www.giornalelirpinia.it

    17/04/2026

Regione lontana, i sindaci denunciano i ritardi

E-mail Stampa PDF

b_300_220_15593462_0___images_stories_neve2.jpgAVELLINO – Baruffe, inerzia, ritardi, rabbia, coraggio, sopportazione ed impegno. Diciamo la verità, le abbondanti nevicate che nella prima decade di febbraio hanno sotterrato quasi tutta l’Irpinia hanno prodotto risultati incredibili con attori situati in tutti i palazzi che contano: municipi, prefettura, Provincia, Regione, ministeri, caserme. I sindaci, diciamolo con chiarezza, sono quelli che si sono mossi subito, e non soltanto perché la legge assegna loro il ruolo di primi organizzatori sul territorio della Protezione civile – lo ha ricordato ad alta voce il sindaco di Lioni, Salazarulo – ma perché hanno dovuto fronteggiare la neve (due metri in Alta Irpinia, un po’ meno nella Baronia, sessanta centimetri in una Avellino impreparata); le incongruenze dei duelli con gli uffici della prefettura (“decidiamo noi, e basta!”); il singolare ondeggiare dell’assessore regionale Cosenza e del suo “gelido” presidente Caldoro più freddo del ghiaccio e della neve e protagonista di una sortita verbale indegna quanto irriguardosa verso più della metà del territorio campano; la Protezione civile che dice quando fermare gli “aiuti” indipendentemente dalle condizioni meteorologiche…; ed il governo che non dice una parola. Ce n’ era, insomma, quanto bastava a mettere in ginocchio quel poco che era rimasto in piedi. Dobbiamo aggiungere altro per dare un quadro completo del groviglio di ritardi, insufficienze, tensioni che hanno contrassegnato la non ancora vinta battaglia della neve? La gran confusione registrata nei giorni scorsi impone – guardando al futuro – qualche considerazione. Innanzi tutto occorre modificare lo schema attuale della Protezione civile. In caso di neve, ad esempio, occorre coinvolgere i cittadini ancora di più rispetto ad altri casi (soltanto il terremoto può richiedere una maggiore e più articolata mobilitazione). Prendiamo il caso di Avellino. I commercianti ed i condomini si sono ben guardati dal rispettare ordinanze che imponevano loro di tenere puliti i marciapiedi per tre metri davanti ai negozi ed ai portoni. Il risultato è stato il blocco di ogni attività in città. Ordinanze di questo tipo, se rispettate, consentono di attendere con relativa agibilità l’intervento vero dell’amministrazione comunale; intervento che non può ch essere lento e non interessare contemporaneamente tutte le strade della città. La verità è che le ordinanze dei sindaci andrebbero sostenute da leggi precise e dedicate. Altro esempio sono i piccoli Comuni, piccoli centri ma con territori vasti. Come possono questi Comuni (con condizioni climatiche più pesanti rispetto ad Avellino) tenere pulite le strade rurali (trecento chilometri soltanto Frigento per non parlare delle tante, e lontane, frazioni di Ariano)? Queste zone, ricordiamolo, sono quelle che, una volta chiusi gli ospedali, dovranno essere servite con l’elisoccorso… L’unica soluzione è un accordo preventivo con i contadini proprietari di trattori. Toccherebbe loro, convenzionati con i Comuni, una volta curate casa e stalla, tenere sgombere le stradine e garantire l’accessibilità delle contrade rurali fino all’intervento di forze dell’ordine o dei vigili del fuoco (a proposito, tanto di cappello per quanto hanno fatto). Ma tutto questo, ripetiamo, va previsto da una legge dello Stato e non da semplici ordinanze sindacali.

Infine, perché non prevedere una sorta di guardia civica – giovani soprattutto – mobilitabile proprio in occasione delle calamità naturali? Con l’attuale modello di Protezione civile occorrerà sempre attendere che il prefetto trovi l’intesa con la Regione e quest’ultima con il governo. Con il risultato di lasciare tutti sotto la neve, l’acqua o le macerie perché ognuno vede il problema a modo suo e magari teme di assumersi responsabilità che, come abbiamo visto, sono anche di carattere finanziario.

Quanto questi problemi hanno contribuito a ritardare di 48 ore l’azione di sgombero in Avellino con il risultato di paralizzare la città? I sindaci sono il primo baluardo della Protezione civile, d’accordo. Ma quanti di loro si frenano per mancanza di coraggio o per paura di conseguenze penali o finanziarie? Il caso di Avellino, da questo punto di vista, è emblematico perché le cifre in ballo sono alte.

 

DG3 Dolciaria

Geoconsult


www.puhua.net www.darongshu.cn www.fullwa.com www.poptunnel.com