo lo stato dei valloni e dei fiumi. Sappiamo solo dell’intenzione di formare un’équipe di geologi, ingegneri, tecnici specializzati della Protezione civile per organizzare e lanciare l’allarme in situazioni avverse.

La natura, per quanto buona, se aggredita si difende ripristinando i suoi equilibri, soffocando ogni sforzo da parte dell’uomo. Occorre una maggiore cultura ambientale di pianificazione per proteggere il territorio. Dove sono i piani di assetto idrogeologico predisposti dal governo centrale? Quanto tempo ancora bisogna aspettare per avere una classe politica all’altezza, che non solo sappia amministrare onestamente, con riforme azzeccate volte a migliorare le condizioni sociali ed economiche del Paese ma, per rimanere nel campo specifico della ricerca geologica, con una politica di prevenzione e, nel contempo, di continuo monitoraggio del nostro territorio al fine di  fronteggiare tempestivamente le calamità naturali?

 

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