AVELLINO – “Sarà pure un libro nel quale Antonio Bassolino parla di gatti, di nipotini e di figli (suoi) e di rapporti familiari, ma è soprattutto un libro intriso di politica che lancia messaggi ai politici”. Questa la valutazione del filosofo Biagio De Giovanni (già europarlamentare Pd e deputato Pds) sul libro scritto dall’ex sindaco di Napoli Le Dolomiti di Napoli, valutazione espressa nel corso dell’incontro dell’altro ieri sera nell’oratorio della chiesa dell’Annunziata annessa alla Camera di Commercio di Avellino. A sua volta la giovane parlamentare Valentina Paris ha chiesto: “Visto lo sbiadire dell’impegno politico rilevato da Bassolino nel suo libro quale peso bisogna dare a quanto il centrosinistra ha realmente perduto - in termini di progettualità, di idee e di consenso - in questo lungo periodo di deriva?”.
Interrogativi ed analisi che sono stati anche del sindaco Foti e del coordinatore del dibattito, il responsabile della redazione avellinese del Mattino, Generoso Picone, che di Bassolino ha ricordato il lungo percorso Napoli-Avellino-Napoli (Comune e Regione) durante una vita spesa in politica e per la politica. Di questo impegnativo percorso politico da “ragazzo che interloquiva con Giorgio Amendola a giovanissimo consigliere regionale” sempre nelle file e nel mondo della politica le cui coordinate il partito comunista dava dal dopoguerra.
“La prima rottura di quello schema tutto togliattiano (partire dall’analisi delle cose del mondo per arrivare ad affrontare questioni locali apparentemente anche piccole) fu – ha sottolineato Bassolino – l’elezione diretta dei sindaci perché per i sindaci, anche comunisti, quello schema veniva rovesciato imponendosi su tutte – una volta eletti – le cose piccole dei cittadini, i loro bisogni”. Guardando all’oggi, al Partito democratico, Bassolino ha sottolineato con amarezza come sia difficile accettare quella sorta di profonda degenerazione che sta sconvolgendo il partito, “partito per quale mi batto” ha detto. “Se mi chiederanno di dare una mano, la darò”, ha aggiunto, “se non me lo chiederanno, la darò lo stesso”.
Infine, un riferimento al periodo buio delle accuse della magistratura: “Mai avrei pensato che in tanti a me politicamente molto legati, avrebbero preso le distanze nel modo leggero in cui lo hanno fatto. Oggi ricevo messaggi di solidarietà da tanti. Fino a che punto sono sinceri? Lo vedrò durante questa nuova fase della mia vita (non soltanto politica), fase che è già davanti a me e che affronto avendo dentro le riflessioni amare degli anni dell’amarezza e della solitudine”. Solitudine che gli ha consentito di guardare alla politica, al Pd, al crescente distacco tra il Comune di Napoli (città che sprofonda sempre più nel degrado ed in un vortice di “non sviluppo”) ed il governo centrale.
Da qui il confronto che gli viene spontaneo con il mondo, con il gruppo dirigente del partito comunista che era abituato ad analizzare, approfondire, discutere e proporre. Bassolino fa capire che è la mitica classe dirigente del periodo della ricostruzione e del miracolo economico il punto di riferimento per quello che dovrebbe essere il nerbo del Pd. “Allora il Pci parlava agli operai, ai contadini, agli impiegati. Oggi a chi parla il Partito democratico?. Quando il Pci fu sconfitto a Castellammare di Stabia (la città di Gava dove però i comunisti erano egemoni grazie alle maestranze dei cantieri navali n.d.r.) i vertici del Pci discussero per giorni per capire le ragioni di quella débacle. Ho notato che dopo l’ultima batosta alle Politiche il Pd non ha dedicato neppure un’ora di discussione all’analisi dei risultati elettorali. Tutti i dirigenti, impegnati a dilaniarsi, nessuno di loro disposto a spiegare le ragioni del disastro. Ma che partito è questo? Che futuro può avere questo partito?”.
Forse proprio nel partito – oltre che in istituzioni culturali che studiano i nuovi problemi del Sud – c’è lo spazio per un n uovo impegno dell’ex sindaco di Napoli ed ex presidente della Regione Campania. “Il sindaco? L’ho già fatto. Il presidente della Regione? L’ho già fatto. Guardo al partito, al Pd che si sfalda. Quello è oggi il banco di prova”.




