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    27/06/2026

Avellino, è ballottaggio tra Foti e Preziosi

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Paolo Foti e Costantino PreziosiAVELLINO – Al punto in cui sono le cose (raccolta dei dati elettorali compiuta dai partiti) è ormai evidente che si va verso il ballottaggio Foti-Preziosi. Se il dato riguardante il candidato del Pd Paolo Foti è insieme una conferma ed una relativa sorpresa, l’exploit di Dino Preziosi è, appunto, un exploit. Partiamo dal successo di Foti. Con lui il Pd ha innanzi tutto confermato di essere il primo partito di Avellino (e non è che negli altri Comuni al voto abbia subito chissà quale sfracello).

Intorno alla sua candidatura non è stato facile costruire un minimo di armonia. L’annullamento delle primarie indette per trovare il candidato sindaco e la macchinosa e chiacchierata procedura per investire Foti avevano creato non pochi problemi al suo partito, un Pd che notoriamente già non viveva buona salute a Roma, in regione ed in Irpinia. Con tutti i malumori in giro e l’eredità di anni di amministrazione non proprio brillanti in Piazza del Popolo dove avevano preso il sopravvento polemiche continue tra consiglieri e tra assessori; poi anche tra amministrazione e partito; e, dulcis in fundo, anche tra il partito ed il sindaco: si temeva un logorio. Un logorio derivante anche dall’accerchiamento degli uomini di De Mita che continuavano a sparare colpi dalle munite postazioni create nel tempo in città.

E qui veniamo all’exploit di Dino Preziosi. Chi dice Preziosi dice, magari in senso lato, De Mita, un De Mita da un decennio alla caccia della vittoria al Comune di Avellino. Anni non spesi male visto che nel periodo indicato la corrente del leader di Nusco ha conquistato la Città ospedaliera (e connessi vuoti finanziari della sanità), l’Asi, l’Iacp, il potente consorzio idrico dell’Alto Calore che, di fatto, ha allestito una delle liste civiche di appoggio a Dino Preziosi. A sua volta Preziosi, da un bel po’ potente direttore generale dell’Air. In una città di meno di sessantamila abitanti quanto basta per stravincere.

Per ora queste “fortezze” hanno con il loro fuoco spazzato via quello che doveva essere l’alleato privilegiato dell’Udc, il Pdl, partito con il quale De Mita ha costruito qualche altra fortuna in famiglia. E’ appena il caso di ricordare che  il nipote Giuseppe, prima di approdare in Parlamento, era stato vice del presidente pidiellino della Provincia di Avellino, Cosimo Sibilia, e poi del presidente della giunta regionale, Caldoro, al quale proprio prima dell’apertura delle urne Ciriaco De Mita aveva fatto pervenire un messaggio circa la sua scontentezza per come è trattata l’Udc alla Regione Campania…Per molti un messaggio mafioso al Pdl in vista delle alleanze per il ballottaggio.

Anche il Pd sta già muovendo (o ha mosso, come dicono molti) le sue pedine a tal fine. Il dieci per cento sempre a disposizione dell’eterno giovane vicesindaco Festa, qualcosa dal parente scontroso Cicalese e, udite udite, più di qualcosa dal filone garganiano dell’ex esponente Dc oggi presente dentro la destra. Destra, sia ben chiaro, che se fosse rimasta unita avrebbe conquistato il Comune di Avellino al primo turno. Nessuno dei due contendenti rimasti in campo, però, s’illuda: ora si parte daccapo.

Come si può vedere dai dati pubblicati sul sito della prefettura (cui qui di seguito facciamo riferimento), a spoglio non ancora ultimato mentre scriviamo, tra gli otto candidati sindaco Paolo Foti è in testa con il 25,56%, segue Costantino Preziosi con il 22,84%, quindi Nicola Battista (16,64), Gianluca Festa (10,96), Virgilio Cicalese (8,81), Giancarlo Giordano (6,40), Tiziana Guidi (5,75) e Sergio Trezza (3,05). Il Pd, dunque, si conferma primo partito ad Avellino, netto invece il calo del Pdl superato dall'Udc di De Mita. Buona la performance del vicesindaco uscente Gianluca Festa. Sfiora il 9 % Cicalese che pure ambiva ad andare al ballottaggio, soddisfatto del risultato il neoparlamentare di Sel Giordano, crolla rispetto alle Politiche il M5S che aveva candidato l'unica donna in campo ad Avellino, Tiziana Guidi ("Avellino è una città difficile" s'è affrettata a dire), supera di poco il 3 per cento la testimonianza del movimento civico dell'ex assessore Trezza.

Infine una riflessione sull'affluenza alle urne: ad Avellino ha votato il 77% circa degli aventi diritto. Nel giorno del rifiuto italiano del voto ci sarebbe da trarne motivo d'orgoglio se non fosse per una considerazione che gela ogni entusiasmo: in realtà si ha l'impressione che a trascinare i tre quarti degli avellinesi ai seggi non sia stato tanto un impeto democratico ma lo spiegamento di forze, liste, interessi imprenditoriali, professionali, terrieri ed impiegatizi (vedi Alto Calore) che spingono tanti a farsi avanti nella speranza di partecipare a quella sorta di banchetto cui è ridotta la gestione locale della cosa pubblica. Il consigliere comunale che anziché vincere la sua battaglia (se nobile) nello schieramento d'origine, prepara una "lista civica" che immancabilmente lo indica come candidato alla carica di sindaco. Basta farsi un po' di conti sul numero di civiche (a quando una regolamentazione del fenomeno?) per capire meglio l'afflusso avellinese alle urne. Abbiamo prima ricordato i tanti interessi che alimentano questo fenomeno. Siamo onesti ed aggiungiamone un altro: la spinta ad entrare negli ambienti che contano di tanti imbroglioni, di tanti nullafacenti e di qualche "autorevole" camorrista (debitamente accolto da qualche "capobastone" politico).

Comune di Avellino - Candidati Sindaci

 

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