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    20/04/2024

Cinque mosse per il futuro di Avellino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_immagini_articoli_stazione.jpgAVELLINO – È possibile con alcune iniziative rimettere in movimento la vita cittadina, diciamo pure la qualità della vita nel capoluogo. L’amministrazione comunale potrebbe, con cinque «mosse» riaprire una partita che al momento vede Avellino destinata all’insuccesso rispetto a quanto accade sia in Irpinia che negli altri poli urbanistici (non parliamo soltanto di città) che fungono da luoghi attrattori nella nostra regione.
Cinque mosse dunque. Mosse oggi possibili sia per varie contingenze imposte dalla crisi economica sia dalla necessità di correggere storici squilibri (e l’economia) con il rilancio delle opere infrastrutturali. La stessa regione, ricordiamolo, da questo punto di vista deve non poco all’Irpinia.
Prima mossa: pretendere il rispetto dell’accordo raggiunto da Comune, Anas (con l’allora presidente D’Angelino), società Autostrade (testimoni prefetto di Avellino dell’epoca ed alcuni parlamentari irpini) per l’apertura del casello autostradale Avellino-centro alle spalle dello stadio Partenio. L’incontro (fine aprile 2001) ebbe come coordinatore e garante il ministro dei Lavori pubblici Nerio Nesi che era già stato ad Avellino con il ministro Maccanico (quest’ultimo promotore dell’incontro di Roma e naturalmente presente al ministero di Porta Pia) per parlare del casello. Dell’argomento, per la verità, si era discusso a Roma già prima tra Comune di Avellino ed il predecessore di Nesi, Willer Bordon.
Le obiezioni di allora dei rappresentanti della società Autostrade (troppi tre caselli ed un’area di servizio in meno di venti chilometri) erano, e lo sono ancora di più oggi, contraddette dalla situazione, solo per fare qualche esempio, nei tratti Napoli-Capua e attorno a Firenze dell’Autosole. Oggi, per giunta, la società Autostrade è passata ai privati con i quali non è impossibile un accordo economico.
Il vantaggio del nuovo casello? L’eliminazione del micidiale pendolarismo est-ovest del traffico che inquina la città e complica maledettamente il movimento delle auto (vi sembra poco?).
Seconda mossa: profittare della colossale vendita di immobili dello Stato per mettere le mani sugli ottantaduemila metri quadri della caserma Berardi. Caserma che fu disegnata negli anni Trenta del secolo scorso dall’architetto Valle come un quartiere pieno di spazi e di verde. Quell’area e quegli edifici sono in pratica la “cittadella giudiziaria” da tanti agognata. Basterebbero soltanto opere di consolidamento e di adattamento. Magistrati, avvocati e impiegati avrebbero anche un magnifico parcheggio a disposizione (l’attuale, enorme, Piazza d’Armi) ed il palazzo di giustizia non emigrerebbe alla periferia della città come oggi (infaustamente) previsto.
Per acquisire la caserma si potrebbe offrire al demanio un qualcosa di “interessante” in termini di volumetria lungo il lato di via Perrottelli dove, dopo il sisma, fu abbattuto un grande edificio. Albergo, uffici, attività direzionali: sono tante le strade da suggerire per rendere appetibile l’affare.
Per le attività militari il Comune potrebbe offrire in cambio la vasta area di sua proprietà a ridosso della variante.
Terza mossa: acquisire subito i trentamila metri quadri dell’area del tiro a segno sul lato ovest del cimitero. All’Ente nazionale Tiro a segno (in via di scioglimento) basta dare una zona per i tiri presumibilmente nel parco del Fenestrelle (settemila metri quadrati del poligono militare furono acquistati dal Comune dieci anni fa in Cupa Macchia) per ottenere un’area strategica all’uscita del raccordo Avellino-Salerno presso la porta del parco in via Francesco Tedesco ed utilizzabile sia come verde pubblico che come parcheggio.
Quarta mossa: avviare (magari con una Stu, Società di trasformazione urbana da costituire secondo legge) la perequazione dei suoli nel tratto del Fenestrelle-Santo Spirito-Cupa Macchia. Il Piano Cagnardi prevede che il Comune possa acquisire l’area destinata a parco offrendo in cambio ai proprietari un metro cubo edificabile (altrove) per ogni metro quadrato di suolo. L’offerta è particolarmente vantaggiosa per i proprietari che mai potrebbero pensare di costruire casermoni o ville nel fondovalle.
Quinta mossa: Avellino “pretenda” dalla Regione la realizzazione della ferrovia Napoli-Avellino, l’unico tratto mancante della cosiddetta metropolitana regionale. In questo caso occorrerà una nuova stazione ferroviaria (sulla variante?) ed utilizzare quella esistente al servizio dell’area Asi di Avellino e delle aree industriali create in Alta Irpinia dopo il sisma. E questo vuol dire che occorre assolutamente rivedere il disegno di abbandono della ferrovia dell’Alta Irpinia, così come è urgente avere finalmente una linea (e frequenze) Avellino-Fisciano-Salerno peraltro in prosieguo della tratta Benevento-Avellino da elettrificare. Su questo punto occorre che Provincia e Comune interloquiscano con la Regione che vuole invece utilizzare fondi europei e nazionali soprattutto a Napoli e nei suoi dintorni.
È naturalmente ovvio che questi cinque punti vanno ad integrarsi nei processi apribili con il Piano casa (dando in materia retta agli scontenti dell’urbanistica presenti in Consiglio comunale) ed al progetto della “banda larga” sostenuto nel disegno del non ancor definito Piano strategico.


 

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