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    27/06/2026

Il Pd attacca: «È di Sibilia la colpa dello scioglimento del Consiglio provinciale»

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Avellino, il palazzo della ProvinciaAVELLINO – Duro attacco del coordinamento provinciale del Pd a Cosimo Sibilia e al suo partito, il Pdl, sulla vicenda dello scioglimento del Consiglio provinciale decretato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, su proposta del ministro dell’Interno. Sulla vicenda è in atto uno  scontro senza esclusione di colpi tra i vari schieramenti politici reso ancora più forte dal dibattito della campagna elettorale in corso. Rimane il fatto - al di là delle posizioni dei partiti e delle procedure adottate, anche sul piano giuridico - che i due massimi enti elettivi irpini, il Consiglio provinciale appunto, ed il Consiglio comunale di Avellino, sono commissariati a seguito della decisione del presidente Sibilia e del sindaco Galasso di lasciare i loro incarichi istituzionali e di candidarsi al Parlamento.  Sibilia ora pare sia intenzionato a far presentare contro il decreto di scioglimento ricorso al Tar; Galasso, invece, dopo la bocciatura rimediata alle primarie dei candidati e la sua rinuncia a correre per la camera nelle file del Pd, proprio ieri – come riferiamo in altra pagina del nostro giornale – ha ufficiato il passaggio alla lista Monti.

Questo, comunque, il testo del comunicato del Pd: «Con lo scioglimento del Consiglio Provinciale giunge a conclusione, sulla pelle dell’Irpinia e degli irpini, una squallida commedia delle furbizie e degli equivoci: nell’anno nel quale andranno ridefiniti gli assetti istituzionali ed il destino delle Province, in Irpinia su cui incombe la possibilità di un depauperamento dei servizi e delle opportunità a seguito della perdita del capoluogo, il principale ente democratico viene privato della sua voce. La responsabilità è una ed una sola: del senatore Sibilia, del Pdl e dei suoi alleati che hanno giocato per mesi attorno all’equivoco di una incompatibilità non risolta, lasciata portare avanti con l’uso indegno della maggioranza politica in Parlamento. Sibilia doveva scegliere tra essere senatore e presidente della Provincia: non lo ha mai fatto come i suoi degni colleghi di Napoli, Caserta e Salerno. Questo e solo questo è il punto vero, che hanno preferito anteporre ambizioni personali e logiche di potere al rispetto dello spirito delle leggi e degli interessi democratici ad avere certezze di rappresentanza elettiva. Si sfarina come d’incanto il “vestitino” di paladino solitario degli interessi dell’Irpinia e della Provincia che Sibilia aveva cercato di costruirsi addosso anche con il superficiale giudizio di tanti osservatori.

Ma sconcerta, comunque, il decreto che il ministro degli Interni ha proposto alla firma del presidente Napolitano. La sua lettura legittima più di una perplessità. Lo scioglimento viene adottato ai sensi del punto 1 della lettera b) dell’art 141 del D. Lgs. 267/2000, dando l’impressione che la procedura di dichiarazione di decadenza di Sibilia adottata dal Consiglio provinciale sia regolare. Solo che la nomina del commissario per tale fattispecie è esclusa ai sensi del 3° comma del medesimo articolo laddove si afferma che “si provvede alla nomina di un commissario  … nei casi diversi da quelli previsti dal numero 1) della lettera b) del comma 1”. Insomma, ma senza impegolarci in diatribe tecniche, sembra proprio che il ministero abbia considerato valide le dimissioni e non il voto di decadenza e che a proteggere Sibilia da una futura dichiarazione di decadenza da senatore, se eletto, per non essersi dimesso nei termini, ci sia il fatto  di essersi arrampicato sugli specchi di un decreto contorto e confuso. Il contrario, insomma dell’entrata “a gamba tesa” di cui ciancia Sibilia, mentre sembra più evidente un doppio favore, quello del mantenimento della Provincia nelle mani di un “non eletto” ed indirettamente di Sibilia e di spianargli la strada nella giunta delle incompatibilità al Senato. Una pagina brutta, comunque, che spetterà alla “bella politica” di voltare, dopo che il voto prossimo avrà spazzato via, con Berlusconi, i residui del berlusconismo».

 

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