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    27/06/2026

Vecchio Moscati, occasione per riqualificare la città

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La sede del vecchio ospedale Moscati a viale ItaliaAVELLINO – Fa di nuovo capolino, nella disattenzione generale, l’ipotesi di riaprire – fittandolo al colosso sanitario privato Neuromed, ormai ben inserito in Irpinia – il complesso ospedaliero di viale Italia ad Avellino. Complesso in disuso dopo il trasferimento di medici e malati nella cosiddetta Città ospedaliera sulla sommità della collina dei Cappuccini. La nascita del nuovo grande ospedale fu resa necessaria dalla strana natura dell’edificio del vecchio Moscati, una struttura che ha – storicamente e concretamente – le fondamenta nel periodo fascista (quando si chiamava “Ospedale consorziale” per la partecipazione di più enti alla sua realizzazione). Un edificio di tre piani realizzato in pietra irpina con listelli di mattone e che aveva ai lati due alette basse. Costruzione completata soltanto dopo molto tempo dalla fine della guerra, periodo in cui svolse il ruolo di rifugio delle famiglie senza case per via dei bombardamenti; l’inaugurazione ci fu soltanto nel 1970.

Quelle ali, così come tutto il complesso, subirono una considerevole sopraelevazione in…cemento armato per cui il perito chiamato a valutarne la solidità dopo il sisma del 1980 – lo strutturista prof. Aurelio Giliberti dell’Università di Napoli – avvertì che, in caso di nuova forte scossa, i piani in cemento armato (gli ultimi due) erano destinati  a scivolare. Insomma, l’edificio era stato pericolosamente vulnerabile senza che della cosa ci fosse contezza negli amministratori e nell’opinione pubblica.

Lavori per renderlo antisismico furono avviati mentre già si costruiva sulla collina dei Cappuccini, e sono continuati anche ben oltre l’inaugurazione della Città ospedaliera e pare continuino ancora anche perché, si dice, ci sarebbe da mettere in sicurezza il blocco delle nuove sale operatorie, blocco di recente costruzione ma pare “pendente” su via Colombo. Mentre in tanti si chiedono cosa sia avvenuto in proposito, molti altri s’interrogano sull’utilità dei costosi lavori di consolidamento continuati anche dopo il trasferimento.

Se l’ospedale di viale Italia viene dato in fitto o venduto qualche aspetto contabile torna. Nulla torna, invece, sul piano urbanistico e di funzionalità della città. E questo perché il vecchio Moscati è in realtà un insieme di volumi che mal si concilia con una visione decente non solo dell’armonia (parola grossa?) ma della funzionalità di quella parte della città già afflitta dalla presenza della caserma Berardi.

Il  vecchio ospedale ha subito ampliamenti sui lati di via Colombo, via Derna e via Marconi. Messo insieme quel volume non rappresenta altro che un orribile e forse pericoloso ammasso informe di cui la città ha bisogno di liberarsi così come previsto dal Piano urbanistico comunale che in quel posto prevede la nascita di un edificio con funzioni pubbliche (un’ipotesi era la realizzazione degli uffici giudiziari a carattere penale). In ogni caso quel mammone va abbattuto ed il Comune deve essere protagonista della scelta della destinazione dell’area.

In sintesi, fermo restando il diritto dell’azienda ospedaliera (e quindi la Regione) di ricavare quanto le spetta dalla proprietà del  vecchio Moscati, tocca al Comune dettare le regole per la riedificazione. Del resto, se fosse vigile e veloce, il Comune di Avellino – con un accordo di programma comprendente Regione e forze armate – potrebbe aderire al Piano-città proposto dal governo e rifare il pezzo di Avellino compreso tra viale Italia e l’asse via Colombo-via Cavour.

Si tratta di guardare oltre il contingente e di non limitarsi, come ha fatto l’Ugl con una sua proposta, a tentare di chiudere un buco nei conti dell’azienda ospedaliera con il fitto del vecchio Moscati.

 

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