AVELLINO – “Il Victor Hugo va valorizzato perché è uno dei pochi edifici storici della città di Avellino e rappresenta un patrimonio culturale e architettonico da salvaguardare”: è quanto ha sottolineato, questo pomeriggio, l’ex presidente del teatro Luca Cipriano, candidato alle amministrative 2013 nella lista Pd con Paolo Foti candidato sindaco, a Volta pagina, la prima tavola rotonda di “ I Forum C - A confronto con Luca Cipriano”, svoltasi presso il circolo della stampa di Avellino. “La mia idea –ha detto ancora Cipriano – parte dal sapere che, nella nostra città, esistono tanti luoghi non utilizzati e sottostimati, sia strutturalmente che nei contenuti. Non siamo riusciti a produrre progetti idonei, rendendo queste strutture dei luoghi ibridi, senza una vocazione specifica. Io credo che solo dando loro un "nome e cognome" potremo creare un vero indotto. È accaduto per il teatro, che quattro anni fa indicai come fabbrica del talento, riuscendo ad avviare, nei due anni e mezzo di gestione, progetti importanti come il corso di laurea in coreografia. Il Victor Hugo è il palazzo simbolo del cuore antico di Avellino. Il centro nevralgico da cui partire per ripensare il sistema culturale, partendo da quello che abbiamo, dalle nostre eccellenze. Prima di costruire nuovi edifici e nuove strutture pensiamo a restaurare e recuperare quello che abbiamo per poi aggiungere quegli elementi di aggregazione per poter creare una nuova Piazza della città”.
L’obiettivo è quello di trasformare il Palazzo Victor Hugo in casa del libro e al suo interno ospitare il patrimonio librario della città di Avellino con le sue numerose biblioteche di quartiere, creare un Caffè letterario per presentazioni e incontri culturali, valorizzare la donazione Guido Dorso con i suoi 40mila volumi, ridare dignità all’archivio storico e dare sede ai 300mila volumi della Fondazione Marotta. Di tutto questo, insieme con Cipriano, hanno discusso Francesco Barra, Giovanni Sasso, Marco Staglianò, Andrea Massaro, Leonardo Festa e Mario De Prospo.
“Bisogna voltare libro e non solo pagina – ha dichiarato lo storico Francesco Barra, ordinario di Storia moderna presso l’Università degli studi di Salerno – tenendo conto che la nostra città, negli ultimi anni, ha avuto delle scoperte archeologiche molto importanti, spesso trascurate o insabbiate. Se si pensasse alle potenzialità di queste scoperte si potrebbero avere dei veri poli d’attrazione nazionale”.
“Io rappresento – ha sottolineato Giovanni Sasso, presidente della Società filosofica italiana – un’associazione di appassionati e studiosi di filosofia che solo grazie alla rete, tra istituzioni, privati e ricercatori riesce a portare avanti i suoi progetti; uno tra tutti il Cafè Philo realizzato grazie alla sinergia con il teatro Gesualdo. Mi auguro che la prossima amministrazione possa agire in quest’ottica, senza essere demiurgo, ma ascoltando e aprendosi al dialogo e allo scambio”.
Della vicenda legata alla fondazione Marotta si è occupato Marco Staglianò, direttore di Orticalab: “Le vicende della biblioteca dell’Istituto italiano per gli Studi filosofici hanno origine nel 1975, anno di fondazione dell’Istituto, con l’accorpamento di ingenti fondi librari acquisiti in precedenza dal suo fondatore, l’avvocato Gerardo Marotta. Questa sterminata raccolta di libri e di periodici, che potrebbe costituire un formidabile strumento di ricerca nelle più varie discipline, giace in diversi depositi, le cui spese di affitto gravano sui bilanci dell’Istituto, senza poter essere messa adeguatamente a disposizione degli studiosi e con crescenti rischi di deperimento del materiale librario più delicato. Lo scorso agosto proponemmo direttamente a Marotta di ospitare i suoi volumi ad Avellino e lui ne fu entusiasta. In seguito, abbiamo ottenuto anche la delibera del Consiglio comunale di Avellino con la disponibilità ad accettare i libri. A questo seguì un incontro tra Galasso, Sibilia e Marotta, con la promessa di quest’ultimo di donare mille libri ad Avellino. Da allora non si è saputo più niente e tutto è finito nel dimenticatoio. Il nostro non era un capriccio, ma agivamo con la certezza che quei libri avrebbero portato ad Avellino un indotto economico importante. Ringrazio Luca Cipriano per la possibilità di dialogare che ci ha offerto con questo incontro e auspico che tavole rotonde come questa possano essere il punto di partenza per ritrovare la voglia di discutere e di interessarci delle vicende della nostra città”.
“Si tratta di un incontro importante – ha rilevato per parte sua il direttore dell’archivio storico comunale Andrea Massaro – che stiamo facendo al capezzale di un Victor Hugo, che doveva essere il Palazzo della Cultura, motore per tutta la città. Dopo i primi anni di attività, molto soddisfacenti, con l’organizzazione di manifestazioni culturali e la presenza di associazioni prestigiose, la struttura ha iniziato a cedere sia culturalmente che strutturalmente. Come responsabile dell'archivio storico provo una profonda rabbia nel vedere come è trattata la documentazione della nostra storia. Mai nessuna voce in bilancio è stata dedicata all’archivio e questa di Cipriano è stata una delle poche iniziative che ha permesso di portare un po’ di luce sulla vicenda. Spero sia la vota buona per iniziare a dare attenzione a questa nostra documentazione”.
Non meno significative le testimonianze di Leonardo Festa e Mario De Prospo. “Sia per lavoro che per studio ho avuto modo di frequentare le biblioteche della nostra provincia e di alcuni paesi della Germania – ha spiegato Festa, ricercatore universitario. In Germania esistono moltissime biblioteche civiche con bar, luoghi di incontro, sale multimediali, sale di lettura e banche dati fornitissime. La mia esperienza in provincia mi permette di affermare con certezza che si tratta di cose realizzabili anche qui perché ci sono le capacità, le persone e la voglia di poterlo fare”.
“Come rappresentante del Presidio del libro – ha dichiarato Mario de Prospo – non posso che essere felice di un’iniziativa di questo tipo, che ci permette di fare rete e discutere di problemi concreti. E’ questo l’approccio valido che deve diventare il metodo della futura amministrazione. Bisogna parlare e, attraverso la discussione, cercare di trovare le soluzioni possibili. Il Victor Hugo può davvero essere il luogo da cui partire. Basta trovare la sua mission, e realizzare progetti anche innovativi che siano attrattivi per la maggior parte dei cittadini”.




