AVELLINO – Il Comune di Avellino ricorre al Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro la decisione del governo relativa al riordino delle Province. La giunta di Piazza del Popolo ha deliberato in tal senso nel corso della seduta di questa mattina: sarà l’avvocato Giancarlo Viglione, del foro di Roma, a sostenere le ragioni della città di Avellino davanti al Tar. Viglione, che chiederà un provvedimento cautelare rispetto alle procedure poste in essere dal ministro della pubblica amministrazione e della semplificazione, Filippo Patroni Griffi, è anche il legale che sostiene le ragioni della Provincia di Avellino, le stesse del Comune, davanti al Tar.
L’iniziativa dei due maggiori enti irpini è chiaramente dovuta al fallimento della riunione di ieri alla conferenza delle autonomie locali svoltasi a Napoli sotto la presidenza dell’assessore regionale Sommese. In sede Cal si era preso atto che la richiesta del presidente della Provincia di Benevento, Cimitile, di fare un Sannio più grande per evitare la scomparsa della sua provincia era impraticabile per l’indisponibilità delle altre “consorelle” campane ma anche per un preciso divieto di fare “compravendite” dei Comuni previsto nel provvedimento di riordino proposto tre mesi fa.
L’arma che Avellino e l’Irpinia useranno per tentare di fermare l’unione tra le Province di Avellino e Benevento (e conseguente perdita della funzione di capoluogo per Avellino, città più piccola di Benevento) sarà il rispetto dell’articolo 133 della Costituzione che prevede anche un ruolo attivo dei Comuni nella rideterminazione delle Province.
Intanto, nella speranza di non dover finire addirittura tutti per una maxirissa dinanzi alla Corte costituzionale, fonti giornalistiche attribuiscono allo staff del ministro Patroni Griffi l’idea di superare il caso-Campania proponendo addirittura l’accorpamento delle Province di Avellino, Benevento e Caserta. Il capoluogo in questo caso? Si salvi chi può.




