AVELLINO – Domani, sabato 3 gennaio 2026, nella chiesa di Costantinopoli di Corso Umberto I, con inizio alle ore 18.00, il parroco don Emilio Carbone officerà la santa messa in suffragio di Antonio Di Nunno, il sindaco-giornalista scomparso 11 anni fa, il 3 gennaio del 2015.
Qui di seguito il ricordo di Enzo Venezia, già sindaco di Avellino e fraterno amico di Di Nunno.
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Ho conosciuto Tonino agli inizi degli anni Sessanta per averlo avuto compagno di classe all’istituto tecnico per geometri di Avellino. Essendo vicini di banco iniziò progressivamente una reciproca frequentazione che ci fece diventare amici tanto da sentire il bisogno di vederci quasi quotidianamente lungo il Corso Vittorio Emanuele e, in particolare, davanti al negozio di Pepere. Sono state numerose e intense le passeggiate che facevamo durante il pomeriggio e fino a tarda serata, e che ci permettevano di raccontare pensieri e fraterne confidenze.
Nelle giornate invernali e piovose andavamo all’ingresso del cinema Giordano dove venivamo accolti da Vito Giordano e da un gruppo di amici che amavano incontrarsi per trascorrere insieme qualche ora in piacevoli conversazioni. Era tale l’amicizia che provavano per noi due che quasi ogni sabato sera venivamo invitati a cena presso il ristorante Martella. Spesse volte, avendo evidenti difficoltà economiche, eravamo ospiti o di don Vito (così lo chiamavamo) o di Masino Sarno.
La familiarità che legava me e Tonino con il passare del tempo divenne così intensa che iniziammo a condividere comuni interessi e amicizie; le sue qualità umane e intellettuali erano tanto evidenti che mi spinsero a chiedergli consigli e suggerimenti sui libri da leggere. A volte mi prestava qualche volume con il sacro impegno di restituirlo appena letto; era molto geloso della sua biblioteca personale.
Dopo qualche tempo scoprimmo di avere entrambi la passione per la politica e per il calcio. Sono state numerose le trasferte che, insieme con altri amici tra cui Dario Ercolino, Lelluccio Marzullo e Carlo Silvestri, abbiamo fatto per seguire l’Avellino. Si partiva col treno: il viaggio era faticoso e interminabile anche perché fatto in seconda classe e la nostra presenza negli stadi era sempre sugli spalti delle curve. Solo quando iniziammo a lavorare e a percepire lo stipendio ci trasferimmo in tribuna.
Per quanto riguarda la nostra passione politica, appena diventati giovani adulti, decidemmo, senza un attimo di attesa, di iscriverci alla Democrazia Cristiana e di frequentare i diversi incontri che venivano svolti nella sede di via Tagliamento e nelle varie sezioni presenti in città.
L’amore per la politica era così intenso che sentimmo il desiderio di conoscere subito Ciriaco De Mita e l’intera classe dirigente irpina. La nostra partecipazione ai convegni e gli interventi che facevamo erano accolti e apprezzati con tale favore che riuscimmo ad entrare nel gruppo dirigente di via Tagliamento.
A me fu consentito di poter essere delegato provinciale del Movimento giovanile e a Tonino di entrare nella direzione del partito. La cosa che non trascuravamo era la possibilità di frequentare i corsi di formazione politica che venivano ben organizzati in un grande albergo del Comune di Marino, nelle vicinanze di Roma. Tonino si fece apprezzare per le sue qualità a tal punto da avere i complimenti dei vari relatori politico-formativi che intervenivano negli incontri.
Non posso dimenticare che nel settembre 1970, a Rimini, si celebrò il congresso nazionale del Movimento giovanile della Dc e la delegazione irpina era composta, oltre che da me in quanto delegato provinciale, da Tonino Di Nunno, Tonino Argenziano, Franco Barra, Carlo Silvestri, Fausto Giordano, Michele Criscuoli ed altri. Mentre stava parlando l’on. Galloni e al tavolo della presidenza erano seduti l’on. De Mita e l’on. Granelli, vale dire il gotha della Sinistra di Base, la corrente democristiana nata nel 1953 a Belgirate, sul lago Maggiore, su iniziativa di Giovanni Marcora, un gruppo di giovani si alzò dalle poltrone e, senza farsi tanti problemi, iniziò a declamare a voce alta: «De Mita, Granelli, Galloni non rompeteci più i c…». Ricordo che De Mita, dall’alto del palco, volse lo sguardo verso la platea per controllare se ci fossero anche avellinesi a contestare e noi, presi dalla paura, ci allontanammo subito dalla sala abbassando a tal punto la voce che si muovevano a mala pena le labbra.
Un sabato mattina partecipai ad una riunione del comitato provinciale della Dc con la presenza di Ciriaco De Mita che mi rimproverò perché nel mio intervento avevo trascurato di svolgere quella che lui amava definire analisi storica. “Enzo, mi disse nel suo inconfondibile linguaggio nuscano, questo Movimento giovanile non va per niente bene, non fate analisi storica, perché non ti dimetti?”.
La sera mi vidi con i soliti amici ai quattro semafori, all’inizio del Corso, e chiesi loro cosa volesse da me De Mita, che cos’era questa benedetta analisi storica. Seguirono una lunga risata e qualche commento ironico provando, peraltro, a comprendere e a spiegare il pensiero del leader di Nusco.
Un altro ricordo è la manifestazione che organizzai nel 1974 insieme con Tonino al cinema Giordano a venti anni dalla scomparsa di Alcide De Gasperi. La sala era colma di persone e alle spalle del palco era stato affisso un enorme tabellone con la scritta “De Gasperi, il presidente degli anni difficili”. Tonino mi consigliò di invitare Giulio Andreotti che, avendo collaborato a lungo con De Gasperi, poteva raccontare meglio di tutti quel periodo che aveva segnato la storia italiana.
Andreotti nel suo intervento ricordò che nella campagna elettorale del 1953 De Gasperi aveva tenuto un lungo e ascoltato comizio in Piazza Libertà ad Avellino. Tonino era felice ed orgoglioso di avermi aiutato ad organizzare la manifestazione che fu riportata anche dalla stampa nazionale.
Non posso non ricordare che spesse volte ci portavamo, insieme con Giuliano Minichiello e Gino Anzalone, a Mercogliano nel ristorante “Da Titino” dove, essendoci in un angolo della sala da pranzo un biliardino, giocavamo in coppia e in competizione tra di noi. Gli incontri duravano per molto tempo e noi tutti sudati ritornavamo a casa felici di aver trascorso insieme qualche ora.
Un’altra distrazione che ci concedevamo erano le partite di calcio che venivano svolte con squadre amiche nei vari campetti di Forino, Mercogliano, San Barbato (vicino Arcella) e, a volte, nel campo sportivo attiguo allo stadio Partenio di Avellino perché le vittorie ci consentivano di “sfottere” per diversi giorni i perdenti, come mi viene spesso rammentato dall’amico Tonino Carrino che era nostro compagno e mister coordinatore.
Desidero però ritornare alla politica e ricordare la nostra elezione a consiglieri comunali di Avellino avvenuta nel 1975. La campagna elettorale fu affrontata con gli stessi manifesti e schede elettorali che riportavano i nostri numeri di lista e cognomi (i facsimili e cartoncini indicavano unitamente Di Nunno n. 15 e Venezia n. 40).
Dopo la nostra elezione Tonino non volle accettare l’incarico di assessore e preferì essere nominato componente della commissione edilizia anche perché aveva una particolare passione per l’urbanistica e l’idea di contribuire a realizzare una nuova Avellino che sapesse essere capoluogo di provincia. Fu affidato invece alla mia persona l’assessorato alla Sanità e al personale. Il sindaco eletto era il noto penalista avellinese Massimo Preziosi.
Vorrei a questo punto sottolineare che il vero amore di Tonino non era la politica ma il giornalismo. Tanto è vero che grazie a lui fu data vita prima a Quaderni Irpini e, successivamente, a Radio Irpinia, due iniziative che ebbero un enorme successo soprattutto tra i giovani. La sua lunga esperienza di giornalista gli fece trovare una fattiva collaborazione con la Rai che, nel luglio del 1979, lo assunse nella redazione di Napoli. Finalmente poté esercitare da professionista il lavoro che aveva sempre desiderato fin dai banchi di scuola e nel quale si sentiva particolarmente versato.
La sua esperienza di giornalista lo fa annoverare tra quelli che sono ritenuti i più bravi e stimati che abbia avuto la provincia di Avellino. Credo che sia giusto ricordarlo insieme a coloro che hanno rappresentato in un passato non lontano la storia del giornalismo irpino e mi riferisco, in particolare, a Nacchettino Aurigemma e Peppino Pisano.
Nel 1995 il Pds e il Ppi si trovarono ad affrontare una complicata campagna elettorale per l’elezione del sindaco e del Consiglio comunale. La classe dirigente pre-democristiana era alla ricerca di un sindaco che potesse essere momento di mediazione tra le varie componenti presenti nel centrosinistra. La competizione era complicata e creava non poche difficoltà nell’individuare un candidato che sapesse rappresentare una possibile unità di intenti. Alla fine, dopo non poche difficoltà, prevalse la candidatura di Tonino che chiese una pausa di riflessione prima di esprimere la sua definitiva disponibilità. Nella serata prima di sciogliere la riserva ricevetti una telefonata da Tonino che mi chiedeva di andare con urgenza a casa sua per conoscere da vicino il mio pensiero.
Nel colloquio avuto mostrava non poche resistenze, ma dopo un lungo confrontarci gli feci notare che la sua stimata esperienza politica, amministrativa e di vita lo costringeva ad accettare la sicura possibilità di essere eletto sindaco della nostra città. Non poteva tradire la grande passione e l’amore che lo legava agli avellinesi, sapendo anche che avrebbe reso onore agli amici e, soprattutto, alla sua famiglia. Credo che il mio incoraggiamento lo aiutò a sciogliere le proprie riserve e la mattina dopo accettò la candidatura.
Fu eletto sindaco nel maggio 1995 e diede vita ad una giunta di qualità che affrontò e risolse non pochi problemi ereditati dal dopo terremoto. È ricordato come uno dei sindaci più bravi, onesti e colti che abbiamo avuto. La sua amministrazione portò Avellino a poter essere la città più ammirata e apprezzata tra quelle campane. Comprese anche che la città dovesse risolvere con urgenza i suoi problemi, ma la sua ammirata intuizione fu quella di voler far diventare Avellino la città del verde, la «Città giardino».
Il ricordo più vivo e indelebile che mi sta accompagnando è quello vissuto quando, ormai ammalato, lo andai a trovare all’ospedale civile di Avellino dove era stato ricoverato. Tonino soffriva da qualche tempo di gravi problemi legati alla sua fragile salute. Fu Carlo Silvestri ad informarmi che le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate. Nel vederlo allettato e con l’ossigeno compresi che stava per lasciarci. Non potendo parlare mi guardò così intensamente che compresi, attraverso i suoi occhi ai limiti del pianto, che mi stava abbracciando e salutando per l’ultima volta.
Quando lo baciai sulla fronte mi confermò sempre con gli occhi lacrimanti e fissi nei miei che non ci saremmo più visti.
Caro Tonino, sei stato uno dei migliori amici che ho avuto e da uomo e da sindaco non meritavi l’operazione canaglia.




