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    13/12/2018

Il ricordo/Sempre con noi

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Antonio Di NunnoAVELLINO – Ospitiamo volentieri il bellissimo ricordo di Antonio Di Nunno che Matteo Cosenza, già giornalista del Mattino e direttore del Quotidiano della Calabria dal 2006 al 2014, ha postato su Facebook insieme con la foto che pubblichiamo alla fine. Un ritratto completo dell’uomo, del giornalista, del politico. Il giornale di cui si parla nell’articolo e che Tonino “realizzava con alcuni amici” è L’Irpinia. Grazie, Matteo.

*  *  *

Chi ha la bontà e la pazienza di seguire le mie cose sa che rifuggo dal pubblicare foto mie o di familiari. Violo questa regola, dettata da pudore e anche da privacy, per ricordare un carissimo amico e collega scomparso nel gennaio di tre anni fa. La foto è dell’agosto 2008 e fu scattata sulla bellissima spiaggia dell’Hotel Federica di Riace, a un centinaio di metri – giusto per capirci – dal punto in cui furono ritrovati i Bronzi. Ci siamo io e Anna, lui, Tonino Di Nunno, e Paola. Nudità a parte, l’immagine racconta un momento di gioia per il luogo, per l’incontro. Perché la pubblico ora? Perché è comparsa inaspettatamente l’altro giorno quando spostando dei libri su uno scaffale me la sono ritrovata per terra, era inserita chissà perché in uno dei volumi della “Storia di Roma” di Teodoro Mommsen che non toccavo da una quarantina d’anni. Sono così affiorati ricordi indelebili, belli come pochi altri della mia vita.

Tonino è stato un giornalista di valore, appassionato e impegnato, aveva concluso la sua esperienza lavorativa come redattore capo della Rai, soprattutto impeccabili erano i suoi servizi sul territorio e la cultura. Dicevo impegnato perché lui, irpino doc, dal 1995 fu sindaco di Avellino e, con il suo carattere e il culto dell’indipendenza che lo contraddistingueva, squarciò il sipario che De Mita, in sintonia con il fidato Nicola Mancino, apriva e chiudeva a piacimento. Fu uno scontro epico. Fu il primo sindaco (a elezione diretta) dell’Ulivo nello stesso periodo in cui l’Ulivo fece eleggere Luigi Anzalone presidente della Provincia. Ricordo che ero al Mattino e fui inviato a Avellino per intervistare Anzalone che raccontò la battaglia in corso con Ciriaco, un po’ scontata nei suoi confronti provenendo lui dal Pci, e ben più clamorosa verso Di Nunno che era democristiano.
L’idea di città di Di Nunno era davvero suggestiva e innovativa: una città giardino, senz’auto anche grazie a un tunnel, parchi e verde per tutti, soprattutto per i bambini. L’avversione di De Mita fu durissima e per il sindaco furono nove anni di inferno. Uomo senza padroni e padrini se ne andò sbattendo la porta con uno schiaffo sonoro al “feudatario” che sulla carta aveva vinto, ma nella coscienza degli avellinesi e di quanti lo conoscevano e stimavano fuori dalla sua terra era Di Nunno il vincitore morale.

In quei nove anni ci fu anche l’evento, sicuramente favorito dallo stress a cui era sottoposto, che cambiò molto la sua vita: fu colpito da un ictus, fortunatamente si riprese con tutte le sue facoltà intellettive intatte ma con conseguenze fisiche sul suo lato sinistro.

Quell’estate del 2007 – ero da poco meno di un anno in Calabria – pensai di utilizzare anche i pochi giorni di vacanza restando sul territorio e, grazie a Francesco Sorgiovanni, corrispondente di valore del mio giornale, scoprii quel luogo incantato dell’Hotel Federica, curato da Maurizio Baggetta e dalla sua famiglia con un amore di cui gli saremo sempre grati. Nei primi giorni stavo poco in spiaggia e tra la stanza e un patio trascorrevo molto tempo al computer e al telefono. Dai punti dove sostavo vedevo passare questo signore distinto, con al fianco la sua compagna, che si avviava con passo stentato verso la spiaggia dove una poltroncina lo attendeva: aveva almeno due giornali, Il Mattino e il Corriere della Sera. Li sfogliava in una maniera che mi colpiva: pagina dopo pagina, con una lettura metodica, da sinistra a destra. Va detto che in passato ci eravamo incontrati casualmente in qualche dibattito, ci conoscevamo più per le nostre attività, che hanno il vantaggio della visibilità, che per una frequentazione diretta. Poi qualche anno era trascorso, in più ero preso dai miei impegni nonostante fossi in vacanza, e così trascorsero alcuni giorni nei quali ci scrutavamo soltanto, anche lui faceva lo stesso.

Poi una mattina finalmente ci incrociammo e bastò che ambedue dicessimo “Tonino” e “direttore” (non mi ha mai chiamato per nome) per scioglierci in un sorriso. E iniziò una vera, bellissima amicizia terminata due giorni prima della sua morte. Per tre anni trascorremmo le vacanze a Riace, in quei giorni cadeva il suo compleanno e nel giardino prospiciente la spiaggia quel rito delle candeline suggellava giornate radiose. Un anno venne anche nostra figlia Ilaria, che fu adottata da Tonino e Paola, e un giorno che ci eravamo allontanati per andare a Reggio, al ritorno sapemmo che Tonino aveva difeso Ilaria da un “disturbatore” di una certa età. Ricordo che lui aveva un rito, quasi religioso, di andare ogni estate a Reggio per vedere i Bronzi e la testa del Pensatore. Tornava felice da quell’appuntamento. Dire delle nostre conversazioni è impossibile. Con lui si poteva parlare di tutto, di giornali naturalmente, di letteratura, di filosofia, di storia (quale precisione nei suoi racconti!).

Si addolorò molto quanto seppe che dopo tre anni non saremmo andati a Riace. Ma siamo stati in contatto si può dire costante per anni. E sentivo, più che da quello che mi diceva, dal tono che stava soffrendo molto, che l’accanimento della natura, particolarmente matrigna con alcuni, gli stava riservando. Alle conseguenze dell’ictus si era associata una seria malattia respiratoria. Quando compresi da una telefonata, l’ultima, che le cose non erano messe bene, andai con Anna a trovarlo nella casa della sorella dove stava e trascorremmo con lui e Paola ore indimenticabili. Non volle parlare della sua condizione, mi mostrò anche e mi diede un giornale che realizzava con alcuni amici e mi segnalò un suo articolo sulla città e la politica. Il giorno dopo fu ricoverato e il seguente finì.
Nella chiesa dove si celebrarono i funerali con la partecipazione di tutta Avellino, c’era anche De Mita, che qualche giorno dopo ammise implicitamente che Di Nunno era stato una personalità importante della città e che aveva patito molto, non aggiunse “ingiustamente” ma si capì che lo pensava.
Caro Tonino, pubblico questa foto per noi, ma soprattutto per te, non solo per ricordare la nostra amicizia ma anche per tenere viva la memoria della tua bella persona, della tua coerenza, della tua cultura, del tuo impegno, del tuo carattere. Io, Anna e Ilaria ti vogliamo bene e pensiamo che tu stia sempre con noi.

 

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