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    30/04/2026

Gli 80 anni di Enzo Venezia/«Devi fare il sindaco, lo vuole anche Iddio»

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Enzo VeneziaAVELLINO – La politica/“Caro Enzo, hai certamente saputo che ieri la direzione centrale ha deliberato ad unanimità. Sciolgo, perciò, le mie riserve telefoniche e mi dichiaro pronto a concertare l’azione futura…A te voglio dire, semplicemente, che la tua firma su Proposta 80 – alla testa dei dirigenti Dc che chiedevano il mio ritorno – ha influito notevolmente sulla mia decisione. Sei un po’ corresponsabile…Ti saluto affettuosamente, Fiorentino Sullo”.

Questo l’autografo del 13 agosto 1982 gelosamente custodito dall’ex sindaco di Avellino, Enzo Venezia, che attesta il ritorno nella Democrazia cristiana, dopo il divorzio del marzo 1974 ed il passaggio nel maggio dello stesso anno nelle file del Psdi, di Fiorentino Sullo (1921-2000), eletto parlamentare all’Assemblea costituente.

Enzo Venezia, un protagonista della politica irpina nelle file della Democrazia cristiana sia come segretario provinciale sia come sindaco, compie oggi, 23 novembre 2025, 80 anni rimanendo incrollabilmente in lotta con un male che lo sta affliggendo da tempo, nel segno del più lucido e autentico amore per la sua Avellino.

Sullo rimase legato a Venezia da sincera amicizia e cercò, invano, di caldeggiare una sua candidatura al Parlamento nelle elezioni del 1987. Invano perché il leader di Nusco, Ciriaco De Mita, all’epoca potente segretario nazionale della Dc che doveva vedersela con il Psi di Craxi e il Pci di Natta, aveva già deciso a favore dell’allora segretario nazionale del Movimento giovanile della Democrazia cristiana, Renzo Lusetti, romagnolo di Castelnovo di Sotto, in provincia di Reggio Emilia, che divenne deputato a soli 28 anni quale rappresentante del collegio Benevento-Avellino-Salerno.

Vano il tentativo di Enzo Venezia, allora sindaco di Avellino, a pochi mesi dalla definizione delle candidature, di convincere De Mita a cambiare idea. Si recò a Roma, a Piazza del Gesù, dove prima di essere ricevuto, ebbe modo di conversare con Forlani. Si recò a Nusco dove De Mita, impegnato nella solita partita a tressette con i suoi amici, lo liquidò, di fronte alla richiesta di prendere in considerazione una sua candidatura, con un “ma tu non sei il sindaco di Avellino?”. “Sì, sono io il sindaco”, rispose fieramente Venezia. E De Mita: “E allora se sei il sindaco, cerca di fare il sindaco e cerca di farlo bene”, così congedandolo e riprendendo a giocare a carte.

Qualche giorno dopo questo incontro nel santuario nuscano – come ebbe a definire il centro altirpino il futuro presidente della Repubblica Francesco Cossiga – ci fu ad Avellino l’insediamento del nuovo vescovo Gerardo Pierro che fu ricevuto dalle principali autorità cittadine con una solenne cerimonia nel duomo. In quella occasione Enzo Venezia, con tanto di fascia tricolore, tenne il discorso di benvenuto. Un discorso particolarmente riuscito che ricevette il generale plauso dei presenti. Subito dopo prese la parola il vescovo Pierro che ringraziò per la calorosa accoglienza. “E in modo particolare voglio ringraziare il sindaco Venezia – ebbe a dire il prelato – di cui avevo già sentito parlare bene, un sindaco molto attivo che sa fare bene il suo lavoro, che si adopera con instancabile dedizione per la sua città”.

Colse subito la palla in balzo De Mita e rivolto a Enzo che gli stava seduto vicino sentenziò: “Hai visto, devi fare il sindaco, lo vuole anche Iddio”. E Sullo, che aveva assistito al siparietto, commentò: “Non c’è più niente da fare, sei stato fatto fuori”.

L’amicizia/Il 5 agosto di quest’anno avrebbe compiuto 80 anni anche Antonio Di Nunno, il sindaco-giornalista, scomparso il 3 gennaio del 2015, cui Enzo Venezia fu legato, fin dai banchi della scuola, da una inossidabile amicizia strettamente sfociata in una comune battaglia politica per la città di Avellino.

“La sua amministrazione – ricorda Enzo Venezia – portò Avellino a poter essere la città più ammirata e apprezzata tra quelle campane. Comprese anche che la città dovesse risolvere con urgenza i suoi problemi, ma la sua ammirata intuizione fu quella di voler far diventare Avellino la città del verde, la Città giardino.

Il ricordo più vivo e indelebile che mi accompagna è quando, ormai ammalato, lo andai a trovare all’ospedale civile di Avellino dove era stato ricoverato. Tonino soffriva da qualche tempo di gravi problemi legati alla sua fragile salute. Fu Carlo Silvestri ad informarmi che le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate. Nel vederlo allettato e con l’ossigeno compresi che stava per lasciarci. Non potendo parlare mi guardò così intensamente che compresi, attraverso i suoi occhi ai limiti del pianto, che mi stava abbracciando e salutando per l’ultima volta. Quando lo baciai sulla fronte mi confermò, sempre con gli occhi lacrimanti e fissi nei miei, che non ci saremmo più visti.

Caro Tonino, sei stato uno dei migliori amici che ho avuto e da uomo e da sindaco non meritavi l’operazione canaglia”.

 

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