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    18/05/2026

Il libro di Scotto/Flotilla. In viaggio per Gaza. Un sentimento chiamato umanità

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica14_perugini.jpgAVELLINO – Arturo Scotto protagonista con il suo “Flotilla. In viaggio per Gaza” dell’incontro con l’autore organizzato da Avellino Città Pubblica – la lista in campo a sostegno di Nello Pizza sindaco alle prossime Comunali del 24 e 25 maggio – svoltosi questa mattina presso la sede del comitato elettorale di Corso Europa. Scotto, deputato e membro della direzione nazionale del Pd, ha presentato il libro – pubblicato da Giunti – che raccoglie come in un vero e proprio diario di bordo l’esperienza vissuta a bordo della nave “Karma” nello scorso autunno quando, insieme ad altri volontari e rappresentati di organizzazioni umanitarie, si mosse per portare solidarietà umana e aiuti concreti alla popolazione palestinese attaccata dalle forze militari d’Israele.

A introdurre l’incontro è stato Giancarlo Giordano, presidente regionale di Sinistra Italiana. Sono, quindi, intervenute Antonella Cappuccio, Carla Perugini (nella foto la seconda da sx), Lina Russo, Rosanna Sirignano, candidate al Consiglio comunale nella lista Avellino Città pubblica.

Di Carla Perugini ospitiamo la recensione al libro di Scotto.

*  *  *

Benché questo libro di Arturo Scotto (Giunti 2026), deputato del Pd, si definisca “Diario di bordo”, rientra piuttosto nel più vasto genere dell’autobiografia, «resoconto retrospettivo in prosa che una persona reale fa della propria esistenza», secondo il critico letterario Philippe Lejeune, il quale scrive di un “patto autobiografico” di verità, esplicito o anche tacito, ma non per questo meno valido, stipulato fra autore e lettore, grazie al quale mentre l’autore s’impegna a raccontare la sua vita con sincerità, il lettore si occuperà di giudicare quanto raccontato con lealtà ed equità.

Ciò che ci viene offerto in queste pagine sono di fatto delle memorie, sulla base di appunti quotidiani fissati su un’agenda, offerti in una rielaborazione posteriore ai fatti, di cui chi scrive conosce evidentemente l’esito. Sono state scritte per un lettore implicito, mentre il diario non è diretto a un tu, ma a sé stessi, essendo una cronaca in presa diretta del giorno per giorno, descritta istante dopo istante, per sua natura quindi di carattere provvisorio, un’esperienza che precipita nel passato già all’istante successivo. Il redattore non solo annota gli avvenimenti, ma ne riconosce gli effetti sui propri mutamenti e vi riflette. Anche la circostanza più insignificante, il minimo frammento di quanto succede, può assumere, scrivendone, un nuovo significato, capovolgendo la prospettiva attuale e dando un inedito corso alla vita. Ed è questo, esattamente, l’inatteso senso che il militante Scotto tutto terreno, diventato suo malgrado marinaio, scoprirà in sé, accettando di condividere con una provvisoria, ammirevole, famiglia, le ristrettezze dell’abitare, l’oscillamento continuo, la mancanza di movimento e di intimità, la paura di sentirsi in balia delle onde o, peggio, delle violenze dei pirati israeliani, descritte in pagine di forte impatto emotivo.

Ma è nulla se paragonato a quello che soffrono migliaia di palestinesi da anni, da quando hanno perso buona parte del proprio territorio. L’io narrante di questa storia - che, da individuale si fa storia collettiva - salendo a bordo si assume, quasi istintivamente, senza pensarci più di tanto, una responsabilità che va oltre quella, già impegnativa, di parlamentare del Partito democratico, perché stavolta si tratta di entrare in una realtà sconosciuta con il proprio corpo, di sondare la propria resistenza fisica e psicologica a circostanze spazio-temporali ignote all’esistenza di prima. È un confronto materiale, defatigante e insieme emozionante, su una barca, la Karma, messa a disposizione dall’Arci, con l’aiuto del Partito, “un Gib Sea di 44 piedi del 1998”, da attrezzare in pochi giorni e che entrerà a far parte dell’utopistico e realissimo progetto della Flotilla Sumud per Gaza.

Nel settembre dell’anno scorso, infatti, attivisti di ogni nazionalità sono partiti da vari porti del Mediterraneo per portare in soccorso beni di prima necessità alla popolazione palestinese stremata, delle cui condizioni si continuava a parlare ovunque, anche se relativamente pochi erano quelli che agivano in prima persona, cercando di supplire all’immobilismo dell’Europa. Si trattava di aprire un corridoio umanitario, pacifico, solidale, internazionalista, che avrebbe dovuto affrontare uno degli Stati più militarizzati del mondo, una sedicente democrazia che ha già nella propria definizione di Stato Ebraico un principio di esclusione, sancendo, come scrive Anna Foa, la supremazia degli ebrei sugli altri cittadini, che vengono declassati in serie B.

E Scotto si domanda: “Prima gli Italiani che cos’è se non questo?”. Neanche la prospera Italia, favolistico regno della ducessa, sfugge all’onda montante dei nuovi fascismi, assumendo come normalità comportamenti, linguaggi e politiche che fino a qualche tempo fa avremmo giudicati irricevibili in un Paese democratico. Come si spiega allora la compresenza di movimenti di giovani, e non soltanto, che lavorano e si mobilitano per degli ideali che non sentivamo più da tempo riecheggiare per le strade e nei canali di comunicazione?

Di fronte all’animalizzazione dell’altro, all’esclusione del diverso, proviamo ancora a respirare. L’uomo, per fortuna, è un animale simbolico: anche se la nostra prima ministra, che non lo sa, s’affanna a spiegarci che andare per mare, diretti verso un paese che sta scomparendo, è una fatica inutile e velleitaria, che procurerà solo problemi al governo, che potrebbe risolvere la questione da solo, qualcuno, come l’autore di questo libro, prova a spiegare, a lei e alla sua corte, che c’è un sentimento chiamato umanità, di scelte etiche, che prescinde dal do ut des, e che va, controvento, a far sapere agli abitanti di Gaza “che non sono soli al mondo”.

 

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