AVELLINO – Calcio in lutto per la scomparsa, nelle prima mattinata di oggi, nella sua abitazione di viale Italia di Carlo De Amicis, 78 anni, abruzzese teatino di nascita, avellinese d’adozione, uno dei protagonisti della grande stagione del nostro calcio iniziata, con i cosiddetti “ragazzi del ‘72”, ai tempi d’oro del Piazza d’Armi, quando i lupi d’Irpinia si assicurarono, dopo un interminabile duello con il Lecce, la promozione storica in serie B, vero e proprio viatico per quella che sarà la lunga permanenza in serie A, durata ben dieci anni consecutivi, record ancora oggi imbattuto per le cosiddette squadre di provincia.
I funerali di Carlo De Amicis si svolgeranno lunedì prossimo, alle ore 10.00, con la celebrazione del rito religioso presso la chiesa di San Ciro. Alla moglie, Mariella Novellino, alle figlie Lidia e Laura, ai fratelli, ai nipoti e parenti tutti le più sentite condoglianze da parte del giornale L’Irpinia.
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La sua dote migliore? Il coraggio. Carlo De Amicis, l’amatissimo Lupo scomparso in queste ultime ore, non mostrava la minima esitazione nel tuffarsi sui piedi del centravanti avversario lanciato a rete, oppure nelle uscite in mezzo all’area. Lui portiere col fisico di un’ala, sapeva svettare nelle mischie anche grazie a una elevazione non comune: ma in quelle situazioni serve anzitutto non avere paura dello scontro. E poi quando si trattava di intuire la direzione di un tiro dal limite non lo sorprendevi mai: si lanciava sempre dalla parte giusta. Insomma era quasi insuperabile e i suoi voli da palo a palo esaltavano il popolo biancoverde.
Certo, avesse avuto il fisico gigantesco di un Miniussi, tra i pali dell’Avellino 1972-73, quello della promozione in serie B, ci sarebbe stato senz’altro lui. Che invece, dopo aver fatto la preparazione estiva agli ordini di mister Giammarinaro, rimase ai margini dell’impresa.
Nato a Chieti il primo novembre del 1948, Carletto sbarcò ad Avellino carico di sogni ed entusiasmi alla fine degli anni Sessanta e quindi la sua maturazione (11 presenze tra il 1969 e il 1971) avvenne sulla terra battuta del vecchio Piazza d’Armi, lo stadio a ridosso del carcere poi sostituito dal Palazzo di Giustizia. Ma una volta svezzato, gli toccò il privilegio di debuttare in prima squadra nel nuovissimo impianto di Contrada Zoccolari ancora in attesa del battesimo.
L’Avellino affrontava il derby dei derby, quello con la Salernitana naturalmente. E un infortunio del portiere titolare, Piero Pistolesi, convinse l’allenatore dei Lupi, Collesi (e il suo vice Del Gaudio), a puntare su De Amicis, che aveva appena compiuto i 23 anni. Tra gli altri protagonisti di quella battaglia troviamo Zoff, Zucchini, Marchesi e Palazzesi che l’anno dopo furono tra gli artefici del salto in B. Una volta superato il battesimo del derby, Carlo De Amicis visse un campionato (trenta presenze consecutive) da idolo della tifoseria che si esaltava nell’ammirare i tuffi e le prodezze di quel portierino tascabile cresciuto in casa. La programmazione della salita di categoria fatta dal presidente Antonio Sibilia impedì la continuazione della favola De Amicis però Carlo ormai aveva stabilito con la città uno stretto connubio e di conseguenza rifiutò proposte di altre squadre pur di vivere nel capoluogo irpino. Terminerà la carriera nel 1978, a 30 anni esatti, nel Savoia di Torre Annunziata.
All’inizio degli anni Ottanta, con i Lupi in serie A, il portiere di origine abruzzese seppe recitare un ruolo importante nel settore giovanile della società, affidato a Gino Corrado e Flaminio De Biasi. Allevare giovani talenti gli dava grandi soddisfazioni e gli permetteva di calarsi sempre più nel tessuto cittadino divenendo col tempo un punto di riferimento per tifosi comuni e giornalisti a caccia di pareri illuminanti sulle vicende dei Lupi. Carletto distribuiva le sue analisi tecniche con l’aumento del competente e il garbo della persona per bene, davvero amabile. Insomma è una di quelle assenze improvvise che addolorano non solo chi lo aveva conosciuto e frequentato.
Alla famiglia Novellino, nella quale era entrato a far parte col matrimonio, le più sentite condoglianze anche del nostro giornale.







































