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    27/06/2026

Landini e De Luca a confronto sulla vertenza Irisbus

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Vincenzo De Luca (secondo da sx e Maurizio Landini)AVELLINO – Rilanciare l'Irisbus della Valle Ufita come una vertenza nazionale. Di questo si è discusso stamattina presso il carcere borbonico nel convegno “Noi non scendiamo dall'autobus” organizzato dalla Fiom-Cgil. Presenti il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, il viceministro ai Trasporti Vincenzo De Luca, che è anche sindaco di Salerno, gli operai della Valle Ufita, sindacalisti e deputati irpini.

Appena arrivato, Maurizio Landini conferma subito ai microfoni dei giornalisti fuori dalla sala la strada da percorrere: «Occorre pensare a un piano nazionale di rilancio, di investimenti pubblici e privati, sul terreno della mobilità e anche su quello della componentistica dei motori. È questo il punto di discussione da fare. Alla Fma siamo di fronte al fatto che, quando va bene, lavorano tre-quattro giorni al mese, la stessa cosa che succede a Mirafiori. Non vorremo trovarci di fronte a nuovi modelli fatti in Italia che al limite hanno motori fatti negli Stati Uniti. Quando parliamo di politica industriale – nota il leader Fiom – e di interventi del governo vorremmo far notare che in altri paesi questo è avvenuto, lo ha fatto Obama che per salvare le sue imprese, non solo ha usato soldi pubblici ma ha chiesto che le migliori tecnologie venissero messe a disposizione dei nuovi impegni. Non a caso molte nuove tecnologie la Fiat le ha spostate negli proprio in America. Noi – conferma in chiusura di dibattito – vorremmo evitare che questo avvenga riducendo il ruolo della produzione nel nostro paese».

Ad aprire gli interventi all'interno, Vincenzo Petruzziello, segretario Cgil, che ha posto subito al centro la prospettiva entro cui rilanciare la vertenza della fabbrica di autobus della Valle Ufita chiusa da due anni: una vertenza nazionale che interroga il futuro non solo di un territorio e dei suoi interessi particolari, ma quello dell'autotrasporto in Italia. «La Fiat ha sempre vinto – grida il segretario – perde in tribunale ma vince senza che nessuno la obblighi ad una discussione. "Non disturbare il manovratore" è l'approccio sbagliato. L'Irisbus deve salvarsi con o senza la Fiat. Oggi ci sono condizioni migliori per vincere questa battaglia, grazie anche alla proposta unitaria dei parlamentari. Purtroppo la Regione finora ha dormito – rincara Petrozziello – non abbiamo potuto incontrare Caldoro e chiediamo nuovamente le dimissioni di Vetrella visto il collasso a cui è arrivato il sistema dei trasporti regionale. Pensiamo ad una mobilitazione nel caso non si possa incontrare il ministro Lupi».

Sergio Scarpa della Fiom fa il punto della situazione citando cifre della lotta che parlano da sole: ben 118 giorni di sciopero, forse il più lungo mai fatto in uno stabilimento Fiat, «solo grazie alla caparbietà degli operai». «Le abbiamo provate tutte, dice Scarpa. L'ipotesi di vendita di Fiat ad un privato (i vari Di Risio, investitori cinesi, la proposta Cottone, ndr) era killeraggio industriale di chi vuole lavarsi le mani. Una riconversione dai pullman alle automobili indecente solo a pensarla. Peggio ancora l'ipotesi delle lambrette». Insieme con la Bredamenarini di Bologna si vuole continuare a tenere alta l'attenzione sul trasporto pubblico: circa 19 mila gli autobus di trasporto urbano in Italia, ma – nota Scarpa – «bisogna comprare almeno 3mila 400 bus nei prossimi 10 anni, vista l'elevata età media dei mezzi, causa di elevato inquinamento. Non è vero che il costo del lavoro è alto, la differenza salariale tra un operaio italiano e un francese è del 11%, proprio dove vengono prodotti mezzi a marchio Irisbus. In Italia si può produrre e investire, abbiamo tutte le capacità per farlo».

Un osservazione che anticipa il fulcro del ragionamento del sindaco di Salerno e viceministro presso il dicastero di Maurizio Lupi, Vincenzo De Luca: «Marchionne ha ragione quando dice che dobbiamo confrontarci con il mercato estero e che nessuno straniero viene a investire in Italia. Ma ha torto quando non capisce che una fabbrica non è una caserma, ferendo la dignità dei lavoratori.  Non vede – sottolinea De Luca -  che i problemi legati alla competizione hanno a che fare con la qualità e la modernità dei prodotti. Mi pare assurda questa vertenza. Vi sono tutte le condizioni per essere dentro al mercato per la Irisbus. Abbiamo necessità di mezzi nuovi, la domanda c'è, con costi di produzione sinceramente sostenibili. L'Irisbus non è un ferro vecchio, è un polo nazionale. Il governo deve sostenerlo, difendendo gli investimenti italiani, come fanno Francia e Germania». Non manca la stoccata al governo regionale Caldoro, da sempre pallino del sindaco, rilevando come «facciamo fatica a spendere miliardi di euro di fondi europei, questo è un delitto. L'ente deve sostenere e fare da raccordo ai programmi di sviluppo, possiamo fare un lavoro eccellente. Solleciterò a Roma l'idea di questo polo nazionale, con governo regione sindacati e impresa. Manteniamo viva questa attenzione, convinti che la difesa della dignità del lavoro e del ruolo industriale dell'Italia rappresentino in questo caso la stessa cosa».

Presenti in sala anche i due deputati irpini Giordano e Paris, il primo promotore e la seconda cofirmataria insieme con gli altri deputati (al momento non ha firmato solo Sibilia del M5S, ndr) di una mozione unitaria proprio sulla fabbrica dell'Ufita. «Abbiamo presentato questa mozione trasversale, un dato importante – nota Giordano – manca solo l'adesione del M5S che si aggiungerà spero nei prossimi giorni. Finalmente si riapre nella mente del governo questa vicenda. La Fiat deve delle risposte, deve dire quale strategia vuole seguire».

Valentina Paris, Pd, parte da uno suo ricordo personale: «Ho incontrato la prima volta i lavoratori dell'Irisbus a Casalbore quando raccontavamo la storia di Pino Capozzi, lavoratore della Fiat a Torino che grande solidarietà aveva ricevuto dalla città. Purtroppo per la vertenza irpina – sottolinea la giovane deputata - nel corso dei due anni, non abbiamo avuto folle oceaniche a sostegno. Dobbiamo lavorare ancora molto per questo. L'Irisbus ha insegnato alla mia generazione che quella irpina non è solo una vertenza sindacale, ma sociale. Molti hanno detto di essere interessati, poi sono scomparsi. Abbiamo ritenuto che questo dovesse essere tema nazionale, speriamo la nostra iniziativa da deputati sia utile. Dall'Irpinia - conclude Paris - può nascere una proposta per il Paese, lo ha confermato un pezzo del governo qui presente, De Luca. Spero che i prossimi appuntamenti servano a riorganizzazione gli strumenti della rappresentanza e della Cig, come mi è già successo di occuparmi per la Indesit».

 

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