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    27/06/2026

Ma il Pd candiderà Galasso? È polemica

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Da sinistra: Enzo Venezia, Enzo Amendola, Giuseppe GalassoAVELLINO – Il sindaco di Avellino ha presentato ufficialmente le proprie dimissioni per potersi candidare in Parlamento. La normativa vigente, infatti, impone ai primi cittadini le dimissioni dalla carica 180 giorni prima delle elezioni politiche. Il sindaco ha ora venti giorni per ritirare eventualmente le proprie dimissioni; è un'ipotesi da non escludere perché è da tempo all'attenzione del Consiglio dei ministri una leggina che porterebbe a soli 60 giorni prima delle elezioni il termine per dimettersi. Addirittura qualche parlamentare ha proposto la semplice incompatibilità fra sindaco e deputato. In questo caso Galasso potrebbe candidarsi restando in carica come sindaco e solo in caso di elezione al Parlamento dovrebbe poi scegliere fra Piazza del Popolo e Montecitorio.

Ma restiamo a quello che è oggi lo stato dell'arte. Galasso da tempo non fa mistero di aspirare a Montecitorio e, per dare seguito a questa aspirazione, è stato inevitabile presentare le dimissioni. Non è però il capitano che abbandona la nave nel momento di emergenza, ma che scende dopo averla condotto felicemente in porto. Questo è stato almeno il filo conduttore della conferenza stampa che il primo cittadino ha tenuto lunedì pomeriggio per annunciare le sue decisioni. Il programma – ha detto il sindaco – è stato quasi interamente realizzato in questi otto anni e mezzo. È sfuggito, però, ai giornalisti presenti e – quello che è più grave – è sfuggito al sindaco che un programma di governo (per due cicli amministrativi) non è un elenco di opere pubbliche ma un disegno coerente di sviluppo civile (e non solo edificatorio) della città. Galasso ha ereditato dalla precedente amministrazione Di Nunno un progetto complessivo di città e i finanziamenti per la sua realizzazione. Questo progetto è stato in parte modificato, in parte capovolto, quasi per niente realizzato. Non a caso il sindaco ha elencato tutte le opere che adesso troveranno compiuta realizzazione (dopo nove anni!): adesso ripartirà il tunnel, adesso aprirà l'ex Eliseo, adesso si farà il bando per Piazza Libertà, adesso riprenderanno i lavori per il recupero del Mercatone. Non una parola su Parco Santo Spirito, su Parco Palatucci, sulla Dogana, sulla metropolitana leggera, sull'Isochimica, sulle polveri sottili e l'elenco potrebbe continuare a lungo.

L'altro aspetto sul quale il sindaco si è soffermato è stato il rapporto con il Pd. Io sono un uomo del Partito democratico – ha detto Galasso – e della mia disponibilità per candidarmi alle politiche ho informato gli organismi del partito, a livello provinciale, regionale e nazionale. Naturalmente in casa Pd è ancora presto per parlare di candidature, soprattutto in attesa di conoscere quale sarà il sistema elettorale e quindi non è dato sapere quale riscontro concreto il partito darà alle aspirazioni di Galasso. Insomma, con le sue dimissioni il sindaco ha ufficializzato la sua disponibilità per una candidatura al Parlamento, ma il partito democratico lo candiderà?

Un primo segnale, non propriamente positivo per le aspirazione parlamentari del primo cittadino, viene, oltre che dal segretario regionale Enzo Amendola, dal comunicato stampa del coordinatore cittadino Enzo Venezia, che, senza mezzi termini, afferma che "sarebbe stato senz'altro preferibile che il sindaco Galasso avesse continuato nel suo impegno di primo cittadino fino alla conclusione del suo mandato". Venezia ricorda anche, con una punta di malizia, che finora solo a un sindaco del capoluogo, Michelangelo Nicoletti, è riuscito il passaggio al Parlamento. Enzo Venezia, con il consueto pragmatismo, prende però atto che ormai il dado e tratto e che bisogna, in vista del rinnovo del Consiglio comunale, ricucire un "rapporto serio e costruttivo con tutte le forze di centrosinistra", ma che sia anche aperto al confronto con i rappresentanti delle professioni, delle associazioni, del mondo del lavoro. Il coordinatore cittadino apre anche al "mondo moderato", a patto che  abbandoni la politica dei due forni e decida da che parte stare. Insomma, fuori dal politichese, il Pd cittadino lancia messaggi anche all'Udc di De Mita, a patto però che anche negli altri livelli istituzionali (Provincia e Regione) si schieri con il centrosinistra.

 

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